Patto di stabilità, più rispetto dai comuni più pubblicità: è un buon metodo per valutare l'operato degli amministratori.
Il Patto di stabilità interno, che condiziona in modo non trascurabile la gestione di comuni con più di 5mila abitanti, nasce per gli enti locali nel 1999 (legge 448/1998), con lo scopo di far partecipare gli enti al contenimento di spesa e al rispetto degli altri limiti assunti dall’Italia in sede comunitaria. L’obiettivo è ridurre il disavanzo finanziario e concorrere alla riduzione del debito pubblico.
Nella sostanza, ai fini del contenimento della spesa pubblica, il “Patto” prevede che non possano alterarsi determinati equilibri finanziari dati dal rapporto tra entrate e spese correnti (in termini di competenza: accertamenti ed impegni) ed entrate e spese di investimento (in termini di cassa: riscossioni e pagamenti).
Eventuali scostamenti dovuti ad esempio ad un eccesso di pagamenti in conto capitale, così come la possibilità che le entrate ordinarie non si verifichino nella misura prevista in bilancio, impongono l’adozione di correttivi immediati per impedire che il mancato rispetto del “Patto” dia luogo all’applicazione delle conseguenti sanzioni a carico del Comune come ad esempio:
- il divieto di effettuare assunzioni di personale;
- l’aumento dell’aliquota Irpef.
In precedenza la manovra era effettuata in misura percentuale uguale per tutti gli enti; ora, invece, viene fatta “personalizzata” per ogni singolo ente. Ogni ente, infatti determina la manovra sulla base dei propri dati di bilancio, utilizzando in particolare i dati di cassa del triennio 2003-2005, ovvero la differenza tra entrate finali incassate e spese finali nette pagate moltiplicata per un fattore correttivo (solo in caso di saldo negativo, viceversa il dato non viene preso in considerazione) e la media dei pagamenti fatti a spesa corrente nel medesimo triennio di riferimento, moltiplicata per un fattore correttivo.
Questo il compito dell’ente locale: a fine esercizio (per ognuno degli anni 2007, 2008, 2009) il proprio saldo finanziario, di competenza e di cassa, tra entrate finali e spese finali deve essere migliore di quello (sempre di competenza e di cassa) che l’ente ha realizato nel precedente triennio 2003-2005 (triennio base di confronto) nei medesimi aggregati (differenza tra entrate finali e spese finali).
Una volta determinata la misura della manovra correttiva, l’ente dovrà trovare la soluzione gestionale per ottenere il miglioramento previsto, fermo restando che ogni confronto deve essere fatto sempre considerando quanto è accaduto nel triennio 2003-2005.
Carlo Maretto