Previnet: così cambiamo la vita di banche, assicurazioni, healthcare e..

Leggi tutto...Tecnologie abilitanti dell’industria 4.0 prendono sempre più piede anche nel mondo dei servizi. D’altra parte, anche in settori apparentemente lontani dal contesto tipico della Quarta Rivoluzione Industriale – come, ad esempio, quelli assicurativo, previdenziale e finanziario – è presente la necessità di una connessione non mediata da persone, così come quella anche di raccogliere e analizzare una mole di dati sempre più ingente. La convergenza di dati generati automaticamente, di quelli relativi a dispositivi IoT, e di altri originati da utenti, determina l’esigenza di progettare macchine sempre più complicate ai fini dell’estrazione di valore per l’ azienda-cliente. Questa, senza investimenti diretti in hardware-software, può esternalizzare servizi di alto profilo tecnologico, dedicandosi così, con maggiore concentrazione, sulle attività “core”, e potendo rimanere, indirettamente, all’avanguardia sui terreni “non core”. Diversamente, l’azienda-cliente può lasciarsi guidare dall’azienda-architect nell’ambito dell’Information Technology, innovando in realtà sia la tecnologia che i processi di business, ottenendo una riduzione dei costi. Di qui la nostra analisi su Previnet, del gruppo RBHold.


Dove vuole arrivare SAP in italia, tra manifattura e intelligenza artificiale

Leggi tutto...Nel 1972, a Walldorf, nasceva SAP per opera di cinque ingegneri tedeschi (Hasso Plattner, Dietmar Hopp, Klaus Tschira, Hans-Werner Hector e Claus Wellenreuther) dipendenti dell’ IBM, che inventarono, codificarono e diffusero a livello mondiale il concetto di gestionale totalmente integrato o Erp, ovvero Enterprise resource planning. Un gestionale impegnativo da installare e far funzionare ma che ha in serbo una promessa ambiziosissima: rendere perfettamente efficace ed efficiente l’azienda che lo fa girare. Tutta l’azienda. Nel giro di vent’anni SAP – nome dell’azienda e anche del suo prodotto – è diventata il leader assoluto di settore. Oggi, con 22 miliardi di euro di fatturato, è la quarta software house mondiale dopo tre americane (IBM, Microsoft ed Oracle) e la prima europea. Anzi, l’unica software house europea multinazionale e davvero importante. Non ce ne sono altre. Parliamo di 84mila dipendenti in più di 130 paesi, 345mila clienti in 180 paesi e più di 15mila società partner in tutto il globo. Sap domina il mercato: l’87% delle aziende più potenti del mondo (quelle, per intenderci, presenti nel ranking “Forbes Global 2000”) è cliente della multinazionale tedesca.

Open Innovation: come allevare idee nella città delle start up, Milano

Leggi tutto...«Scaricare le idee a terra». Un’espressione diretta, quella di Stefano Venturi – AD di Hewlett Packard Enterprise Italia e membro del consiglio di presidenza di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, con delega “all’agenda digitale e start up” – e anche un modo per “contestualizzare” il verbo di Henry Chesbrough, il primo a parlare di Open Innovation, sia in vista dell’attualità del nostro tessuto industriale che delle carenze e delle previsioni “ambientali”. Perché molto è cambiato negli ultimi anni, e l’impressione è che il nostro Paese sia rimasto, per certi versi, un pò “al palo”. ome tutti sanno, per anni la Ricerca & Sviluppo è stata concepita come una funzione interna all’azienda. Chi investiva nell’innovazione dell’attività (non tutti) lo faceva per ottenere un vantaggio concorrenziale, in una prospettiva a medio o lungo termine. Di qui la necessità di innalzare poderose barriere tra l’impresa e il resto del mondo: il processo era governato in termini proprietari. Di mezzo, però, in questi ultimi anni, la globalizzazione, l’accorciamento della vita media dei prodotti, e il sostanziale incremento della mobilità dei dati e delle persone: tutti fattori che hanno complicato la vita a chi intendeva trattenere per sé conoscenze e talenti. Di fatto, il modello andava aggiornato. Di qui il nuovo paradigma: le imprese, per creare valore, non si basano solo sul lavoro dei centri di ricerca interni, ma ricorrono anche a competenze e idee che provengono dall’esterno.

