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foto dal sito listverse.com

 

Piercing, rituale modaiolo ma pericoloso

 

 

La pratica del piercing, rituale iniziatico o distinguo sociale nell’antichità o presso le  popolazioni primitive, ha negli ultimi decenni assunto una valenza diversa nella nostra società, affermandosi come moda giovanile sempre più diffusa.


In passato, nelle società antiche, la perforazione di alcune parti del corpo per inserirvi ornamenti di materiale diverso( pietra, osso, avorio,metallo) era pratica diffusa con finalità specifiche sociali e /o rituali-iniziatiche e ancora oggi si conserva in alcune tribù del terzo- quarto mondo. A tale proposito basti citare gli anelli ombelicali dei reali egiziani, o quelli ai capezzoli dei soldati romani o Galli, gli ornamenti linguali dei Maya, dimostranti coraggio e virilità, o i piattelli linguali di etnie quali i Surma in Etiopia e i Suya in Brasile. Nella cultura odierna, l’aurea mistica o ritualistica è stata dimenticata a favore di un atteggiamento dettato da scelte personali rispondenti ai dettami della moda o per imitazione di quanto ostentano personaggi del mondo della musica e dello spettacolo o ancora come simbolo di trasgressione.


Oggi, il piercing non è più limitato ai lobi dell’orecchio, ma può presentarsi in molti distretti corporei, fra cui anche il cavo orale, con sedi elettive labbra, lingua, guance e, più raramente, ugola e frenulo linguale. La gioielleria da piercing ha forme diverse; nel cavo orale sono utilizzati anelli (ring), barre (barbell) e tappi o bottoni (plug), nelle loro più diverse varianti.


La crescente popolarità del piercing orale ha però già evidenziato effetti e conseguenze ad esso legati: appare chiaro che chi si sottopone a tale procedura si espone a rischi di una certa rilevanza e va incontro a sequele non trascurabili. Diverse associazioni odontoiatriche si sono infatti già pronunciate ufficialmente con documenti e linee guida che condannano il piercing orale.


Le complicanze possono essere le più diverse e varie: nell’immediato si possono verificare emorragia prolungata, lesioni nervose (nervo trigemino, facciale, ipoglosso, glossofaringeo), con esiti a livello delle funzioni motorie e sensitive (i danni nervosi sono più frequenti in caso di piercing della zona dorsolaterale della lingua), infezioni localizzate alla sede del piercing, ma anche insorgenza di malattie infettive (Hiv, epatite B e C, Herpes Simplex, Candida) o stati di batteriemia con sintomi di interessamento generale e febbre alta. In letteratura è stato descritto come conseguenza di piercing orale anche un caso di angina di Ludwig, con infiammazione del connettivo, che si diffonde rapidamente agli spazi sottolinguali, sottomandibolari e sottomentali, con difficoltà di deglutizione, respirazione e parlata e grave rischio per la vita. Gli effetti a lungo termine del piercing orale sono invece quelli che più interessano lo stato di salute orale del portatore di piercing: trauma gengivale, iperplasia tissutale, deiscenze, recessione gengivale, usura o fratture dentali.


Basti pensare a come il piercing linguale o del labbro, sia per la propria configurazione(a pallina o a barra), sia per la tendenza di chi lo porta a “giocarci”, facendolo ripetutamente urtare contro i denti o contro la gengiva, movimento che avviene anche durante la masticazione e che può trasformarsi da “gioco” a vera e propria parafunzione, causa nel tempo irritazioni, deiscenze e recessioni parodontali e microfratture e abrasioni dello smalto.


Il fenomeno piercing orale sta coinvolgendo non solo la popolazione adolescente, ma anche la fascia adulta: le complicanze che tale pratica, un po’ rito, un po’ fenomeno di tendenza e moda, può determinare possono essere gravi. La conoscenza relativamente all’argomento è nulla o comunque inadeguata ed un’appropriata informazione sulle potenziali sequelae negative del piercing orale potrebbe ragionevolmente indurre una diminuzione del fenomeno.

 

Silvia Sambin