Boccia: il nostro menu per Gentiloni, Berlusconi, Renzi, Grillo, Di Maio, Salvini, Meloni, Grasso

Leggi tutto...Un tasso di disoccupazione sotto il 7%, con un calo di cinque punti in un quinquennio. Una crescita del Pil di almeno il 2% all’anno, in media e nello stesso periodo. E infine, il calo del rapporto debito-Pil di almeno 20 punti in cinque anni. Tre obiettivi per il Paese definiti nel documento programmatico di Confindustria presentato ieri dal presidente Vincenzo Boccia alle Assise di Verona (e che viene analizzato, punto su punto, in un altro articolo da Industria Italiana, qui ). Il piano è diretto alle forze politiche in competizione: il 4 marzo si eleggono Camera, Senato e si sceglie l’esecutivo. Si è tracciato un percorso, affinché i partiti se ne facciano un viatico. Ma come si intende conseguire questi importanti risultati? Attraverso sei leve: una forte semplificazione burocratica, per rendere il Paese più efficiente; il rinnovamento delle università e dei percorsi di formazione; un grande piano di infrastrutture, che peraltro avrebbe ricadute su diversi asset portanti della nostra economia, tra i quali l’industria e il turismo; una seconda fase nel processo di digitalizzazione delle imprese, che coinvolga anche le Pmi; un fisco che premi i virtuosi, le imprese che investono, assumono, innovano e crescono; e infine incidere sulla governance europea per ridurre al minimo le politiche dove c’è un ambito di competenza mista, per evitare il formarsi di fronti diversi tra Paesi del Vecchio continente.

Sotto un albero genovese Microsoft coltiva nuove imprese e intelligenza artificiale

Leggi tutto...In un mondo in cui i prodotti sono smart, e generano flussi di dati che vanno interpretati per estrarre valore utile in termini di business, le startup innovative sono chiamate a utilizzare e sviluppare complicati algoritmi e nuove tecnologie che elaborano il linguaggio umano e che “sanno ciò che stanno facendo”. Si parla, in via generale, di intelligenza artificiale, che è “imparentata” con il machine learning e con il cognitive computing, legati alla capacità di apprendere autonomamente e di decodificare codici ed idiomi. Ma perché le startup siano poste nella condizione di operare proficuamente, vanno contaminate con realtà già operative. È ciò che si sta realizzando a Genova con il progetto Digital Tree, l’Innovation habitat che mette insieme, nello stesso spazio fisico, sotto l’egida del Comune di Genova, il system integrator Softjam, la società di sviluppo strategico Mixura, la piattaforma per lo sviluppo delle startup GrowITUp, Microsoft, il distretto innovativo PoliHub e altri. Tutti hanno deciso di percorrere, a Genova, la stessa strada, e nella stessa direzione. «Perché le aziende – afferma Silvia Candiani, Ceo di Microsoft Italia – hanno capito che il modello di business è cambiato, e che dipende da nuove tecnologie che influenzano sia i processi che i prodotti».

Il packaging 4.0 di Easysnap e Siemens

Leggi tutto...Il dato di partenza è noto: l’Italia è un Paese manifatturiero di piccole imprese, che scontano problemi di competitività legati ai costi della produzione. Le potenzialità intrinseche dell’Industria 4.0 per le Pmi, come ad esempio la differenziazione sul mercato e la personalizzazione di massa, emergono a seguito di un cambio di paradigma che implica un certo grado di integrazione verticale. La Pmi che intenda innovare i processi e i prodotti non può, in genere, raggiungere tutti gli obiettivi se non affidandosi alle competenze di gruppi con le spalle larghe e attivi da tempo sul fronte che separa presente e futuro. I vantaggi sono reciproci. La Pmi digitalizzata può compiere quel salto di qualità che le consente, ad esempio, l’avanzamento tecnologico necessario per prosperare anche in contesti di nicchia. La grande azienda può invece guidare e sviluppare il mercato di riferimento, promuovere la digitalizzazione della filiera e realizzare progetti di frontiera. In effetti è ciò che è accaduto con la macchina Pulsar 351 di Easysnap Technology, realtà emiliana titolare di una nuova tecnologia di packaging: una confezione per liquidi e semiliquidi che si apre con una sola mano e consente di erogare il contenuto in modo preciso, pulito e senza sprechi, con vantaggi in termini di usabilità e accessibilità. 

