Hpe e digital transformation: come vincere la mentalità conservatrice all’interno di alcune aziende

bregulla volkhard hpe"Vedere per credere". Un'espressione che riassume anche la strategia del gigante della tecnologia informatica Hpe per la diffusione dell'IoT in versione edge (con dati, cioè, elaborati in prossimità delle macchine che li generano) tra le aziende. In particolare, tra le imprese "owner driven", quelle caratterizzate in genere da un atteggiamento conservatore in fatto di adozione di tecnologie abilitanti. Centrale è un approccio pragmatico – per il quale vengono messi a disposizione delle imprese pacchetti standard, "IoT starter kit", che rappresentano in un certo senso la versione per principianti di strumentazioni via-via più complesse. Questo è quanto basta per scoprire le potenzialità dell'IoT in fatto di controllo dei processi e di manutenzione predittiva – monitoraggio intelligente che continua ad essere in generale una delle porte di ingresso per l'internet delle cose. E che consente risparmi considerevoli. È necessario, però, che nelle aziende IT e OT vadano d'accordo: solo la loro convergenza consente il migliore utilizzo dei dati. Perché ciò accada, occorre che chi si occupa di una funzione e chi gestisce l'altra siano impegnate nella risoluzione di problematiche comuni. Per il resto, c'è grande ottimismo per l'avanzata dell'IoT in particolare e dello Smart Manifacturing in generale: la crisi dell'Eurozona non è destinata a colpire con violenza il settore. Parola di Volkhard Bregulla, vice president global manufacturing automotive and Iot di Hpe, intervistato da Industria Italiana qualche giorno fa a Ginevra.

Le strategie di Universal Robots per dominare il mercato dei Cobot

cobot pixabayPiccoli strumenti studiati per cooperare con l'operatore umano in una cella di lavoro, flessibili, programmabili con un corso online di 87 minuti e configurabili in un'ora, poco costosi, riutilizzabili in contesti diversi, consentono un ritorno dell'investimento in sei mesi, senza considerare l'iperammortamento. Stiamo parlando dei cobot, i robot collaborativi, l'avanguardia della robotica democratica: ovvero il 4.0 a portata di piccola impresa, per lo più manifatturiera. Non solo perchè possono essere applicati ai grandi impianti, com'è ovvio; ma rispetto ai piccoli si può dire che colmino il divario tra la produzione artigianale e quella automatizzata. Si diffondono con una crescita superiore al 50% all'anno. Guida questa rivoluzione l'azienda danese che i cobot ha inventato e piazzato sul mercato domestico e tedesco già nel 2008: Universal Robots, presieduta da Jürgen von Hollen. Tre modelli di diversa portata sono stati studiati per la pallettizzazione di precisione, le ispezioni per la qualità, lo stampaggio a iniezione, l'assemblaggio industriale, il prelievo e il posizionamento e tanto altro. E per settori diversificati: dall'automotive alla chimica, dall'industria aerospaziale alla lavorazione dei metalli. Ma come sarà il cobot del futuro? Ancora più agile, più facilmente integrabile in azienda, con software ancora più intuitivi. Perché è quello che chiede il mercato, il mercato delle Pmi. Ne abbiamo parlato con Alessio Cocchi, che guida la filiale italiana di Universal Robots.

Marcegaglia: la digital transformation dell’acciaio

industriaDue i progetti per Marcegaglia, storico e più importante gruppo siderurgico italiano, in tema di automazione e trasformazione digitale. Il primo riguarda la movimentazione automatizzata di materie prime e prodotti. Si tratta di spostare all'interno degli stabilimenti dei coil, gigantesche bobine d'acciaio, pesanti tonnellate, e di far ciò con grande precisione e senza rischi per il personale. Si è ricorso, in stabilimenti diversi, a navette automatiche e a carriponte che trasmettono dati raccolti real time ad un sistema centrale che impartisce loro ordini. Il secondo concerne il monitoraggio degli impianti. La supervisione non è più svolta entrando direttamente nei singoli controller delle macchine, a guasto avvenuto; ma da un'unica regia di gestione. I due piani hanno un minimo comune denominatore: la sensorizzazione degli stabilimenti, che consente alle navette di orientarsi e all'azienda di tenere sotto controllo gli impianti; e una architettura di rete cablata e wireless, che permette la trasmissione dei dati raccolti da veicoli e dalle linee produttive, e che instaura la comunicazione tra le macchine. In azienda si inizia ad utilizzare Cisco Kinetic per l'acquisizione dei dati dai controller, la loro normalizzazione e il loro invio ai sistemi di controllo. D'altra parte, tutta l'architettura, con copertura forte, ad alta densità, è stata realizzata da Cisco, multinazionale specializzata nella fornitura di apparati di networking. Il modello è quello della connected factory, la fabbrica smart dove l'internet delle cose è realtà pervasiva.