Lo sapevate che i flussi di energia funzionano come i flussi di dati? Parola di ABB, che nel settore ha progetti ambiziosi. E la manifattura...

Leggi tutto...Produzione persa, impianti e manodopera inattiva, prodotti difettosi, danni, attrezzature danneggiate sono fra gli effetti delle interruzioni di potenza nell’industria manifatturiera. In generale, secondo il sondaggio “Allianz Risk Barometer 2017” (condotto su 1.237 esperti di rischio di 55 paesi) il rischio più sentito dalle aziende a livello globale è il blocco delle attività. Che può essere causato anche da un black-out. Nel 2006, infatti, il Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab), legato al dipartimento dell’energia dell’Università della California, ha stimato il costo annuo delle interruzioni di potenza per gli Usa: 79 miliardi di dollari, di cui 20,4 (26%) nel settore industriale, 56,8 (72%) nel commerciale e 1,5 (2%) nel residenziale. Il laboratorio (si legge in “The National cost of power interruptions to electricity costumers – A early peek at LBNL’s 2016 update estimate”, Joseph H. Eto) sta aggiustando il tiro. I calcoli non sono ancora definitivi, ma in via preliminare si stimano costi, sempre per gli Usa, pari a 110 miliardi di dollari annui, di cui almeno 30 riguardano l’industria. È evidente che le perdite possono rappresentare un serio problema per la singola azienda, e ciò a prescindere dalle sue dimensioni. Ma oggi esistono delle soluzioni in grado non solo di affievolire, ma anche annullare il rischio. Derivano dalle applicazioni del digitale nel contesto degli apparati dell’elettrificazione.

ABB Frosinone: robotica collaborativa, piu’ prodotti, più lavoro

Leggi tutto...A ben vedere, i vantaggi dell’automazione dei processi sono noti da almeno una decina d’anni. Basta consultare la letteratura in materia per farsene un’idea: le parole chiave, per ogni ricerca, sono il risparmio dei costi, l’alta efficienza, la competitività, la produttività e una più agevole gestione dei difetti. C’è chi si è spinto ad indicare, tra i pro, anche il miglioramento dell’ambiente di lavoro – grazie alla sostanziale eliminazione del lavoro seriale, monotono e comportante sforzi fisici, a favore di attività che coinvolgono il monitoraggio e il miglioramento dei processi. E, singolarmente, nella maggior parte delle indagini “sul campo”, la possibilità di ridurre il personale al minimo non è quasi mai tra le prime aspettative delle industrie avanzate: piuttosto, servono competenze aggiornate ai tempi. D’altra parte, con l’avvento dell’Industria 4.0 si aprono nuovi scenari. Per esempio, la robotica collaborativa, e cioè la possibilità di realizzare una forte e concreta interazione di lavoro tra il robot e l’operatore umano, sfruttando le moderne tecnologie elettroniche ed informatiche per garantire la massima sicurezza anche in assenza di barriere fisiche. Da più parti si ritiene che il supporto fornito da tali robot possa peraltro essere utilizzato per rafforzare l’autonomia operativa delle celle di produzione, con un incremento della velocità di attraversamento e della qualità del prodotto, nonché con una semplificazione dei controlli.

