Mai più periferia: con internet la montagna può tornare al centro

io vivo in montagna vietina 2Ho conosciuto per la prima volta Stefano Vietina anni fa, quando aveva da poco preso in mano le redini dell'Area Relazioni pubbliche dell'Università di Padova. Prima di allora, nessuno all'interno dell'Ateneo si era interessato, dal punto di vista dei risvolti comunicativi, della mia attività scientifica. Sono rimasto stupito, quindi, nel vedere questo nuovo dirigente che veniva a trovarmi nel mio ufficio per spiegarmi che, sì, anche l'Università di Padova aveva un ufficio di relazioni con i media, e che erano interessati a conoscermi, a sapere della mia storia di scienziato, dei miei nuovi risultati, ed eventualmente mettermi in contatto con la stampa. Il tutto, come parte di una nuova campagna per valorizzare l'Università tramite i suoi scienziati migliori, e per fare emergere quanto di buono ed innovativo veniva fatto. Tutte cose normali per una Università statunitense, dove il rapporto con i media viene curato proattivamente ma, come detto, sconosciute fino a quel momento a Padova.

 

Quello che era successo alla fin fine era semplice. Energia e concretezza: la persona giusta al posto giusto, con l'entusiasmo e la sua competenza, aveva cambiato il rapporto con i media dell'Università, mettendosi in gioco in prima persona per dare una sterzata.

E' per questo che, conoscendo Stefano e la sua voglia di fare, non sono rimasto stupito che poi abbia deciso di dare alla luce un libro come questo, che in un certo senso ripercorre quella storia: mettersi in gioco in prima persona, per andare a scovare persone di talento, idee, passioni, che possano dare una svolta positiva ad un ambiente, in questo caso quello della montagna.

E mostrare al resto d'Italia, come nel caso delle Università, quanta passione e quanti risultati possano esserci dentro un mondo fino a quel momento poco conosciuto.

Perché in realtà gli abitanti della montagna sono persone speciali, basti pensare ai problemi che quotidianamente devono superare, rispetto ai "fortunati" che vivono in pianura, connessi al mondo, senza problemi di salite e discese, di stradine e di mancati collegamenti, di treni che non ci sono, di frammenti di città sparsi su per i monti, di inverni che bloccano tutto. E ciononostante, è importante rendersi conto che alla fine sono le persone che possono dare la svolta, e fare la differenza.

Per questo è importante raccogliere le storie di queste persone speciali, e mostrare come, anche e soprattutto in montagna, ci siano storie e uomini eccezionali, che rendono i nostri monti un pezzo vivo del nostro paese, che dobbiamo preservare ed anzi aiutare in ogni modo.

Da questo punto di vista, il progresso può e deve dare una mano: in questa nuova era digitale, ci stiamo sempre più svincolando dai limiti fisici, che sono superati dall'uso di Internet e delle nuove tecnologie. E quindi, se prima quello che contava era l'infrastruttura di rete fisica, quello che ora conta in maniera ugualmente importante è l'infrastruttura della Rete, il Web.

Ecco allora che si aprono nuove opportunità, che possono veramente fare la differenza per valorizzare la montagna e soprattutto per evitare che le nuove generazioni scappino, lasciando i monti senza la loro anima.

Da un lato, il turismo può essere portato a livelli superiori, pensiamo solo all'uso delle nuove tecnologie per la promozione del territorio, per guidare il turista alla scoperta delle mille meraviglie che solo la montagna offre. Ma non solo, perché non di solo turismo si vive: l'uso della rete permette anche di superare le barriere fisiche per tantissimi altri tipi di lavoro, si pensi a tutte quelle parti di azienda dove si fa design, sviluppo, ricerca in maniera collaborativa. In altre parole, la nuova "azienda 2.0", quella del terzo millennio, non deve necessariamente essere dentro ad una zona industriale vicino ad una grande città. Non deve neanche essere fisicamente nello stesso posto. Le nuove tecnologie permettono di superare questo concetto antico di azienda, e la rendono distribuita: persone che possono lavorare da casa, piccoli uffici che possono essere connessi ad altri uffici, tutti collegati tra loro tramite la rete. Sta già succedendo, e succederà in maniera sempre più spinta. Si aprono dunque infinite possibilità, per "fare rete" e per permettere alla montagna di essere dentro questa grande rete, di non essere più considerata periferia ma di essere al centro, con tutti gli altri. Per fare questo, è importantissimo che ci si renda conto che un ingrediente fondamentale per questo scenario è il portare quanto più rapidamente l'accesso a Internet in ogni luogo di montagna: laddove un treno non arriverà mai, arriverà la rete.

E poi, occorre darsi da fare, attuare le giuste politiche per favorire il progresso, per valorizzare le persone e dare loro i mezzi per usare al meglio la potenza della rete. E, anche tramite la rete, bisogna far conoscere ed apprezzare quei posti unici e quelle persone altrettanto uniche che solo la nostra montagna presenta.

Lo si può e lo si deve fare, ed è grazie a libri come questo che conosciamo persone e realtà che possono fare la differenza, coniugando montagna ed innovazione.

Con energia e concretezza, con le persone giuste, al posto giusto.



Massimo Marchiori

Professore di Computer Science, Università di Padova, Visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston

prefazione al libro 

"Io vivo in montagna"

di Stefano Vietina 

per acquistare il libro, www.stefanovietina.it


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