Argentino Schiaffino, esponente della Letteratura nazista in America, è stato ucciso a Detroit

boca ultrasDetroit – Le notizie sono ancora incerte e contrastanti. Le dinamiche della morte ancora al vaglio degli inquirenti che stanno facendo luce sul delitto. Quel che è certo è che Argentino Schiaffino, detto El Grasa, è stato ucciso nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. Difficile stabilire l'orario esatto della morte, anche per il passaggio notturno tra l'orario legale e quello solare che sposterebbe di un'ora il momento esatto dell'agguato mortale. Il suo corpo è stato rinvenuto sul retro di un locale malfamato di Detroit, crivellato da numerosi colpi di arma da fuoco, esplosi da uno o più sconosciuti. Scompare così uno degli esponenti meno in vista della Letteratura Nazista in America, fratello del più celebre Italo Schiaffino.

Tra i primi a rendere omaggio ad Argentino è stato Diego Armando Maradona, che ha espresso parole di profondo cordoglio: «Mi dispiace per la morte di Schiaffino. È stato un grande uomo e un grande calciatore, rimarrà nella storia come grande protagonista del Maracanazo». Con ogni evidenza purtroppo Maradona confonde però Argentino Schiaffino, con il ben più noto Juan Alberto, giocatore uruguaiano e campione del mondo nel 1950. Alberto Schiaffino fu anche marcatore in quella celebre finale contro il Brasile, passata alla storia con il nome di Maracanazo, a cui accenna Maradona. Juan Alberto Schiaffino, per la cronaca, è morto a Montevideo nel 2002.

L'anno scorso piangevamo la scomparsa di Harry Sibelius, ben più eminente rappresentante della corrente letteraria nazista nelle americhe, sottolineando come fosse sempre più sparuta la compagine di questi scrittori resi celebri per essere stati inseriti da Roberto Bolaño nella sua enciclopedia che cataloga tutti gli scrittori filonazisti americani. L'antologia di Bolaño è stata edita nel 1996 dalla casa editrice Saix Barral di Barcellona e tradotta in Italia prima da Sellerio, nel 1998 e poi da Adelphi nel 2013.

Argentino Schiaffino nasce a Buenos Aires nel 1956 e vive gli anni dell'adoloscenza all'ombra del fratello Italo, ben più alto e robusto, mentre Argentino è basso e grassottello, da qui l'affettuoso appellativo di El Grasa, che si porterà fino alla morte. Italo trasmette al fratello la passione per il Boca Juniors e lo introduce ai misteri della poesia.

Nel suo paese El Grasa ha sempre ricevuto notevoli riscontri di critica. Palito Kruger nel terzo numero della fanzine «Con il Boca» lo ha paragonato a Rimbaud. L'accademico Gonzáles Irujo lo pone sullo stesso piano di Bardomero Fernández e alcuni suoi cari amici in lettere (spesso anonime) inviate ai giornali di Buenos Aires lo esaltano come l'unico personaggio pubblico che può stare al pari di Maradona (nonostante quest'ultimo non sappia nemmeno chi sia). Infine, ed è cronaca di questi giorni, in un breve articolo commemorativo pubblicato su un quotidiano di Selma, in Alabama, John Castellano equipara la sua figura alla figura tragica di Ringo Bonavena.

La sua vita si è sempre divisa tra la letteratura e il calcio e molte volte, specialmente all'inizio della sua carriera di poeta e di tifoso, le due passioni hanno coinciso fino a sovrapporsi. Inizia a scrivere poesie a tredici anni e a sedici pubblica a sue spese 50 copie del suo primo libro composto da 30 epigrammi, intitolato Antologia delle più belle barzellette d'Argentina, che vende personalmente sugli spalti dello stadio ai tifosi del Boca esaurendo l'intera tiratura in un fine settimana.

Entusiasmato dai suoi primi successi, nel dicembre del 1973, El grasa diffonde il manifesto polemico intitolato Ne abbiamo le palle piene, nel quale si scaglia contro la classe arbitrale rea a suo parere di parzialità, di subire passivamente i tradimenti delle consorti, scarsa forma fisica e in alcuni casi di abuso di sostanze stupefacenti, comportamento che induce ad alterare i risultati finali di alcune partite di calcio.