Componentistica automotive: le tre mosse per non perdere il primato italiano anche in questo settore industriale

componentisti pixabayI componentisti dell'automotive, spina dorsale dell'industria italiana che segna al momento una perdita a due cifre, sono chiamati a ridefinire rapidamente le proprie strategie. A loro disposizione tre armi per superare il momento e contrastare l'avanzata dell'elettrico: nuove tecnologie, che si possono reperire nei centri ricerca di Paesi all'avanguardia come gli Stati Uniti e Israele, R&D e personale altamente qualificato. Per sfruttare al meglio gli ultimi due elementi sarebbero opportune iniziative governative, come crediti di imposta ad hoc. La pensa così Paolo Scudieri, presidente di Anfia, l'associazione nazionale della filiera automobilistica, nonché del gruppo Adler – Hp Pelzer, importante realtà della componentistica. Per Scudieri l'auto green rappresenta un brusco cambio di paradigma: non è la versione a batterie di un veicolo tradizionale – è un'altra cosa, da completare con strumenti e parti appositamente ridefinite. All'elettrico, si affiancheranno mezzi più simili alle auto oggi in circolazione, come l'ibrido avanzato e il termico evoluto, con carburante naturale ecologico. Ma il tutto sarà integrato in un contesto di mobilità più complicato, regolato da software e intelligenza artificiale. Pertanto i fornitori, che rappresentano il 3% del Pil nostrano, dovranno studiare soluzioni diversificate in base alla tipologia del veicolo e al contempo innovative, per rispondere alla complessità del sistema.

Kpmg: a Milano va in scena il Big data Show

kpmg insights centreCon la data-driven economy, e cioè un'economia che mette al centro i dati e la loro valorizzazione, non sorprende che Kpmg, network globale di servizi professionali alle imprese, scommetta sul valore strategico delle informazioni. L'analisi dei dati – oggi utilizzata per definire gli obiettivi di business e quindi di fatturato, produzione e profitto – diventa intrinsecamente parte e volano della consulenza diretta a raggiungere questi fini. Ciò che caratterizza il modello della multinazionale è però l'enfasi sulla data visualization: allo schema informativo monodirezionale, tipico delle presentazioni in Power Point, succede quello dell'Insights Centre, dove il cliente interagisce e può osservare su dashboard grafici, numeri e tabelle, che codificano messaggi quantitativi: si evidenziano così relazioni che altrimenti non verrebbero mai rilevate, e che invece possono aprire la strada a decisioni cruciali per il business dell'azienda-cliente. Si parla, peraltro, di gamification, perché mentre in un contesto tradizionale il cliente deve attendere le settimane o i mesi necessari all'espletamento dell'analisi, oggi può ottenere una soddisfazione immediata a quesiti, dubbi, e interpretazioni del dato. L'Insights Centre aperto a Milano da Kpmg fa parte di una rete che integra altri 9 centri simili sparsi per il globo. Anche questo è un vantaggio per il cliente, dato che i centri condividono lo stesso know how e si scambiano dati e analisi. Industria Italiana ha visitato l'Insights Centre, guidata dal partner Kpmg Advisory Massimiliano Calogero. Kpmg Advisory in Italia è guidata da Michele Parisatto.