Dassault Systèmes: oltre i Digital Twins, verso la Digital Experience

Leggi tutto...Progettazione 3D, simulazione avanzata, realtà virtuale e gestione del ciclo di vita del prodotto. Attività industriali che prima richiedevano programmi e prodotti diversi, e che ora possono essere svolte grazie ad un unico ambiente di esecuzione, la piattaforma 3DEXPERIENCE, che è il cuore dell’offerta della multinazionale francese Dassault Systèmes – “imparentata” con il gigante transalpino dell’aeronautica Dassault Aviation –; ed è anche l’asso nella manica che l’azienda si gioca per la digitalizzazione delle imprese italiane. È un software che può essere installato sul server del cliente o fruito in cloud pubblico o privato. Contiene tutte le funzionalità necessarie alle attività indicate. Al di là del fatto che consente di utilizzare un solo strumento per fare più cose al contempo, la piattaforma mostra almeno altri tre vantaggi. Anzitutto, permette di perseguire una logica di processi non lineari ma paralleli; in pratica, dal momento che più funzioni dell’azienda utilizzano lo stesso sistema e che possono consultare la stessa documentazione, è possibile che una di esse si attivi prima che quella che in genere la precede abbia concluso il proprio lavoro. L’ingegneria può darsi da fare prima che il marketing abbia definito i requisiti fondamentali... 

 

Toro Rosso e la sua Formula numero Uno: Industry 4.0, IoT , Cloud e Big Data

Leggi tutto...Non esiste al mondo un ambiente in cui l’innovazione corra veloce come nella Formula 1. Il circo dei bolidi a 300 km/h è costituito da laboratori di ricerca, in parte stabili e in parte ambulanti, che realizzano un miglioramento continuo dei mezzi a disposizione dei team. Il mondo dell’avanguardia continua, che ha effetti sulla vita di tutti. Si pensi alla fibra di carbonio. Era già stata inventata, ma solo dopo la sua apparizione in Formula 1, nel 1981, la fibra è diventata un materiale quasi comune. Oggi la utilizziamo per tutto: dalla racchetta da tennis all’arco del violino. Era prevedibile, in un contesto simile, l’entrata in scena del digitale. Tutti i mezzi dell’Industry 4.0 sono al lavoro. La produzione è automatizzata. L’Iot e il Cloud consentono l’analisi di miliardi di dati. All’aerodinamica, invece, ci pensano innovativi elaboratori in serie, che risolvono equazioni matematiche di enorme complessità. E poi le stampanti 3D, e tanto altro.Un team come la Toro Rosso di Faenza (Ravenna) è una concentrato di tutte le attività che in breve tempo costituiranno l’azienda manifatturiera tipo nei paesi avanzati. Ne parliamo con il cesenate Raffaele Boschetti, Responsabile dell’Innovazione e dei Sistemi Informativi della Scuderia Toro Rosso. Boschetti, dopo il liceo scientifico, ha studiato ingegneria informatica all’Università di Bologna. Prima di approdare in Toro Rosso, ha lavorato in Ferrari.

 

Candy: IoT e nuove strategie per fidelizzare

Leggi tutto...Fidelizzare il cliente. Creare una loyalty passiva in grado di incidere sulle scelte future del consumatore, che resta in contatto con l’azienda grazie ad una app e all’interconnessione degli elettrodomestici. Una delle modalità grazie alle quali il digitale genera valore per l’azienda, e al contempo parte della strategia di interazione continua e di customer retention che dovrebbe contribuire, secondo i piani di Candy – unico produttore italiano di bianco dopo la vendita di Indesit a Hoover – al raddoppio del fatturato entro il 2021. Candy, già oggetto di analisi su Industria Italiana (qui), torna argomento di analisi appunto per comprendere questi aspetti dell’interconnessione. Perché sono tanto importanti? Quale valore economico ne deriva? Le risposte le ha fornite il presidente dell’azienda e direttore settore washing appliances Aldo Fumagalli durante un recente incontro organizzato da Kpmg a Monza, ad Assolombarda, dal quale è stato tratto il materiale utile alla realizzazione dell’articolo.

Ma che cosa se ne fanno davvero le aziende italiane di Microsoft Azure?

