Il problema dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali

 

Nell’organizzazione sanitaria della medicina clinica, articolata nel sistema delle cure primarie, nella medicina specialistica e nel sistema ospedaliero, un elemento di debolezza è rappresentato dal fenomeno, settoriale ma di forte impatto emotivo per l’utente, della presenza di lunghi tempi di attesa per la esecuzione di visite specialistiche ed indagini strumentali.


La presenza di lunghi tempi di attesa è dovuto anche all’incremento della richiesta di prestazioni ambulatoriali in conseguenza: di politiche sanitarie, che tendono a sostenere la deospedalizzazione; dell’invecchiamento della popolazione che si riflette su una maggiore domanda di servizi sanitari; di una maggiore attenzione da parte dei cittadini nei confronti della salute; e, infine, dell’utilizzo di nuove tecnologie sempre più sofisticate.

Anche indagini sulla soddisfazione degli utenti, svolte in varie Asl italiane, confermano che fra le situazioni di minor gradimento vi sono le attese per le prestazioni ambulatoriali.


Infatti, l’esistenza di tempi di accesso alle prestazioni specialistiche eccessivamente lunghi pone non soltanto una questione di efficienza del servizio, ma soprattutto di equità nei confronti dei cittadini: è evidente che l’impossibilità pratica di usufruire delle prestazioni attraverso il servizio pubblico, che quasi sempre rappresenta la conseguenza inevitabile di una lunga lista di attesa, grava in maniera differente in relazione alla condizione socio-economica dei singoli.


Inoltre il ritardo diagnostico e conseguentemente il ritardo di una azione terapeutica tempestiva nei confronti della malattia inducono nel paziente un progressivo decadimento del suo stato di salute che comporta una cura tardiva più complessa, caratterizzata da maggiori rischi e da minore stabilità degli esiti a distanza. Tutto ciò può comportare, oltre a maggiori costi della cura, anche maggiori oneri sociali ed assistenziali, indotti dalla limitazione funzionale del paziente e della sua capacità lavorativa nonché successive implicazioni di danno biologico e del patrimonio familiare.


La corretta gestione delle liste di attesa pertanto assume una funzione di indicatore della capacità di soddisfare la domanda da parte delle strutture che erogano prestazioni nonché quella di indicatore della percezione della qualità e dell’efficienza del servizio da parte dell’utente.


Considerato che non esiste un numero ottimale di prestazioni (offerta) che garantisca con certezza l’immediato soddisfacimento della domanda di assistenza specialistica, ma che è esclusivamente possibile realizzare un approccio pragmatico al problema dei tempi di attesa, che operi sul sistema dell’offerta e sul sistema della domanda.


La Regione Veneto è intervenuta con vari provvedimenti nei confronti delle Aziende Ulss ed Ospedaliere in ottemperanza al Piano Nazionale di contenimento dei tempi di attesa invitando le Aziende stesse ad agire sia sul fronte dell’offerta che sul fronte della domanda di assistenza specialistica con iniziative tese:

1) al potenziamento dei servizi specialistici ambulatoriali a livello territoriale demandando a questo livello tutte quelle prestazioni diagnostiche e terapeutiche che vi possano essere eseguite secondo criteri di efficacia e di sicurezza, mantenendo invece a livello ospedaliero l’effettuazione di prestazioni specialistiche di una certa complessità. Anche nella relazione finale della Commissione del Ministero della Sanità per la formulazione di proposte operative e lo studio delle problematiche relative alla gestione dei tempi di attesa del maggio 2001, è stato sottolineato come la struttura ospedaliera dovrebbe tendere a trattare la casistica ad alta complessità diagnostica e quella che necessità di ricovero. In tale ottica la struttura ospedaliera dovrebbe privilegiare ed interessarsi in maniera prioritaria dei pazienti ricoverati, riducendo al minimo l’attesa per l’esecuzione di prestazioni nei confronti di questi ultimi, al fine di aumentare l’efficienza operativa. In linea di principio, al crescere della complessità/specializzazione della struttura ospedaliera dovrebbe accompagnarsi una maggiore focalizzazione sui pazienti interni rispetto agli esterni, con le strutture ospedaliere di alta specialità situate in aree metropolitane, come l’Azienda Ospedaliera di Padova, che dovrebbero concentrarsi esclusivamente sui pazienti ricoverati. Demandando a livello territoriale alcune prestazioni effettuate in ambito ospedaliero, si potrebbero recuperare risorse da riallocare per erogare quelle prestazioni specialistiche ad elevata complessità  e di alto contenuto tecnologico con tempi di attesa più contenuti rispetto a quelli attualmente rilevati;