La fabbrica virtuale di Siemens non perde un colpo

fabbrica virtuale pixabayIl "digital twin della macchina o della fabbrica": questa definizione, già in uso in Siemens – primo automation provider nel mondo e gigante dell'elettrificazione – dovrebbe cambiare il volto dell'industria. Si tratta di una virtualizzazione che non si limita alla simulazione dei controlli a logica programmabile e dei servizi di automazione digitalizzati ma che riproduce il modello fisico della macchina e favorisce la progettazione assistita. Si possono così riprodurre gli effetti di variazioni indotte dagli operatori sul comportamento delle macchine, ottimizzandone il funzionamento e il rendimento ed evitando problemi anche di rilievo. Grazie al software, si gioca d'anticipo e si risparmia. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Galli, Head of PLC Sales di Siemens Italia. Grazie alla simulazione, si possono valutare gli effetti di modifiche sul comportamento di macchine e processi produttivi, evitando problemi anche di rilievo, con evidenti benefici in termini di costi. Sono questi i vantaggi del "digital twin". Da una parte un robot Kuka, una macchina da lavoro, progettata e sviluppata in Tia Portal, (Totally Integrated Automation Portal: offre un accesso illimitato ad una gamma completa di servizi di automazione digitalizzati, dalla pianificazione digitale all'ingegneria integrata fino al funzionamento trasparente). La nuova metodologia di sviluppo e design delle macchine accorcia i tempi di immissione sul mercato, ad esempio mediante strumenti di simulazione, aumentando la produttività dell'impianto attraverso ulteriori funzioni di diagnostica e gestione dell'energia e offrendo al contempo una flessibilità più ampia grazie ad una interazione modulabile con i sistemi informatici di fabbrica.

DigiTouch punta ad acquisizioni e crescita del 60%

digital marketing pixabayDue obiettivi per DigiTouch, gruppo specialista nel MarTech e quotato all'Aim: 53 milioni di ricavi ed una acquisizione. Il primo è previsto per l'anno prossimo, nel 2020, e rappresenta un balzo considerevole rispetto al fatturato dello scorso anno, di che si è attestato a oltre 32 milioni. Si ragiona sulla scorta dei progressi a due cifre degli ultimi anni e alla luce di un mercato frizzante. Gli investimenti in advertising online, infatti, avanzano al passo serrato e limano, con inattesa rapidità, la pubblicità sulla carta stampata e sulla televisione. Il secondo obiettivo risponde ad una necessità. L'azienda utilizza un insieme articolato di tecnologie: nel campo della profilazione e dei big data, per tracciare tutto il percorso dell'utente di riferimento, e in quello del retargeting, per recuperare con messaggi "successivi" quelle relazioni che d'acchito non si sono tradotte in vendita. Il tutto avviene automaticamente, senza il concorso umano ma grazie ad algoritmi. Ecco: il gruppo intende inserire nel proprio perimetro una società tramite cui rafforzare gli asset di Profiling, Data Mining e Analytics. Altro driver di crescita nella strategia di DigiTouch potrebbe essere l'internazionalizzazione. Si guarda ad Est, a Paesi come la Polonia e la Bulgaria, lì dove il budget di advertising delle aziende è in forte rialzo. Ne abbiamo parlato con il presidente Simone Ranucci Brandimarte.

Ma come sarà il Fintech del terzo millennio?

fintech pixabayCome mettere insieme finanza e tecnologie d'avanguardia, credito e smart contract, servizi bancari e sicurezza informatica nonché soddisfazione efficiente ed economica delle regole di conformità di settore? Come inserire l'intelligenza artificiale in attività "tradizionali", tipicamente refrattarie ai cambiamenti? Da qualche anno a questa parte ci hanno pensato le aziende del Fintech, che si occupano di pagamenti digitali, business come il crowd-funding e personal finance come le piattaforme di prestiti online. Ma ora le banche vogliono essere della partita. La novità, dunque, è che questi mondi assai diversi hanno deciso di incontrarsi per studiare una strategia comune di sviluppo. Ciò avviene nel contesto del percorso FinTechnology di The European House – Ambrosetti, che ha quasi compiuto un anno di vita. È nato con la collaborazione di Banca IFIS (Main Partner) e quella di Banca Finint e Microsoft Italia (Partner) e si è sviluppato in tre riunioni: una sulla Digital Transformation del sistema finanziario, l'altra sulla regulation e l'ultima sull'open innovation. È emerso che è presto per parlare di via italiana al Fintech, e che è complicato selezionare i modelli più performanti. Tuttavia, si stanno cercando delle formule creative per mettere insieme tecnologie e business. Ne abbiamo parlato con Mauro Frassetto di Banca Finint sulla scorta dello studio "Fintechnology Forum – The Finance Revolution" di Ambrosetti.