Leggi tutto...Una piattaforma cloud di software e di servizi per consentire alle aziende di essere più efficaci e di avvalersi di avanzate innovazioni tecnologiche, dall’intelligenza artificiale alla gestione della produzione. Si chiama Azure ed è il prodotto di punta di Microsoft, che da un quarto di secolo è la maggiore software house del mondo (90 miliardi di ricavi, 21 di utile, 500 di capitalizzazione, 114mila dipendenti). Lo scorso luglio, il ceo Satya Nadella ha annunciato che intorno ad Azure ci sarebbe stata una nuova Microsoft, che avrebbe cambiato la sua organizzazione e la sua ragion d’essere per diffondere Azure. Una rivoluzione, con importanti effetti per chi lavora in Microsoft e, soprattutto, per le decine di milioni di imprese clienti, alle quali viene promessa la possibilità di fare cose importanti e complesse con un prodotto modulare (tanti “mattoncini”), più semplice degli altri da usare e a costi relativamente contenuti, anche perché erogato “a consumo” in modalità Cloud. L’annuncio ha portato a una riorganizzazione e un rilancio della maggiore software house del mondo, producendo in tutti i Paesi anche un rimescolamento degli organigrammi. 

Siemens e Adecco formano le nuove competenze per Industria 4.0

Leggi tutto...Con l’avvento della Quarta Rivoluzione industriale, le aziende hanno bisogno di collaboratori dotati da una parte di conoscenze tecniche e di linguaggi professionali in grado di dominare le nuove tecnologie, dall’altra di soft skill per affrontare il mondo esterno di clienti, fornitori, pubbliche amministrazioni e per gestire team e lavorare in modo collaborativo con i colleghi. Di qui “Build Your Future”, progetto di alternanza scuola lavoro frutto della collaborazione tra Siemens, multinazionale leader nelle aree dell’elettrificazione, automazione e digitalizzazione, e Adecco, società di The Adecco Group, che sviluppa e valorizza il capitale umano. Il progetto porterà in più di 30 scuole italiane percorsi di orientamento e formazione volti allo sviluppo di entrambi i generi di competenze. Altri numeri: 1.000 studenti, 60 aziende, 400mila ore di alternanza. Rivolto agli istituti tecnici e professionali a indirizzo elettrotecnico, elettronico, meccanico meccatronico e telecomunicazioni, il progetto si svilupperà lungo 3 anni, coinvolgendo le classi dal terzo al quinto anno in 400 ore di lezione teoriche e tecnico-pratiche e con l’obiettivo di preparare gli studenti ai nuovi fabbisogni occupazionali. Culmine del percorso la realizzazione di un vero progetto di automazione con il quale i ragazzi potranno mettere in pratica le abilità acquisite. “Build Your Future” è stato presentato qualche giorno fa a Verona, nel contesto di JOB&Orienta, salone nazionale dell’orientamento, della scuola, della formazione e del lavoro.

FANUC porta nelle fabbriche i robot con l’intelligenza artificiale incorporata

Leggi tutto...Macchine utensili con intelligenza artificiale incorporata. Un salto di qualità, e insieme nuova rotta e nuova strategia industriale per FANUC, colosso nipponico ma globalizzato della robotica, al primo posto nel mondo nel suo campo davanti alla cino-tedesca Kuka e all’italiana Comau. Funzioni nuove consentono, per esempio, il controllo della dilatazione termica di dispositivi meccanici per ridurre i tempi di riscaldamento e assicurare una lavorazione più precisa; o monitorano il carico di lavoro per prevenire rotture, danni e costose inattività. Tutto ciò senza l’intervento di hardware esterni. L’intelligenza artificiale alligna all’interno della macchina, secondo un modello ormai standardizzato. Questo sviluppo è stato favorito dal costante decremento nei costi dei processori e da una visione pratica. Se per AI in generale ci si riferisce agli “agenti intelligenti”, e cioè a dispositivi che percepiscono l’ambiente in cui operano e che pertanto intraprendono azioni per ottimizzare le chance di successo in riferimento a qualche fine, nell’industria l’obbiettivo finale è l’efficienza del sistema produttivo. 