2) a migliorare l’efficienza operativa dei servizi diagnostici al fine di garantire una maggiore  offerta con l’incremento dei tempi di effettivo utilizzo delle apparecchiature e delle strutture tramite: la negoziazione del budget e l’attribuzione del sistema premiante alle unità operative in base al raggiungimento di obiettivi di miglioramento della qualità assistenziale e dell’abbattimento delle liste di attesa; il ricorso all’acquisto mirato di determinate tipologie quali-quantitative  di prestazioni libero-professionali con elevati tempi di attesa (ecocolordoppler T.S.A., ecocolordoppler arti inf./sup., ecocardiogrammi, mammografie, ecografie varie, elettromiografie, Risonanza Magnetica, etc.) in aggiunta alle prestazioni rese nell’ambito dell’attività di istituto, da far svolgere a dirigenti sanitari a rapporto di lavoro esclusivo dei servizi/unità operative del presidio ospedaliero, con il supporto – ove necessario – del personale tecnico ed infermieristico assegnato;

3) a facilitare  la collaborazione fra medici specialisti ospedalieri e medici di medicina generale, al fine di giungere all’elaborazione di linee guida, percorsi diagnostico-terapeutici e modalità operative finalizzate ad assicurare l’efficacia e l’appropriatezza delle prestazioni;

4) alla informatizzazione di tutte le agende di prenotazione con la graduale gestione delle stesse da parte del centro unico di prenotazione (CUP) a livello aziendale, strumento in grado di facilitare l’accesso alle prenotazioni e alle prestazioni. Tale sistema informatizzato consente: di monitorare con maggiore tempismo la domanda di prestazioni specialistiche; di procedere alla distinzione delle agende per la prenotazione della prima visita specialistica e la visita specialistica di controllo della medesima branca; di assicurare al cittadino una migliore informazione sull’accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali; la corretta gestione delle liste di prenotazione; la garanzia di uniformità e la trasparenza delle liste di prenotazione;

5) al completamento del sistema dei CUP Provinciali, tramite il perfezionamento delle modalità di integrazione, tra le Aziende Sanitarie pubbliche e gli erogatori privati preaccreditati, in modo da ampliare l’offerta ai cittadini;

Dal 1° luglio 2007 inoltre tutti i medici prescrittori debbono provvedere sistematicamente all’attribuzione della classe di priorità sulla ricetta/prescrizione del SSN per le “prime visite” e le prime prestazioni “diagnostico-terapeutiche”, nonché all’indicazione della diagnosi o del sospetto diagnostico. L’attribuzione della classe di priorità impegna la struttura ad erogare la prestazione specialistica al cittadino nei tempi indicati nella seguente tabella:

 

 

Priorità della prestazione indicata in ricetta

Tempi di erogazione

U (urgente)

Da eseguire nel più breve tempo possibile, limitata alle visite specialistiche.

B (breve)

Da eseguire entro 10 giorni dalla richiesta, limitata alle visite specialistiche e ad alcune prestazioni di diagnostica strumentale individuate dalla Regione.

D (differita)

Da eseguire entro 30 giorni per le visite specialistiche ed entro 60 giorni per le prestazioni di diagnostica strumentale.

P (programmata)

Da eseguire entro 180 giorni dalla richiesta.

Nessuna indicazione

Da eseguire entro 180 giorni dalla richiesta.

 

L’impegno delle Aziende Sanitarie in questi anni per affrontare il problema dei tempi di attesa, in ottemperanza alle direttive ed agli obiettivi assegnati dalla Giunta Regionale è sempre stato costante.


            Solamente nei prossimi mesi si potrà verificare se le azioni intraprese dalle Aziende Sanitarie hanno portato agli esiti attesi: la riduzione dei tempi di attesa per la fruizione delle prestazioni specialistiche ambulatoriali da parte dei cittadini.

 

                                                                                              Massimo Girotto

commenta

 

home