LifeBee e il Pharma 4.0

life science pixabayTre direttrici di sviluppo di LifeBee, azienda milanese che si occupa della trasformazione digitale delle industrie del Life Science, e cioè pharma, biopharma e medicale. Anzitutto, la focalizzazione sugli analytics; poi, l'espansione in mercati "contigui", come il cosmetico e quello degli integratori; e infine l'internazionalizzazione. Ora, il Life Science è un settore fortemente regolamentato da autorità nazionali, europee e mondiali. Ciò significa che la digitalizzazione delle aziende-clienti va attuata tenendo conto di precise misure relative alla riservatezza e alla salute dei consumatori. E, dal 9 febbraio, con l'entrata in vigore di una direttiva europea, di regole anticontraffazione: per i prodotti venduti all'estero, è prevista la tracciabilità digitale del farmaco, azione che impatterà sui processi produttivi nonché sull'intera filiera, dallo shopfloor sino al farmacista. L'impressione è che sul punto le industrie farmaceutiche nostrane non siano ancora del tutto pronte; tuttavia, la norma è destinata a produrre una spinta ulteriore verso la digital transformation, seppure in maniera un po' forzosa. Ma LifeBee ha una sua strategia, sperimentata in 15 anni, quella di procedere su tre fronti al contempo, integrando gli uni e gli altri: innovazione, compliance e processi operativi. Peraltro il 26 febbraio si terrà, a Milano, il convegno "Pharma 4.0: processi eccellenti e tecnologie abilitanti per il futuro del farmaceutico italiano", dove sarà offerta una panoramica di nuove applicazioni in tema di digital trasformation. L'evento, moderato nella mattinata dal direttore di Industria Italiana Filippo Astone, è organizzato da Sps Ipc Drives, fiera dell'automazione legata all'espositore globalizzato Messe Frankfurt, ed è realizzato grazie alla Affiliata Italiana di Ispe, la più grande associazione globale no profit dedicata ai professionisti del farmaceutico e delle scienze della vita, di cui Teresa Minero, founder e Ceo di LifeBee è Chair Italy nonché membro dell'Eu leadership team di Ispe.

e-Novia investe nell’innovazione industriale made in Italy

startup pixabay 2C'è un mondo in cui il noto motto di Walt Disney – "se puoi sognarlo, puoi farlo" – non sempre funziona; anzi, quasi mai. È quello delle start-up, che in Italia producono per lo più perdite di esercizio: il reddito operativo totale è in negativo per 87,8 milioni. C'è poi una Fabbrica di Imprese, la milanese e-Novia, che punta a quotarsi in Borsa nel prossimo triennio, che avanza a doppia cifra e che intende aprire sedi in Giappone e in Israele. Di e-Novia e delle realizzazioni industriali delle start up tenute a battesimo, Industria Italiana si è occupata più di una volta: qui con Yape, Your Autonomous Pony Express, il robot di ridotte dimensioni che viaggia su due ruote dotate di motori elettrici autonomi e che grazie a sensori e videocamere è in grado di muoversi su marciapiedi e piste ciclabili per consegnare pacchi fino a 70 chilogrammi di peso, (qui) con la fresatrice 4.0 Goliath. E-novia è all'origine di un sistema di gemmazione di start-up che subito vanno avanti sulle proprie gambe. Ma come funziona? E perché funziona? Il fatto è che l'approccio è "di fabbrica": l'idea iniziale, che nasce in collaborazione con gruppi di ricerca di atenei, deve superare dei passaggi predefiniti relativi alla praticabilità industriale e commerciale; solo a seguito di giudizi positivi, da e-Novia arriva il via alla start-up, che possiede in partenza tutte le funzioni tipiche di un'azienda, dalla finanza al marketing. Insomma, rispetto all'ambiente mediano startupparo, che insegue modelli californiani qui non troppo percorribili, si assiste ad una forte attenzione alla struttura. D'altra parte, l'innovazione serve a far funzionare meglio tutto il resto; ma se tutto il resto non c'è, le cose non possono funzionare. Ne abbiamo parlato con il Ceo di e-Novia, Vincenzo Russi.

 

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