Industria 4.0 corre in Lamborghini

Leggi tutto...Non c’è un framework. Non esistono best practise valide per tutti. La strada della Factory 4.0 è lastricata di scelte “individuali”, sulla scorta delle proprie esigenze e del proprio grado di maturità digitale. È il player che deve individuare un approccio personalizzato. Lo ha sperimentato la Lamborghini, storica casa automobilistica italiana, impegnata, con il supporto di Kpmg, nell’ampliamento in chiave industry 4.0 dello stabilimento di Sant’Agata Bolognese. È stato realizzato un nuovo comparto produttivo per allargare la gamma di prodotto e grazie a un percorso integrato tra le nuove funzioni e grazie alle tante soluzioni tecnologiche inserite nel nuovo contesto, l’azienda ha ottenuto un recupero dell’efficienza e punta ora al raddoppio della produzione.L’approccio personalizzato costituisce però una sola delle cinque massime fondamentali emergenti dalla ricerca “Industry 4.0: cosa pensano le aziende italiane – Quali strategie per le aziende Made in Italy” condotta da Kpmg su oltre 200 realtà produttive (da questa ricerca sono tratte le tabelle che illustrano questo articolo ndr.). Parlano le aziende, a proposito del fenomeno Industry 4.0, in generale e riguardo al loro posizionamento in materia rispetto ai competitor. Anzitutto, l’Industry 4.0 è considerata una grande opportunità per l’upgrade del sistema manifatturiero italiano; dopo un decennio di deindustrializzazione e delocalizzazione, è l’unico movimento in grado di rivitalizzarlo. Le aziende devono farsi coraggio e investire ma c’è un enorme problema culturale: occorrono processi di “reskill” e nuove competenze manageriali. È infine terminata l’epoca del fai-da-te: le aziende devono aprirsi alle contaminazioni esterne e creare partnership. Industria Italiana ne ha parlato con Carmelo Mariano, Partner, Kpmg Advisory.

Tutto quello che c’è dietro la visita di Gentiloni al Pirellone e in Brianza

Leggi tutto...In fondo, le due sessioni ( Milano e Monza-Brianza) della visita del premier Paolo Gentiloni (vedi Industria Italiana) fanno parte di un unico racconto. Quello delle aziende resilienti alla crisi. Da un lato quelle della Brianza, per lo più appartenenti a quattro distretti importanti (meccanica, chimica, elettronica e mobile/design) che hanno dato vita a una sorta di fabbrica diffusa, che scambia competenze, forniture, macchinari, collaboratori. Aziende che, seguendo una precisa strategia industriale dilatata sul territorio, non hanno proceduto a delocalizzazioni, se non in minima parte. Dall’altro quelle dell’industria farmaceutica, che presentano risultati simili sia in fatto di conduzione familiare sia in termini di resilienza e che oggi costituiscono, a livello nazionale, uno dei principali motori dell’economia e delle esportazioni italiane. Soffermiamoci sul mondo del pharma. L’Italia è diventata negli anni il secondo Hub produttivo per la farmaceutica del continente, seconda solo alla Germania.

I segreti digitali delle auto di Dallara, di Tacchificio del Brenta e di…….

Leggi tutto...Taggare la fibra di carbonio, per assicurarsi che la materia prima non sia deteriorata e per assemblarla, manualmente, secondo l’ordine richiesto dal progetto. Elaborando i dati in cloud, si può avere sempre la situazione sottomano, evitando sprechi costosissimi. È una delle soluzioni che Cisco, gigante globale del networking e dell’IT ha studiato per Dallara, nota azienda costruttrice di automobili da competizione con sede a Varano de’ Melegari (Parma). Un’impresa che da una parte riassume le definizione di Quarto Capitalismo – medie dimensioni, appartenenza alla nicchia e forte propensione all’innovazione e all’export – e dall’altra è sempre più orientata verso l’Hi-tech estremo. Invece per il Tacchificio Del Brenta, azienda del Padovano con una cinquantina di dipendenti, la soluzione è una lavagna digitale per condividere tra diversi uffici e con gli stilisti di aziende clienti la definizione delle linee del prodotto, il tacco per scarpe da donna. All’apparenza, soluzioni atipiche nel contesto della trasformazione digitale. Il fatto è che entrambe le aziende condividono la circostanza di avvalersi di fasi di produzione “artigianale”, e cioè non seriale e automatizzata. Si rientra perciò nella strategia di Cisco, che non parla di Industria 4.0 ma di Impresa 4.0: il focus non è sulla linea di produzione o sulla macchina interconnessa, ma sul valore del digitale posto al servizio dell’impresa manifatturiera. 