LEF di Pordenone: scuola con vera fabbrica funzionante, dove McKinsey e Microsoft insegnano Lean e Industry 4.0 agli italiani

Leggi tutto...La cosiddetta “crisi economica”, iniziata dieci anni fa e per certi versi mai terminata nello Stivale, ha avuto anche dei meriti. Fuori dalla zona di comfort, le PMI italiane, di fronte alla riduzione dei margini di redditività e alla agguerrita concorrenza globale, sono state costrette a ripensare da capo a piedi il modello produttivo, innestando nel cuore dell’azienda strategie più in linea con il progresso tecnologico e più adeguate alla velocità di risposta che i nostri tempi richiedono. Si trattava, e si tratta, di riguadagnare terreno. Una soluzione a portata di mano si può reperire a San Vito al Tagliamento (Pordenone) dove, il 23 giugno 2011, è stato inaugurato il LEF, acronimo di Lean Experience Factory, scuola di Lean Management nata per supportare le imprese e fortemente voluta dalla territoriale di Confindustria in vista dell’evoluzione del manifatturiero locale (ma anche di altre regioni) verso modelli organizzativi e produttivi snelli. L’idea è quella di ottimizzare l’efficienza produttiva delle imprese e divenire rapidi-istantanei nella trasmissione della strategia aziendale in operatività.

Finint/Neip, quando la Finanza al servizio dell’industria produce rendimenti elevati

Leggi tutto...Ci sono imprese italiane di medie dimensioni, capaci di combinare la flessibilità produttiva delle piccole aziende e la proiezione su scala internazionale delle corporation globalizzate; imprese manifatturiere, molto specializzate, fortemente esportatrici, hanno saputo conquistare delle posizioni di vantaggio competitivo in settori di nicchia grazie all’alta densità di ricerca e sviluppo e all’offerta profilata sulle richieste dei singoli consumatori. Sono, in genere, di proprietà famigliare. Mediobanca ne ha contate 3.600 (su 400mila imprese manifatturiere e 8mila di medie dimensioni); il giornalista Giuseppe Turani le ha battezzate Quarto Capitalismo e poi Mediobanca stessa, e tutti coloro che si occupano di economia, hanno utilizzato quel nome. Comunque sia, sono quelle più promettenti in quanto a trasformazione in grandi imprese, o comunque in crescita. Vanno pertanto aiutate a migliorare e a incrementare conoscenze e valore aggiunto. L’aiuto deve essere finanziario, ma anche in termini di know-how e network relazionale. In certi casi, insomma, basta iniettare la giusta dose di liquidità e competenze in queste aziende, e loro possono volare alto in termini di performance. Peraltro, si tratta di investimenti che possono rivelarsi assai convenienti. Queste affermazioni sono dimostrate dalla case history dei fondi Neip, gestiti da Finint & Partners. Come vedremo, Neip II e III (e fra poco Neip IV) hanno investito in aziende industriali di questo genere, e ne hanno ricavato una remunerazione del capitale estremamente interessante.

FANUC e il check up continuo dei robot

Leggi tutto...Monitorare i “segni vitali” di una macchina in vista di una manutenzione preventiva e predittiva. E’ un fatto che le aziende manifatturiere dispongono ormai di un vasto patrimonio di dati derivanti da sistemi di sensoristica applicati alle macchine; incrociandoli con altre informazioni utili e individuando parametri appropriati grazie a modelli matematici avanzati, è possibile definire la tempistica più conveniente per la manutenzione e determinare il tempo residuo prima del guasto. L’azienda che produce la macchina offre parallelamente un servizio; acquisisce spazi a monte e a valle della filiera e quindi un rilievo strategico che si traduce in termini di valore. A ciò corrisponde, per le aziende acquirenti, un concreto vantaggio in termini di risparmio. Il fermo delle macchine, infatti, comporta sia un costo operativo legato alla perdita di produzione che un costo di ripristino funzionale. Una multinazionale dei robot come FANUC dispone di tecnologie in grado di valutare i segnali che definiscono lo stato di salute della macchina e di prendere, nel caso in cui ce ne sia bisogno, adeguate contromisure. Si associa una piattaforma aperta, intelligente, orientata all’ edge heavy e studiata per l’apprendimento approfondito ad una funzione capace di eliminare i tempi di inattività non pianificati.

