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Servizio sanitario nazionale:

dall'aziandalizzazione al governo clinico?

 

L’efficacia e l’appropriatezza degli interventi sanitari sono divenuti valori fondanti dei sistemi sanitari dopo un lungo periodo in cui le modalità di governo del sistema erano esclusivamente guidate da aspetti gestionali-organizzativi quali l’aziendalizzazione, l’efficienza operativa dei servizi, il management.

Tuttavia la dimensione di “efficienza clinica” intesa come uso ottimale, efficace e tempestivo delle risorse è ancora sostanzialmente irrisolta, perché il governo dell’organizzazione non è riuscito a trovare una risposta accettabile nonostante le politiche di welfare statement, competizione amministrata e managerialità diffusa.

Dal lontano 1972, quando Archibald Cochrane insisteva sull’impossibilità di “raggiungere l’efficienza dei servizi sanitari senza passare per l’efficacia”, si è progressivamente assistito all’evoluzione dell’Evidence-based Medicine (EBM) – strumento di pratica professionale e di formazione continua – in Evidence-based Health Care (EBHC) – metodologie per migliorare l’erogazione dell’assistenza sanitaria – sino al Governo Clinico (Clinical Governance), strategia di politica sanitaria che, contestualizzando nelle organizzazioni sanitarie gli strumenti metodologici dell’EBM-EBHC, si affida alla componente professionale per definire, mantenere e verificare gli standard di qualità clinica, guidati dai principi dell’efficacia-appropriatezza degli interventi sanitari.

In un momento di profonda trasformazione della Sanità italiana, diversi Piani Sanitari regionali hanno già riconosciuto nel Governo Clinico lo strumento per assicurare e mantenere la qualità assistenziale.

Inoltre anche il Servizio Sanitario Nazionale sembra andare verso l’adozione e lo sviluppo del Governo Clinico. Da alcuni anni si sta discutendo un disegno di legge (il primo presentato dal Ministro della Salute Sirchia e l’ultimo approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 novembre u.s., su proposta del Ministro Turco) sul Governo Clinico che enfatizza, rispetto agli aspetti economico-amministrativi, la qualità clinico-professionale attraverso la diffusione e lo sviluppo degli strumenti di valutazione, monitoraggio e miglioramento dell’assistenza sanitaria.

A questo punto mi sembra opportuno per i lettori precisare cos’è il Governo Clinico e per questo scopo è stata scelta la definizione del GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze).

Il governo clinico, liberamente tradotto da Clinical Governance, è una “strategia mediante la quale le organizzazioni sanitarie si rendono responsabili del miglioramento continuo della qualità dei servizi e del raggiungimento-mantenimento di elevati standard assistenziali, stimolando la creazione di un ambiente che favorisca l’eccellenza professionale”.

Il governo clinico richiede un diverso orientamento della struttura organizzativa delle aziende sanitarie, chiamate ad un ruolo attivo nello sviluppo di standard di qualità che devono essere definiti, mantenuti e verificati dalla componente professionale. Pertanto, considerato che la mission principale delle aziende sanitarie è quella di fornire assistenza di elevata qualità, sono tutti i professionisti a divenire il riferimento assoluto per il governo dell’organizzazione.

Gli obiettivi del governo clinico sono:

    • governare la estrema complessità delle organizzazioni sanitarie, orientandola alla promozione integrata della qualità di servizi e prestazioni e dell’efficienza;
    • mettere a punto un sistema multidimensionale di indicatori per monitorare la qualità dell’assistenza erogata dalle organizzazioni sanitarie, in termini di sicurezza, efficacia, appropriatezza, partecipazione degli utenti, equità ed efficienza;
    • ridurre, nella percezione della qualità assistenziale, il gap che esiste tra professionisti (libertà professionale incondizionata) e manager (bilancio aziendale).

Gli strumenti del governo clinico sono:

    • Evidence-Based Practice – i professionisti sanitari devono essere in grado di ricercare con la massima efficienza le migliori evidenze scientifiche disponibili e di integrarle nelle decisioni clinico-assistenziali;
    • Information Management – il professionista sanitario deve essere in grado di utilizzare gli strumenti per la gestione delle informazioni scientifiche e valutare criticamente le evidenze scientifiche disponibili;
    • Data Management – sviluppare i database clinici e migliorare l’interazione e la comunicazione tra i diversi sistemi informativi aziendali;
    • Linee Guida e Percorsi Assistenziali – le aziende sanitarie devono sviluppare metodologie per l’adattamento locale di linee guida cliniche in percorsi assistenziali, abbandonando definitivamente l’ambizione di produrre linee guida ex-novo;
    • Health Technology Assessment – promuovere la diffusione delle tecnologie sanitarie efficaci e la dismissione di qualunque tecnologia di efficacia non documentata o, comunque, obsoleta;
    • Clinical Audit – pianificare e condurre audit clinici che, confrontando la pratica corrente con gli standard definiti permettano di identificare le inappropriatezze (in eccesso e in difetto) dell’assistenza erogata e di verificare i risultati conseguenti al processo di cambiamento, in termini di processo e, se possibile, di esito;
    • Risk Management – pianificare ed implementare programmi aziendali di gestione del rischio clinico;
    • Formazione continua, training, accreditamento professionale – consolidare tra gli operatori sanitari la cultura della formazione continua, intesa come parte integrante della pratica professionale. Sviluppare strumenti per misurare la qualità tecnico-professionale dei singoli operatori, sino a definire programmi di training e criteri di accreditamento;
    • Staff management – definire le strategie di management degli staff per valorizzare le risorse umane;
    • Partecipazione degli utenti – coinvolgere i cittadini nella valutazione e nelle modalità di erogazione di servizi e prestazioni sanitarie perché: costituisce un loro diritto; il loro intervento può ridurre l’inappropriatezza della domanda.

Gli strumenti del governo clinico per essere efficaci non devono essere utilizzati in maniera sporadica o afinalistica e confinati esclusivamente all’ambito professionale ma devono essere integrati in tutti i processi di governo aziendale: strutturali-organizzativi, finanziari, professionali.

Naturalmente la gestione delle aziende sanitarie secondo gli obiettivi e gli strumenti del governo clinico richiederà un cambiamento culturale sia tra i professionisti che tra gli amministratori con indubbi vantaggi per il cittadino-utente in termini di qualità delle cure ricevute (appropriate, efficaci, sicure).

Mi auguro pertanto, che il governo clinico assistenziale diventi uno strumento di politica sanitaria anche della Regione Veneto per garantire e migliorare continuamente la qualità delle prestazioni erogate ai suoi cittadini.

 

 

Massimo Girotto

 

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