Euro e petrolio crescono sempre più. Il petrolio è ormai vicino ai 100
dollari al barile e le conseguenze negative per l'economia si fanno già
sentire.
L'aumento del prezzo del petrolio porta alla crescita del prezzo dei
carburanti, del costo delle bollette luce e gas, del costo dei trasporti
che, a loro volta, fanno aumentare il prezzo delle merci. Pesanti conseguenze
quindi sui bilanci familiari.
Le cause principali dell'aumento del prezzo del petrolio sono:
la forte crescita della domanda proveniente dai Paesi in via di sviluppo
come Cina e India;
la stabilità e,a volte, la riduzione dell'offerta per le crisi o per le
guerre nelle zone di produzione. (l'offerta non tiene il passo della domanda);
le forti speculazioni.
L'euro a sua volta ha superato 1,47 come cambio sul dollaro e la più
immediata conseguenza è quella di rendere più difficile l'esportazione delle
nostre merci, con pesanti conseguenze sull'economia italiana.
Il dollaro perde valore rispetto all'euro per il pesante disavanzo Usa e per
le varie diminuzioni del tasso ufficiale che stanno sfiduciando il dollaro
anche nei paesi emergenti come Cina e India che detengono grandi quantità di
riserve in dollari e che, per paura, hanno iniziato a vendere dollari per
comprare euro.
La Fed americana (Federal Reserve, banca centrale statunitense) dovrebbe far ritornare la fiducia verso il dollaro
aumentando il tasso ufficiale. In una situazione di crisi immobiliare e con
un caro petrolio così pesante è difficile attuare una manovra di questo
tipo. Anzi non è da escludere una ulteriore diminuzione del tasso, nel
tentativo di rilanciare la modesta crescita economica.
In questo scenario deve operare la Bce (banca centrale europea) che, a sua volta, si trova a
combattere il pericolo inflazione e deve difendere e rilanciare la crescita
economica dell'Europa.
Alcuni Paesi Europei chiedono l'aumento del tasso ufficiale per rallentare
l'inflazione. Questo però farebbe raffreddare ancora di più la crescita
economica e farebbe rivalutare nuovamente l'euro rispetto al dollaro
compromettendo ulteriormente le esportazioni.
Altri Paesi Europei invece chiedono la diminuzione del tasso che andrebbe a
ridurre il valore dell'euro e a favorire le esportazioni, ma andrebbe ad
aumentare il rischio di inflazione.
L'incertezza di come operare è accresciuta anche dal fatto che noi Europei
importiamo il petrolio pagandolo in dollari e i danni che ci vengono creati
dall'aumento del prezzo del petrolio sono in parte assorbiti dal rialzo
dell'euro.
Si capisce quindi che in questo clima di incertezza diventa sempre più
difficile prevedere l'andamento futuro dei tassi.
E' infatti in questi giorni la Bce non ha variato il tasso di riferimento
lasciandolo fermo al 4%, in attesa che il mercato dia ulteriori chiarimenti.
Si può prevedere comunque che l'aumento dell'inflazione e il marcato
rallentamento della crescita economica potranno convincere la Bce a tenere
fermo il tasso ufficiale anche per i prossimi mesi.