Da qui in poi le sue pubblicazioni seguono prevalentemente la periodicità dei mondiali di calcio. Nel 1978, anno dei mondiali in Argentina, con vittoria finale dell'Argentina, El grasa pubblica il lungo poema intitolato Campioni. Pubblicato in ben 1000 copie ciclostilate vendute personalmente all'ingresso degli stadi. Un testo in realtà un po' confuso dal punto di vista della metrica. L'autore passa infatti senza soluzione di continuità dal verso libero agli alessandrini, ai distici, alla rima baciata e talvolta persino alla catafora. Comunque sia quest'opera andrà esaurita in sole due settimane.

Il Mundial spagnolo del 1982 segna una pausa creativa. Recatosi in Spagna per seguire la sua nazionale, in seguito alla sconfitta dell'Argentina con l'Italia (era il 29 giugno, Italia-Argentina 2-1, goal di Tardelli e Cabrini, accorcia le distanze Passarella al minuto 83. Per la cronaca il 2 luglio l'Argentina perderà anche con il Brasile per 3-1), El grasa viene arrestato in un albergo di Barcellona per aggressione aggravata, tentato omicidio, furto e disordini nella pubblica via. Al suo ritorno in patria viene acclamato dagli ultras del Boca come nuovo leader.

Durante i mondiali messicani del 1986 che vedono il trionfo dell'Argentina in finale sulla Germania per 3-2, El grasa è troppo impegnato nel tifo e in atti di teppismo per dare alla luce una nuova opera, che infatti verrà pubblicata solo nel 1987. Si tratta del vasto poema La solitudine (640 versi), pubblicato a spese del dottor Morazán, autore anche della nota introduttiva. Il testo è corredato da quattro disegni a china della signorina Berta Macchio Morazán, nipote del ben più noto prefatore dell'opera.

Nel 1989 appare il libro intitolato Il meglio di Argentino Schiaffino, che riunisce una scelta dei suoi versi, racconti e scritti politici. La pubblicazione, non essendoci indicazioni nel volume, è attribuita alla casa editrice dalla vocazione mistagogica Quarto Reich Argentino. In particolare questa pubblicazione convincerà Roberto Bolaño ad inserire di diritto El Grasa nella sua antologia della Letteratura nazista in America.

Nel 1990 si reca ai Mondiali d'Italia dove viene schedato, insieme ad altri tifosi argentini, come visitatore potenzialmente pericoloso. La sconfitta in finale dell'Argentina contro la Germania (1-0 goal di Brehme su rigore dubbio), è un duro colpo per la stabilità mentale di Schiaffino, che in seguito a un pubblico tentativo di sodomia nei confronti della mascotte Ciao, viene rimpatriato.

Nel 1992, alla testa di un nutrito gruppo di ultras della sua organizzazione, tende un'imboscata a un pullman carico di tifosi del River Plate. Il bilancio è di due morti e numerosi feriti. Parte un ordine di cattura per Argentino Schiaffino, che però sparisce nel nulla. Di qui ha inizio la fase "fantasma" della vita di El Grasa, per cui in seguito verrà paragonato a Salinger e a Pynchon, non tanto per la qualità dei suoi scritti, ma per la sua presunta riservatezza, che non è altro che latitanza e fuga dalle forze dell'ordine.

Da qui la sua esistenza si fa leggendaria. Ricompare periodicamente in alcune fotografie che si scatta egli stesso mentre inneggia alla squadra del cuore come un qualsiasi tifoso. Nel 1994, durante i Mondiali in USA, concede un'intervista a un quotidiano sportivo di Buenos Aires, nella quale dichiara di trovarsi a Boston, sede delle partite dell'Argentina. Si attiva anche l'FBI, ma di Schiaffino non c'è traccia, se non per alcuni selfie che ritraggono El Grasa al Foxboro Stadium, ritrovati in una camera d'albergo.

