
L'uguaglianza
La legge regionale n. 22/2002 ha promosso lo sviluppo della qualità dell’assistenza sanitaria consentendo di raggiungere un alto livello professionale e scientifico e agevolando l’erogazione dell’assistenza in condizioni di efficienza, equità e pari accessibilità per tutti i cittadini.
Con la Dgr n.2501 del 2004 la Regione Veneto ha approvato il manuale di attuazione della Lr n. 22/2002 e con la Dgr n. 84 del 2007 sono stati così applicati gli standard degli indicatori di attività, permettendo di ottenere dei risultati utili per l’accreditamento e quindi per dare risposte alle diverse realtà e tipologie nel settore socio sanitario.
E’ indubbio che parametri per l’erogazione dei servizi siano certamente un ottimo risultato per la società civile che impone, giustamente, delle norme in grado di garantire parametri minimi di uguaglianza e di accesso offrendo così un sostegno alle persone, indipendentemente dal reddito familiare.
A tale proposito mi permetto di fare alcune riflessioni.
La legge ha permesso agli addetti del settore sociale con qualifica di educatore, istruttore tecnico e addetto all’assistenza, di svolgere la loro professione dando un contributo qualitativo anche a livello relazionale, e creativo e riabilitativo nei confronti della persona diversamente abile (come i centri diurni).
Chi opera nel settore contribuisce anche attraverso un lavoro di documentazione come il P.P. funzionale e il PEI, schede specifiche di indicatori di verifica omologate e standardizzate e programmazioni per svolgere le attività sia all’interno che all’esterno integrando progetti atti a promuovere l’integrazione sociale, l’inclusione scolastica e l’inserimento lavorativo per la persona diversamente abile.
Il percorso fornisce la possibilità di ottenere ovviamente risultati per un obiettivo qualitativo a favore delle persone in difficoltà, in quanto la professionalità degli operatori negli ultimi anni è risultata altamente qualificata, per merito di una preparazione specifica.
Ovviamente si incontrano diverse problematiche, soprattutto quelle che riguardano i pregiudizi della società, le diffidenze circa la diversità, difficoltà che gli operatori affrontano quotidianamente per realizzare davvero l’integrazione del disabile.
Nei nostri tempi il problema sociale riguarda tutti, basti pensare a quanto c’è ancora da fare per la disabilità e per le loro famiglie, per i nuclei familiari con un reddito basso, per i giovani che manifestano il loro disagio perché privati dei valori sociali educativi, e per gli anziani.
Mi rendo conto che “il sociale” è una tematica ampia e complessa: dalla questione extracomunitari alla questione assistenziale; ma solo attraverso la trasparenza e l’impegno si può ottenere un risultato non propagandistico.
In una ipotetica società “perfetta” i diversi non sarebbero considerati un problema, anzi, si sentirebbero sostenuti ed inclusi in funzioni appropriate, e compresi pur nella diversa articolazione intellettiva.
E’ questo l’impegno che si assume chi difende i diritti ed i valori che queste persone hanno, che fortemente ricercano, e che è moralmente corretto tutelare, in una società democratica e avanzata.
Alessandra Bottazzo
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