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Studi di settore: tassa occulta o metodo di controllo?

 

Dopo gli scontri della primavera scorsa sugli studi di settore tra Ordini Professionali, organizzazioni di categoria da una parte e amministrazione finanziaria dall’altra, è giunto il momento di un primo bilancio.

Per l’anno d’imposta 2006 il livello dei contribuenti congrui (cioè di quelli che hanno dichiarato un reddito che soddisfa le pretese dell’amministrazione finanziaria e che quindi non hanno bisogno di adeguarsi) è notevolmente sceso: si parla di circa il 54% (percentuale riportata dalla stampa specializzata).

Dall’anno d’imposta 2000 in poi la quantità dei congrui naturali era andata sempre crescendo. Cos’è successo nel 2006? E’ forse stato fatto un utilizzo troppo sostenuto di questo strumento per aumentare il gettito?

Sono stati poi introdotti gli indicatori di normalità, sempre per il 2006, che viaggiano in tandem con gli studi di settore; il primo frutto è comunque un aumento di ricavi e redditi per i contribuenti congrui e normali. Si parla di una crescita rispettivamente del 7,8 e del 22,1 per cento. Di diverso tenore i dati per i soggetti non congrui e non normali: qui non solo si è registrato un aumento dei ricavi ma anche un considerevole aumento dei redditi.

Gli elementi di normalità sono in realtà monitorati da qualche anno. Per coloro che nelle dichiarazioni 2006 erano già stati “virtuosi” nella gestione dei costi, nel 2007, con l’introduzione degli indici di normalità, si sono registrati aumenti dei ricavi pari al 2,3 e dei redditi pari all’8,1 per cento. Per coloro invece che non erano “normali”, l’aumento dei ricavi è del 10,4 e quello dei redditi del 24,4 per cento.

Da quanto emerge si può intuire facilmente che per i redditi 2006 dichiarati nel 2007 gli studi di settore accompagnati dagli indicatori di normalità hanno fatto il loro dovere e raggiunto l’obbiettivo, previsto nella finanziaria 2007, di un considerevole aumento di entrate per l’erario. Inoltre dalle prime stime si calcolano circa 400 mila soggetti, che hanno deciso di non adeguarsi alle pretese dell’amministrazione finanziaria,e quindi saranno potenzialmente accertabili.

Sugli accertamenti arrivano parole tranquillizzanti dal direttore centrale dell'accertamento dell’agenzia delle Entrate Villiam Rossi, che afferma che gli accertamenti sugli studi di settore non sono mai automatici né di massa; si sono sempre svolti nel contradditorio tra le parti e quindi definiti nella maggior parte dei casi.

A mio modesto parere i contribuenti che per il 2006 non si sono adeguati saranno invitati in contradditorio dall’agenzia delle Entrate; comunque finirà che dovranno aderire alle pretese dell’amministrazione salvo poter dimostrare che esistono eventi particolari che hanno determinato lo scostamento di quanto da loro dichiarato rispetto a quanto preteso dal fisco.

Da segnalare che interventi sugli indicatori stanno arrivando anche con la Finanziaria in corso di approvazione; questo perché in Senato è stato approvato un emendamento che ha rilanciato, con esiti incerti, il tentativo di limare il valore degli indici di normalità economica introdotti con la Finanziaria 2007.

 

Carlo Chinellato

Domenico Capitelli su You Tube  

 

 

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