Per molto tempo di lui non si sa più nulla. Nel 1998 un gruppo di fedelissimi partono per i Mondiali di Francia, con la certezza di trovarlo là, come sempre, a tifare biancoceleste. Invece questa volta El Grasa non dà segni di vita e negli ambienti della tifoseria del Boca e in quelli letterari si comincia a temere il peggio. Ovvero che la sua latitanza sia terminata nel peggiore dei modi. Ma non era ancora arrivata la sua ora.

Ai Mondiali del Giappone del 2002 alcuni tifosi argentini che perlustrano col binocolo lo stadio di Osaka credono di avvistarlo nel settore attiguo alla curva sud. Si avvicinano, increduli e felici, ma quando sono lì non lo trovano. Rimangono alcune foto del presunto El Grasa. Purtroppo il suo viso è seminascosto da una banana gonfiabile, con tanto di bollino blu, che lo rende irriconoscibile.

Negli anni successivi verranno rese pubbliche altre sue foto, senza poter determinare se siano precedenti alla sua scomparsa o recenti. In una in particolare si vede una grigliata nel giardino di una casa: tutti i commensali vestono le tuniche e i cappucci del Ku Klux Klan, tranne Schiaffino che si deterge il sudore con un cappello da cuoco. È l'ultima foto nota che ritrae El Grasa vivo. Foto che lascia supporre una sua residenza negli Stati Uniti e come si sia avvicinato oltre che al Klan, anche al Movimento Cristiano Americano e al gruppo Rinascita Americana.

Finalmente nel 2010, anno dei Mondiali in Sudafrica, appare il romanzo tanto promesso e atteso dai suoi irriducibili fan. Si tratta de Il tesoro, una sorta di autobiografia romanzata in cui Schiaffino parla nel corso delle sue 535 pagine della sua vita. Politicamente El Grasa mette le cose in chiaro. E lo fa a modo suo. Lui non è di destra né di sinistra. Come tutti ha amici sia tra i neri che nel Ku Klux Klan. È contro il monopolio della cultura. Crede nella famiglia, ma anche nel divertimento «proprio e naturale del maschio». Purtroppo Il tesoro non è mai stato pubblicato in Italia.

Il ritrovamento del suo cadavere a Detroit ha permesso di ricostruire in parte i suoi ultimi spostamenti e la sua vita da latitante. Sembrava che dopo la pubblicazione de Il tesoro la sua vita si fosse incanalata sulla strada giusta. Non è così. Pare che avesse due ristoranti di carne alla brace nell'area di Miami, ma una gestione poco oculata degli affari lo hanno portato alla bancarotta. Divorzia da Elizabeth Moreno, la sua terza moglie. Nel 2013 lascia la Florida e si stabilisce a New Orleans.

A New Orleans lavora come direttore del ristorante El Chacarero Argentino. Alla fine del 2013 pubblica in forma semi clandistina e a proprie spese l'ultimo libro di poesie: Storia sentita sul Delta. Una sorta di florilegio di barzellette malinconiche, a detta dei critici all'altezza dei suoi primi versi per il Boca.

Proprio quest'anno aveva lasciato New Orleans per ragioni sconosciute (si vocifera in seguito a un esaurimento nervoso successivo al goal di Götze ai supplementari della finale dei Mondiali del Brasile e alla sconfitta dell'Argentina contro la Germania, che avrebbe rievocato in Schiaffino i fantasmi del '90), fino al tragico epilogo della sua avventurosa esistenza e alla cronaca di questi giorni.

Rimandiamo per ulteriori approfondimenti biografici e bibliografici all'esaustiva antologia di Roberto Bolaño, appunto la già citata La Letteratura Nazista in America. Aspettando che gli inquirenti facciano maggiore luce sugli eventi che hanno portato alla morte di Argentino Schiaffino, possiamo tranquillamente affermare che se l'Argentina non ha perso un illustre poeta, di sicuro ha perso, insieme alla squadra del Boca, un grande tifoso.

Matteo Bugliaro Goggia

1 Novembre 2015

credits immagine: Reuters

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