L’ Industry 4.0 in fiala: il caso Stevanato

Leggi tutto...Aveva destato un certo scalpore, qualche tempo fa, la ricerca “The Digital Advantage: How digital leaders outperform their peers in every industry”. Per l’autorevolezza degli autori, che erano Capgemini Consulting e soprattutto il MIT Center for Digital Business global research, legato alla business school dell’ateneo americano che quest’anno ha superato Stanford, Harvard e Cambridge. E soprattutto per i risultati: emergeva con forza che i “Digirati” – e cioè quelle aziende che combinano intensità digitale e innovazione manageriale, intesa come la capacità di definire il futuro e l’impegno a procedere lungo il nuovo corso – superano le concorrenti del 9% quanto a revenue, del 26% quanto a redditività e del 12% quanto a valutazioni di mercato. Lo studio, che ha preso in considerazione un campione di oltre 400 aziende di tutto il mondo e di settori diversi, ha messo all’indice espressioni come «nella mia industria posso attendere e vedere come evolvono le cose». La digitalizzazione è necessaria in ogni settore. E nessuna azienda, si legge, è immune da questo genere di trasformazione, «visto che in ogni comparto sono presenti competitor Digirati». Chi non si aggancia al futuro è fuori dal giro. Punto. Emerge peraltro che i digital leader hanno un comune Dna, e che la maturità digitale può essere raggiunta solo grazie a una visione innovativa sostenuta da scelte manageriali coerenti, engagement e risorse.

Watson aumenterà l’intelligenza delle piccole imprese, e le farà guadagnare di più. Parola di IBM

Leggi tutto...Il momento è adesso. Perché le aziende capaci di cogliere l’attimo conseguiranno un vantaggio competitivo in breve tempo, ma con effetti a lungo termine. In gioco, successo e sopravvivenza sul mercato. E poi, perché è l’ora cruciale per la manifattura italiana. «Ci siamo dentro: si tratta di mettere insieme la leva digitale, e quindi l’immenso capitale rappresentato dall’Iot, con il Made in Italy, che conta per il 16% del Pil ma che ha ampie prospettive di crescita. Inoltre, ci sono strumenti di natura fiscale e finanziaria per rilanciare la propria impresa». Questo è il pensiero di Stefano Rebattoni, Global Technology Services e Responsabile della Strategia Industria 4.0 per IBM Italia. Affermazioni rese nel contesto di IBM Watson Summit Italia 2017, che si è svolto a fine maggio all’Arco della Pace di Milano. Si parte da un principio: «La digitalizzazione è la colonna portante, la spina dorsale di tutte le operazioni di trasformazioni dell’azienda e del sistema». E si considera l’obiettivo all’orizzonte: «Perché non osare, puntando dritti alla quinta rivoluzione industriale, all’Industry 5.0? Con l’unione delle capacità cognitive all’Iot, le dimensioni dell’operation technology e dell’information technology saranno una cosa sola. Dobbiamo immaginare un’azienda fluida, interamente virtuale, dove non esiste più distinzione tra ciò che è fisico e ciò che è digitale».

I segreti di Bucci Industries Group, cinque aziende manifatturiere forti con l’automazione

Leggi tutto...In questi anni difficili, l’Italia ha perso gran parte delle grandi industrie private che le hanno consentito di diventare un grande Paese industriale. Il cuore del sistema economico, ben radiografato da Fulvio Coltorti, per tanti anni direttore dell’ufficio studi di Mediobanca, è rappresentato dalle tremila, massimo 3500 aziende di quello che Coltorti stesso, mutuando una felice definizione del giornalista Giuseppe Turani, ha chiamato Quarto Capitalismo. Aziende manifatturiere di medie dimensioni, quasi sempre a proprietà famigliare, leader nella loro nicchia di mercato (spesso quella nicchia se la sono addirittura inventata), con forte propensione all’innovazione, molto esportatrici. A questo identikit risponde Bucci Industries Group, una holding industriale che di nicchie di mercato con quelle caratteristiche ne presidia addirittura cinque, in parte contigue e in parte autonomo. Il Quarto Capitalismo, in genere, non ama la luce dei riflettori ed è restio a raccontarsi. Preferisce pensare a lavorare. Bucci Industries non fa eccezione a questa regola. Pertanto, Industria Italiana è orgogliosa di essere fra i primi a raccontarla.