Isagro e le sue innovazioni in agrofarmaci, manifattura chimica, modello di business e….

Leggi tutto...Originator è la parola chiave per comprendere la doppia innovazione (attraverso la ricerca in home e attraverso il business model) di cui Isagro – gruppo guidato da Giorgio Basile e operante nel segmento degli agrofarmaci, in cui investe sia nella invenzione che nello sviluppo di nuove molecole con basso impatto ambientale – si fa portatore, proponendosi al mondo della media impresa italiana come un possibile modello. Il lemma inglese originator comprende due distinte capacità: inventare e saper fare. Ed è quanto mette in pratica dal 1993 la società milanese con i suoi 600 dipendenti di cui ben 100 impegnati nella ricerca. Nella sua “cassetta degli attrezzi”, Isagro conta su uno spirito di avventura plasmato, nel tempo, dal suo amministratore delegato. Basile si spinge ad andare là dove altri non vanno, infrangendo convenzioni e tabù, ma mai le regole del gioco. Ne parleremo più avanti. Intanto, i risultati.

Il sorriso di Smile, uno dei primi Digital innovation hub attivi in Italia (con Hpe)

Leggi tutto...Promuovere la trasformazione delle aziende in fabbriche intelligenti e senza sprechi, perfezionate da una dimensione digitale. A tal fine, dopo aver spianato la strada alla formazione di un ecosistema favorevole al trasferimento tecnologico e alla contaminazione tra manifatturiero e ICT, ci si gioca, al contempo, due carte: una è quella dell’internet delle cose e dei sistemi cyber-fisici (come, ad esempio, quelli per il riconoscimento biometrico), e l’altra è quella, già sperimentata negli anni, della Lean production. Questo è il progresso immaginato, per le aziende di un’area vasta che comprende l’Emilia Romagna e province limitrofe o vicine, da Smile, il digital innovation hub di Parma per la fabbrica 4.0, parte di una rete di enti consimili definiti dal Piano Calenda (che ne prevede 15 sul territorio nazionale) “ponti fra impresa, ricerca e finanza”. È uno dei primi Dih operativi sul territorio nazionale.Le operazioni di trasformazione delle aziende necessitano, com’è ovvio, di un apporto tecnologico. E qui si è inserita Hpe, che fornisce, anche grazie al partner CDM Tecnoconsulting e in una logica di integrazione di ecosistema, le tecnologie essenziali allo sviluppo dei progetti delle aziende. D’altra parte, è obiettivo dichiarato di Hpe velocizzare la digital transformation in ogni settore, pubblico e privato, col manifatturiero in testa. Hpe si pone come leader delle infrastrutture tecnologiche, come paradigma di un nuovo modo di fare computing, molto distributivo e legato all’intelligent edge, anche in funzione di esigenze “ultralocal”. 

Scoprire a Piacenza….. I segreti del software industriale tedesco!

Leggi tutto...Una “Community tecnologica” per valorizzare il know how delle aziende operanti nel manifatturiero. È l’obiettivo di Siemens Italia, che ha dato vita al Centro Tecnologico Applicativo di Piacenza (TAC) per mettere a disposizione di costruttori di macchine, ma anche di scuole, università e partner, servizi e competenze. Si intende promuovere le professionalità in modo trasversale e intersettoriale. L’innovazione è un tema strategico; la formazione è uno strumento necessario. Soprattutto se si pensa che «un’azienda oggi deve valutare il proprio ruolo all’interno della filiera di appartenenza. Si avvicina, di conseguenza, il momento in cui i clienti stessi ti chiederanno come sei inserito nel contesto» afferma Giuliano Busetto, Country Division Lead Digital Factory e Process Industries and Drives di Siemens Italia, e Presidente Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche e elettroniche di Confindustria). Non si cresce più da soli; ci si sviluppa nella filiera, con i progressi che questa è in grado di realizzare.

Si può guadagnare davvero, e velocemente, con l’Industry 4.0?

