Le strategie di Universal Robots per dominare il mercato dei Cobot

cobot pixabayPiccoli strumenti studiati per cooperare con l'operatore umano in una cella di lavoro, flessibili, programmabili con un corso online di 87 minuti e configurabili in un'ora, poco costosi, riutilizzabili in contesti diversi, consentono un ritorno dell'investimento in sei mesi, senza considerare l'iperammortamento. Stiamo parlando dei cobot, i robot collaborativi, l'avanguardia della robotica democratica: ovvero il 4.0 a portata di piccola impresa, per lo più manifatturiera. Non solo perchè possono essere applicati ai grandi impianti, com'è ovvio; ma rispetto ai piccoli si può dire che colmino il divario tra la produzione artigianale e quella automatizzata. Si diffondono con una crescita superiore al 50% all'anno. Guida questa rivoluzione l'azienda danese che i cobot ha inventato e piazzato sul mercato domestico e tedesco già nel 2008: Universal Robots, presieduta da Jürgen von Hollen. Tre modelli di diversa portata sono stati studiati per la pallettizzazione di precisione, le ispezioni per la qualità, lo stampaggio a iniezione, l'assemblaggio industriale, il prelievo e il posizionamento e tanto altro. E per settori diversificati: dall'automotive alla chimica, dall'industria aerospaziale alla lavorazione dei metalli. Ma come sarà il cobot del futuro? Ancora più agile, più facilmente integrabile in azienda, con software ancora più intuitivi. Perché è quello che chiede il mercato, il mercato delle Pmi. Ne abbiamo parlato con Alessio Cocchi, che guida la filiale italiana di Universal Robots.

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Marco de' Francesco

Industria Italiana

4 febbraio 2019

immagine gratuita pixabay






 

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