Family business del nordest fra manifattura e innovazione

Leggi tutto...Non solo lo sviluppo, ma anche l’esistenza stessa del manifatturiero del Belpaese dipendono, in buona sostanza, da due fattori. Il primo è la capacità di stare al passo coi tempi, imboccando con fiducia la strada della digitalizzazione; il secondo è gestire con oculatezza il passaggio generazionale, che è una delle principali cause di estinzione delle aziende. Perché il tessuto industriale italiano è costellato di padri fondatori e vecchi leader, e di famiglie i cui destini sono intrecciati a quello delle imprese che hanno portato avanti. Nel momento cruciale, quello del trasferimento di strutture materiali, competenze di gestione e know how da una generazione all’altra, l’assenza di piani di successione (in un contesto in cui l’azienda si identifica con il nome del fondatore) comporta immediati problemi di governance, che si traducono rapidamente nel rallentamento dell’attività e che possono mettere a repentaglio la vita stessa dell’azienda. Occorre definire con largo anticipo gli obiettivi di proprietà, di governo e di gestione della famiglia controllante. E rafforzare la convergenza tra gli obiettivi della proprietà e quelli del management, pur segnando una profonda linea di demarcazione tra le funzioni di chi possiede e quelle di chi governa. 

Più robot, persone più qualificate: è lo smart manufacturing ABB in Lombardia

Leggi tutto...Al controllo di qualità in ABB ci pensano robot dotati di visione integrata e scanner, congegni sofisticati in grado di localizzare gli oggetti. Verificano che tutti i componenti siano al loro posto – che siano quelli giusti e che siano stati montati ad arte. Svolgono attività di misurazione e allineamento impossibili sulla scorta del solo occhio umano. Sono veloci e intelligenti: non serve istruirli sulla posizione degli oggetti, secondo schemi meccanici e ripetitivi. Fanno fronte alle nuove sfide poste dai sistemi di produzione industriale: consentono di risparmiare tempo e di evitare scarti e sprechi. Nello stabilimento di Dalmine (Bergamo) funziona così. I robot li fornisce la casa madre: la fabbrica bergamasca è parte di ABB Italia (6mila dipendenti; 2,4 miliardi di fatturato; quota export pari al 67%) che a sua volta appartiene alla multinazionale svizzero-svedese ABB (acronimo di Asea Brown Boveri), colosso dell’energia e dell’automazione con sede a Zurigo, 135mila dipendenti e un fatturato di 35,4 miliardi di dollari. Il gruppo è quotato sia a New York che a Zurigo che a Stoccolma. A Dalmine ci si occupa di prodotti e sistemi di media tensione.

Easy Life, innovazione nell’health e social care

Leggi tutto...È in corso, da qualche tempo, un processo di allineamento dell’innovazione alle aspettative della società. L’idea è che il progresso tecnologico possa produrre un investimento nello sviluppo dei servizi in grado di determinare vantaggi concreti alle famiglie, migliorando la vita di tutti i giorni. In questo contesto, pratiche e procedure consolidate dall’uso quotidiano possono essere rielaborate a fini sociali, integrando così il concetto stesso di innovazione. E possono diventare l’oggetto dell’attività di nuove aziende, farsi business a tutti gli effetti. Così, esigenze sociali, nuove idee e nuovi servizi possono trovarsi sullo stesso piano, nel contesto di progetti che riescano a produrre utilità sotto diversi profili. Un esempio è famil.care, piattaforma lanciata da Easy Life per consentire ad una parte della società attiva, la cosiddetta “sandwich generation”, di monitorare e prendersi cura dei propri cari a distanza. In pratica, una sola app per proteggere nonni e figli. Easy Life Ltd è una società con sede a Londra. È stata fondata da Luca Concone, ora AD e Chief Designer, e da Luca La Ferla, ora CTO (Chief Technology Officer).

