Esiste una strada, tra le tante che si possono percorrere nella vita, che non è indicata nelle cartine stradali, perchè non ha un percorso fisso: a volte ti passa sotto casa e tu neppure te ne accorgi, altre ci sei già dentro ma non hai ancora capito quale ne sia la destinazione. E’ la strada dell’alcol e viene imboccata da molti giovani che, soprattutto la sera, prendono la loro auto per tornare da una famiglia che, di lì a poche ore, li starà già piangendo.
Questa è la sceneggiatura di una storia come tante, di quelle che si consumano nelle periferie del nostro ricco nord-est, tutti i fine settimana, con una cadenza che sa di ineluttabile. Il giorno dopo cosa resta? Resta un singhiozzo fermo in gola, una preghiera perché non accada più ed un ringraziamento silenzioso e soffocato dalla vergogna, perché non è successo a qualcuno che ci è caro. Seguono poi, sui media, gli atti d’accusa contro l’uso di sostanze che alterano la percezione del reale, magari tra la pubblicità di una grappa e quella di una birra, senza neppure il tempo di riflettere prima che il nostro carosello ricominci dal principio, con una sagoma bianca disegnata sull’asfalto.
Venire a capo del problema non è una impresa facile, ma fare il punto su alcuni aspetti della questione può aiutare non poco. Per prima cosa è bene rispondere ad una certa politica, fatta di sensazionalismi e sparate una tantum: non è molto d’aiuto minacciare sanzioni sempre più gravi a carico di chi guida ebbro, purtroppo non di gioia, se poi non seguono i controlli. Qualche numero aiuta: in Francia si fanno ogni anno sulle strade milioni di test per verificare le condizioni psicofisiche dei guidatori; nel Belpaese si ciarla tanto, ma l’ordine di grandezza in confronto è ridicolo. E’ al livello locale che si apprezza maggiormente la cosa: le infrazioni più sanzionate dai vigili del padovano sono da sempre i pericolosissimi divieti di sosta, mentre la guida sotto l’uso di sostanze stupefacenti o di alcol è sanzionata in poche decine di casi all’anno. E tutta la tiritera sulla necessità di informare i giovani, fare i controlli e prevenire gli incidenti? E’ finita in un mare di retorica, lo stesso dove credo siano affogate le iniziative di sensibilizzazione fuori dai locali notturni. Eppure basterebbe, una sera di mezza estate, mettersi a pattugliare le strade che dai Colli Euganei riportano in città, per scoprire che ci sono più alticci al volante che sobri. Ma i controlli costano… Ho visto in televisione un graduato della polizia stradale affannarsi a spiegare che un etilometro è uno strumento sofisticato, che richiede un certo investimento economico per l’acquisto e la manutenzione. Gli autovelox invece li regalano… Ma non sarà che questi ultimi rendono un tantino di più alle povere finanze pubbliche?
Polemiche a parte, la storia è più complicata di così e qui si arriva al secondo punto della questione: vi siete mai chiesti perché i controlli con il “palloncino” non si fanno praticamente mai fuori da una sagra di paese, o tra i ristoranti dei già citati Colli Euganei la domenica a pranzo. Ve lo dico io: perché altrimenti si rischia di dare fastidio ad un comparto economico. Scusate ma la tipica compagnia da agriturismo, con i mariti che a fine pasto schiumano come i lupi da quanto hanno bevuto, la vedo solo io? E credetemi, la cosa è legata alle stragi del sabato sera: se un giovane è abituato a vedere certi comportamenti ed a considerarli normali, poi come volete che possa rinunciare ad una birra prima di mettersi al volante. Avete presente il valore dell’esempio?
Il punto è che noi viviamo immersi in una cultura dell’alcol e non riusciamo ad uscirne. Vi rendete conto che c’è in giro la pubblicità di una birra che dice che i veneti, oltre che essere fatti per la maggior parte di acqua come tutti gli esseri umani, sono fatti anche di luppolo e malto? In pratica, dare dell’ubriacone ad uno è diventato un messaggio positivo. La cosa non può lasciarci indifferenti, come non dovrebbe lasciarci indifferenti quel fenomeno a cui si assiste, tutte le sere, nelle piazze di Padova. Il riferimento va a quella moltitudine di giovani che ivi si ritrovano e, con la scusa del socializzare, tendono ad alzare un po’ il gomito. La libertà di riunirsi e di divertirsi va difesa, non però a scapito dell' ordine sociale e della salute pubblica. Sono le istituzioni a doverne garantire il rispetto ed alla politica è affidato il compito di mediare fra le diverse forze in gioco.
La soluzione di tutti i mali non può essere lo spostamento “geografico” del problema al Portello… Che messaggio volete che un ragazzo ne possa trarre? Ubriacati pure, ma dove non dai fastidio? E’ questo che non riesco a digerire: si ciarla tanto di giovani senza valori, che affogano la loro noia nell’alcol già da quando sono preadolescenti e tutti i benpensanti si stracciano le vesti, poi però non si fa un beato nulla per migliorare le cose. Anzi, se serve si agevola anche il fenomeno.
L’ultimo aspetto della questione, su cui vorrei riflettere, è dato dalla schizofrenia con cui le istituzioni dimostrano di approcciarsi al problema di chi guida sotto l’effetto di sostanze, che modificano pericolosamente la percezione della realtà circostante. Mi spiego meglio: se un bicchiere di birra è da considerarsi fuori legge, cosa dovremmo dire di due milligrammi di lorazepam? Eppure in moltissime famiglie c’è la mammina depressa che si impasticca per bene e poi si mette al volante, per non parlare dei manager d’impresa che spesso fanno ben di peggio. Ma se notate, le contravvenzioni elevate per guida sotto l’influsso di tali sostanze sono pochissime, quasi nulle. Ma il farmaco succitato, è o non è tra i più venduti in Italia? Non sarà che esiste una “droga di Stato”, il cui uso è per certi versi tollerato? Nel qual caso, non si darebbe un gran bel messaggio ai giovani: se questi vedono un familiare che si impasticca e poi guida, senza neppure porsi la questione perché tanto è sicuro di farla franca, poi volete davvero che considerino due bicchieri di vino un problema?
Per concludere, se vogliamo mettere la parola fine alle stragi del sabato sera, se vogliamo chiudere quella via dell’alcol che ha come bilancio un numero di morti da guerra civile, occorre mettere in campo una politica di controllo serio, che dia un messaggio unico e fermo: chi sbaglia perché guida non sobrio mettendo in pericolo la vita degli altri deve pagare, senza se e senza ma. E soprattutto senza distinzione tra sostanze più o meno tollerabili: se incidono su riflessi ed attenzione, sono tutte pericolose allo stesso modo ed il loro uso va combattuto allo stesso modo. In aggiunta, non sarebbe male tentare di creare delle alternative per i giovani, affinché non considerino l’alcol come l’unico divertimento possibile, altro che trovargli degli spazi dove ubriacarsi più agevolmente. Ricordatevi che non c’è maturità ne dignità in un ragazzo che mette in pericolo la vita altrui perché disobbedisce alle regole pensando che sia un modo originale di protesta o di divertirsi, ma ben di peggio si può dire di chi, dovendo provvedere e dare l’esempio, preferisce invece guardare altrove.
Stefano Lazzarini
commenta
home