Leggi tutto...Entrare nel mondo interconnesso (Industry 4.0) e robotizzato è una strada obbligata. Chi non la percorre, verrà completamente tagliato fuori dal business, come coloro che non avevano l’informatizzazione e, prima ancora, il telefono e gli apparecchi elettrici. Tuttavia la partita è assai complessa. Occorre investire cifre importanti, e azzeccare tempi, modi, tecnologie, strategie. Tutto insieme. Non a caso, molti che lo fanno sbagliano, e distruggono valore economico. E allora? Per superare l’impasse, la multinazionale della consulenza PwC propone un approccio integrato, chiavi in mano, proponendo strategia, attuazione e strumenti informatici. Gioca con due carte importanti in mano: una strategia che beneficia delle competenze multidisciplinari derivanti da expertise maturate negli anni in diversi comparti, e i mezzi informatici per realizzare il percorso verso il 4.0. Quanto alla prima, in un contesto in cui i muri tra It, Business e operations sono caduti, abilità strategiche e sperimentate conoscenze in materia legale possono fare la differenza; «è il plus che società come la nostra possono mettere sul piatto» – commenta Gabriele Caragnano, partner operations e coordinatore Industry 4.0 PwC. Quanto alla seconda parliamo di SMAP (Smart manufacturing analytics platform), una piattaforma pensata per la manifattura animata da app basate su IoT, advanced analytics e machine learning, che consente di monitorare e governare la fabbrica digitalizzata. Piattaforma che, afferma il Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia Fabio Moioli, «fa leva su tecnologia Microsoft Azure», che permette di scaricare singoli componenti, come quelli relativi al machine learning.

ProM Facility : Rovereto corre più veloce

Leggi tutto...Non è solo una questione di stare al passo con i tempi. È che il mercato è cambiato; è che le regole sono altre rispetto a quelle che vigevano poco tempo fa. L’azienda manifatturiera deve realizzare prodotti migliori, più innovativi ed efficienti e pronti per il mercato in tempi più rapidi. Si assiste, per esempio, ad una riduzione continua del time-to-market. «L’emergere di articoli nuovi e sempre più perfezionati, l’estensione e l’espansione delle linee, le continue revisioni e i costanti miglioramenti, creano ulteriori pressioni sulle aziende per mantenere un flusso costante di nuovi prodotti sul mercato. È assodato che qualsiasi ritardo di questo flusso determina perdite di profitto sempre più consistenti» – si legge in un saggio (Nosa. F. O. Evbuomwan, “Design for time to market”). La velocità è un fattore che influenza largamente le performance di una azienda manifatturiera. Si avverte la necessità di disegnare prodotti che possano essere liberati sul mercato in anticipo rispetto alla concorrenza; e che presentino contenuti tecnologici sempre più ricchi, sempre più intelligenti, per fare la differenza. Si innesca qui tutto il tema dell’Industry 4.0, osservato dal punto di vista della meccanica: additive manufacturing, cloud, big data, sensori, sicurezza e altro. Quelli che il mercato sta disegnando e sui quali l’azienda deve confrontarsi sono percorsi complessi. Ed è per questo che è nato il Polo Meccatronica di Rovereto

Il capo della tecnologia e i quattro ruoli cruciali che potrebbe avere nell’impresa 4.0

Leggi tutto...L’impresa dei prossimi anni o sarà 4.0 oppure non esisterà più. Non esiste una terza possibilità. Non solo perché l’interconnessione o le altre tecnologie che vengono riportate sotto il cappello 4.0 (robotica/automazione, manifattura additiva, nanomateriali e nanotecnologie e chi più ne sa più ne canti) consentono di guadagnare moltissima produttività e di partecipare a catene del valore presenti ovunque nel mondo, ma anche perché essere fuori dal 4.0 significherà venire esclusi dal mondo, esattamente come chi negli anni Cinquanta era privo di telefono, negli anni Settanta era privo di elaboratori elettronici e negli anni Duemila non era connesso a Internet. In questo scenario, il ruolo del Cio (acronimo di Chief information officer, altrimenti detto responsabile dei sistemi informativi, direttore delle tecnologie o altri infiniti job titles) può diventare cruciale.