Phoenix: ecco come l’economia reale affronta la digital transformation

Leggi tutto...L’economia reale è al centro della nuova fase di digitalizzazione del mondo che conosciamo. Un processo che si chiama Industry 4.0 e che cambia le vite non solo delle fabbriche e di coloro che ci lavorano, ma di ognuno di noi. Per Industria Italiana, che si propone soprattutto di raccontare i grandi cambiamenti della manifattura (cioé del cuore dell’Italia che produce e vive…) si tratta di un tema centrale. In questo articolo raccontiamo la storia di come la Phoenix di Verdello (Bergamo), un’azienda-gioello leader mondiale nella progettazione, distribuzione e vendita di stampi per l’estrusione dell’alluminio, sta affrontando la digital transformation. Una fase delicata che necessita non solo di una totale revisione dei processi e delle strategie, non solo di un software capace ed efficace, ma anche di un hardware che garantisca velocità, affidabilità e sicurezza. Da questo punto di vista, l’affidarsi a una infrastruttura ibrida, come hanno fatto in Phoenix, può essere una scelta decisiva.


La road map di IMA verso la produzione 4.0

Leggi tutto...Il 4.0 declinato in tre interventi strategici per il Gruppo IMA, (Industria Macchine Automatiche) un leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. Il contesto è quello di una importante realtà manifatturiera; le aree di intervento riguardano l’IoT, la digitalizzazione della supply chain e quella dei processi interni. Si tratta di sviluppare il dialogo digitale tra l’azienda, le macchine e le cose; ma anche tra l’impresa e i fornitori e, nel medio periodo, i clienti e gli stessi dipendenti. Un salto nel mondo della quarta rivoluzione industriale che il gruppo di Ozzano dell’Emilia (Bologna) sta realizzando partendo da IMA Digital, una struttura appositamente creata per presidiare le tecnologie più avanzate e per applicare le logiche informatiche a rapporti già in corso. L’azienda ha compreso che solo così si avanza nei mercati e si conquista spazio nella filiera. Il Gruppo IMA, 1,3 miliardi di fatturato, 5.100 dipendenti, 38 siti produttivi (Italia, Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, India, Malesia, Cina, Argentina) e 80 Paesi coperti dalla rete di vendita, è ampiamente internazionalizzato, con una quota export pari all’86%. 

Industria 4.0: un passo avanti, ma non basta

Leggi tutto...Non solo una questione di inerzia. Della politica industriale è stata negata l'idea, più che la funzione. Questo è emerso con chiarezza e unità di consensi dal dibattito al Vega di Mestre nel contesto della presentazione del libro "Industriamo l'Italia! Viaggio nell'economia reale che cambia" (Magenes Editoriale, Milano), del direttore di Industria Italiana Filippo Astone. Il tema della politica industriale è stato cancellato dall'ordine del giorno di Montecitorio e di Palazzo Madama nonché, più in generale, dal dibattito politico. È stato rimosso, e forse a causa di un malinteso: è diffusa la convinzione che ogni intervento pubblico finalizzato ad orientare l'attività economica verso aree ritenute a maggior valor aggiunto nasconda, sotto false apparenze, l'antica pratica del dirigismo, che contempla invece l'ingerenza diretta dello Stato sui settori produttivi. Forse. Ma l'assenza di una regia ha fatto danni e condanna a restare nella crisi.

Digitalizzazione e manufatturiero: chi è già avanti accelera

Leggi tutto...Aziende sulla breccia, internazionalizzate e automatizzate, che puntano sul digitale per avanzare a passo serrato nel mercato globale e tenersi sulla scia di forti correnti evolutive. Aziende agganciate, nella filiera, a grandi player che chiedono efficienza e trasferiscono conoscenze. Aziende che si guardano attorno, e capiscono che il mondo è cambiato e che qualcosa bisogna inventarsi. Aziende, infine, ferme in tutto: attendono di capire cosa fare, e al contempo realizzano di essere rimaste indietro. Danno di sé un giudizio negativo, ma non promettono di rimboccarsi le maniche. È uno spaccato in chiaro-scuro, quello emergente dalla ricerca “Survey Digital Manufacturing” commissionata da SAP (colosso dei gestionali da 22 miliardi di euro di fatturato) e SDA Bocconi (School of Management, al primo posto in Italia e al vertice delle principali classifiche internazionali). Un faro acceso sul mondo delle PMI, poste di fronte alla prospettiva della digitalizzazione e del digital manufacturing. 

