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Il segreto professionale

 

Uno psichiatra palermitano ha deciso di violare il segreto professionale denunciando all'autorità un giovane paziente, presunto pedofilo, che è stato arrestato.

E' un caso che sembra destinato a far discutere, per l'inedito squarcio che apre sulla deontologia professionale di un medico rispetto ad un paziente, quello sul quale ha deciso di intervenire il presidente della Società italiana di psichiatria, Carmine Munizza, per puntualizzare che ci sono casi eccezionali che possono dispensare il medico dal segreto professionale.

Secondo Munizza, lo psichiatra, come il medico, è  tenuto al segreto professionale nei confronti del paziente. Ma, in situazioni particolari e che possono configurare un pericolo per terzi, sono rintracciabili delle eccezioni, che lo specialista dovrà naturalmente successivamente giustificare. «Quando ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la  pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso, offrendosi magari come 'tramite' per denunciare il reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la consapevolezza  della gravità di ciò che ha fatto». E aggiunge: «Quando ciò non è possibile la valutazione resta quella, personale, del professionista, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà comunque giustificato».

 

L'obbligo del medico è sempre quello di cura, non di denuncia. Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, interviene nel dibattito sul rispetto del codice deontologico scaturito dalla vicenda dello psichiatra di Palermo. E conclude: «Io non l'avrei denunciato. Ribadisco infatti assolutamente la necessità dell'obbligo di segreto perché deve esserci un punto certo mentre bisogna adoperarsi nei confronti del malato perché non commetta più quello che ha rivelato, senza tradire il segreto professionale».

 

Come si può ben constatare, i pareri dei due esperti sono discordanti, in quanto mentre Munizza si concentra più sul fatto che in casi gravi e pericolosi sia necessario prendere una posizione personale anche a scapito del giuramento di rispettare il segreto professionale, questo per dei fini giustificati, Milillo invece punta più sul rispetto delle regole, volto anche a temporeggiare nel tentativo di consentire al paziente una rettifica del suo comportamento.

 

Fermo restando che ogni tipo di pena deve essere sempre e solo rivolta alla correzione di un atteggiamento che pregiudica l’individuo di fronte alla legge, visto che è stata concepita per permetterne la sua reintegrazione nella società, ritengo che l’intervento immediato e concreto dello psichiatra sia stata la vera soluzione tampone a un problema che, se lasciato a se stesso e alla speranza che il tempo e le cure psicologiche potessero migliorare il giovane paziente, avrebbe invece aggravato la faccenda e magari portato a situazioni ben più gravi e magari irreversibili.

 

I pareri sono tutti unanimi sul fatto che se vi sono delle regole, queste debbano essere rispettate, comprese quelle legate al segreto professionale, che derivano da una deontologia di rispetto nei confronti del paziente.

 

Tuttavia, non ritengo ragionevole né auspicabile attenervisi quando le priorità contingenti superano il valore intrinseco di questi dettami. Lo stesso penso possa valere anche per la confessione fatta al sacerdote, il quale in certi contesti non si trova più a dover giudicare un atteggiamento dal punto di vista morale, ma reale, concreto, perseguibili a norma di legge, tanto più se ne vanno di mezzo altre persone.

Credo anzi che in queste circostanze gravi l’omertà o il silenzio forzato siano un indice di correità, e di patteggiamento con atti evitabili e potenzialmente estinguibili.

 

Resta sempre fermo il punto che si agisce nella consapevolezza che la pena che ne scaturirebbe è volta a recuperare il paziente, e in questa luce deve operare lo psichiatra o il prete che vengano a conoscenza di fatti che umanamente precludano ogni possibilità di rispetto del segreto stesso.

 

Credo ci siano casi limite come questo in cui ci si deve mettere una mano sulla coscienza, e considerare quale sia il male minore: contravvenire a una regola a fin di bene o attenervisi per scrupolo e magari causandone anche involontariamente ulteriori e gravi conseguenze?

 

Paride Zandegł

 

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