Kpmg e Microsoft: oggi è con la gestione dei dati che si crea valore economico. Ecco perché il ruolo del Cio è cruciale

Leggi tutto...Forse il nuovo CIO (chief information officer), quello emergente dalla trasformazione in corso, sarà come lo immagina Gaetano Correnti, che è appunto partner KPMG head of Cio Advisory. Un mediatore, tra l’IT interno e l’ecosistema esterno. E ciò perché «sta cambiando il mondo del lavoro, ed occorre un nuovo equilibrio tra la velocità esterna e quella interna dell’IT». Per capire, però, bisogna fare un passo indietro nel ragionamento di Correnti, che prende spunto dalla ricerca “Harvey Nash/KPMG CIO Survey 2017”, vasto sondaggio in materia giunto alla 19esima edizione: sono stati sentiti 4.500 CIO e technology executives di 86 paesi. Una analisi che è stata condivisa nel corso del CIO Executive Meeting “Il nuovo ecosistema della digital company”, che si è tenuto nella sede del Gruppo 24 Ore. L’approfondimento con la discussione è centrato sul ruolo di leadership del direttore informatico. Siamo, secondo Correnti, a un punto di svolta. «Il 64% degli intervistati riconosce che il contesto politico, economico e di business sta diventando sempre più imprevedibile. Per esempio, il 52% sostiene che occorre creare piattaforma tecnologiche più flessibili e agili; il 49% ammette di lavorare con budget ridotti rispetto al passato; il 45% sta investendo in cyber-security e il 34% in automazione; e così via». È un quadro in movimento. Anche perché la trasformazione digitale ha poco a che vedere con precedenti rivoluzioni industriali.

Nell’epoca della fabbrica 4.0 il Chief Information Officer è Re

Leggi tutto...Per anni, da quando l’informatica ha messo piede in azienda, il CIO (acronimo di Chief Information Officer, altrimenti detto capo dell’It, o in alcune realtà direttore dell’informatica, o dirigente di informatica, tanto che a Torino esiste il famoso Club dirigenti di informatica) ha svolto una funzione di tecnico specializzato al servizio del top management. Adesso, all’epoca della Fabbrica 4.0 siamo a un punto di svolta: il CIO è destinato ad assumere il ruolo di mediatore di relazioni tra l’IT e il Business, e tra questi e l’ecosistema esterno. Ed è diventato un dirigente strategico, cruciale per la stessa esistenza in vita dell’azienda, di pari livello del Chief Financial Officer e del Chief Marketing Officer. E forse, in alcune realtà, ancora di più. Insomma, all’epoca della Fabbrica 4.0 il CIO è re, come abbiamo titolato. Il fatto è che con l’allineamento tra Business e IT, il primo è diventato digitale e nuovi servizi e modelli di business sorgono grazie all’IT. Servono team complessi e flessibili, in grado di elaborare strategie che mettano insieme IT, Business, ma anche l’Operating; e che siano dirette a governare l’ecosistema dei partner. E occorrono piattaforme che favoriscano l’interazione di tutti gli attori in gioco, che siano clienti o sviluppatori. Il nuovo CIO sarà dunque l’orchestratore dei rapporti che si affermano nell’ambiente modificato dall’innovazione digitale.


Una via italiana all’industry 4.0? Difficile, forse impossibile disegnarla. Ma ci sono utili appunti

Leggi tutto...«L’industry 4.0 è un concetto che è stato codificato nel 2011 in Germania nell’ambito della High Tech Strategy, una strategia di politica industriale formulata a un tavolo cui siedevano il governo federale, i lander, le aziende e le università. In realtà non si dovrebbe nemmeno parlare di Industry 4.0 ma di ”Industrie Vier Punkt Null„. Filippo Astone, direttore di Industria Italiana ritiene doverosa la puntualizzazione, nella sua veste di moderatore del dibattito conclusivo della edizione 2017 della Biennale Innovazione di Venezia, dedicata agli impatti strategici dell’Industry 4.0 sui modelli di business delle imprese italiane. «Industry 4.0 – ha detto Astone – è un concetto molto tedesco, pensato per la realtà tedesca fatta di grandi aziende, con una leadership mondiale nel settore dell’ automotive, grandi investimenti in ricerca e sviluppo, grande propensione alla collaborazione e al fare sistema. Dopo la codificazione in Germania, questo concetto è stato cavalcato oltreoceano negli Stati Uniti (che già avevano codificato il concetto di Iot). Gli americani sono i proprietari delle principali tecnologie di ICT che sono necessarie a questa trasformazione. L’Italia vanta una leadership nella manifattura, essendo il secondo paese manifatturiero in Europa dopo la Germania e il settimo al mondo, ma ha caratteristiche che sono estremamente diverse da quelle del concetto tedesco dove è nata l’Industry 4.0 come idea».


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