Nanotecnologie e tecnologie abilitanti: ricerca trasferimento tecnologico e investimenti

Leggi tutto...(Bologna, 30 novembre 2015) – Una tre-giorni con gli occhi puntati sull'orizzonte della ricerca innovativa e responsabile. Uno sguardo al futuro imminente, quello che di giorno in giorno prende forma nei laboratori d'Italia e del mondo. D'altra parte i numeri dell'ottava edizione di NanotechItaly, chiusa venerdì scorso a Bologna, parlano da soli, e in effetti descrivono il buon esito della conferenza internazionale: oltre 550 partecipanti provenienti da 25 Paesi, 220 presentazioni (114 orali e 105 poster), oltre 200 incontri bilaterali in occasione del business networking, 17 espositori, ed il supporto di più di 30 istituzioni, enti e organizzazioni nazionali e internazionali; e ancora, la rappresentanza del mondo imprenditoriale che ha superato il 30% del totale dei partecipanti. Infine, più di 200 gli studenti e i "non addetti ai lavori" all'evento collaterale "Spazio ai giovani ...e non solo!". Insomma, ricercatori, imprenditori, manager, policy makers hanno fatto capolino nelle sale dell'Area di ricerca del CNR felsineo. Tanti, i relatori di altissimo profilo (vedi il programma).

McDermott (SAP): ecco chi saranno vincitori e perdenti nel mondo dell’Industry 4.0

Leggi tutto...Industria, manifattura e digital transformation. Un processo che non coinvolge solo mezzi di produzione e le infrastrutture aziendali, ma che anzi implica cambiamenti organizzativi, manageriali e culturali. Occorre peraltro declinare l’intero ecosistema dell’impresa, riallineando il modello di business: dal momento che persone, cose e industria sono interconnesse, cambia il modo in cui un’azienda crea valore e interagisce con i clienti e i partner commerciali. Ma quando scatta l’ora di innovare i sistemi gestionali, operazione che senz’altro rappresenta una tappa fondamentale lungo il percorso? La decisione è senz’altro soggettiva, purché si tenga presente che la trasformazione digitale sta accadendo ovunque, e che solo un’adeguata infrastruttura può aiutare l’impresa a sostenerla. E come si definisce la digital road map? Si può fare da soli o rivolgersi ad esperti del settore; ma anche i grandi gruppi che producono gestionale possono accompagnare le aziende nell’operazione.

NanotechItaly: il ruolo chiave delle tecnologie abilitanti per lo sviluppo dell’economia del Paese

Leggi tutto...Bologna, 25 novembre 2015 - Anche quest'anno si rinnova con il convegno internazionale NanotechItaly l'impegno a valorizzare il ruolo delle tecnologie trasversali, dette anche abilitanti, per incrementare il potenziale tecnologico dell'industria italiana e quindi la competitività economica del Paese. L'VIII Edizione del convegno internazionale NanotechItaly che si tiene a Bologna il 25 – 26 Novembre 2015 (organizzato da AIRI - Associazione Italiana per la Ricerca Industriale con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell'Istituto Italiano di Tecnologia oltre che di Veneto Nanotech) ampia i suoi contenuti rispetto alle sole nanotecnologie avvalendosi di importanti esponenti di altissimo profilo della ricerca industriale e accademica, oltre che delle istituzioni italiane ed europee, che affrontano, sotto diverse angolazioni e competenze, il tema delle tecnologie abilitanti o KETs (Key Enabling Technologies), che nella visione europea di Horizon 2020, giocano un ruolo chiave e sinergico per un più completo e aggressivo sviluppo industriale, sociale ed economico dell'Europa.

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