Un mostro chiamato Girolimoni

girolimoniIntervista a Fabio Sanvitale, autore, con Armando Palmegiani, di un true crime su Gino Girolimoni, il "mostro" innocente.

Giornalista investigativo, esperto dei casi storici della cronaca nera italiana e internazionale, Fabio Sanvitale è anche autore del true crime "Leonarda Cianciulli.La saponificatrice" con Vincenzo Mastronardi. In "Un mostro chiamato Girolimoni – Una storia di Serial Killer di bambine e innocenti"(Sovera Editore, pag.175, euro 15,00) insieme ad Armando Palmegiani ricostruisce la vicenda del serial killer di sette bambine uccise a Roma negli anni Venti. Dall'innocenza di Girolimoni a nuove verità, il caso viene riaperto dai due autori che si avvalgono della consulenza di esperti e si occupano delle indagini in prima persona, facendo con gli occhi da detective, sopralluoghi nelle strade dei delitti e avvalendosi delle nuove tecniche investigative. 

 

Perchè la scelta del caso Girolimoni? In cosa si diversifica questo libro dagli altri tre dedicati al "serial killer" delle bambine?

E' presto detto: la maggiore accuratezza della ricerca storica e quindi il miglior tentativo di trovare un'identità all'assassino delle bambine di Roma. Come sempre, con Armando Palmegiani, abbiamo creato uno staff di consulenti che ci hanno accompagnato in questo viaggio nel tempo, dandoci quel qualcosa in più, in termini di intuizioni ed osservazioni, che da soli non avremmo raggiunto. Non siamo partiti da una tesi precostituita –Dosi voleva dimostrare che il vero colpevole fosse Lyonel Brydges e la Sciarelli ha seguito questa pista- ma da zero.

Marchiato come pedofilo ma innocente. Mi tratteggi brevemente la figura di Gino Girolimoni?

Girolimoni era un lavoratore ed un gaudente e questo, soprattutto questo, gli ha nuociuto. In una società rigida e ante guerra aveva un'auto, non era sposato, si divertiva. Insomma, faceva quello che tanti altri non potevano permettersi e forse quando lo arrestano, quel brigadiere che lo incastrò gli fece scontare anche l'auto che non poteva avere, le donne che non poteva permettersi... Dall'esperienza Gino uscì distrutto moralmente ed economicamente. Morì da ciabattino, in una stanza in subaffitto.

Hai scritto il libro con Armando Palmegiani. Com'è stato il vostro metodo di ricerca e di scrittura?

Abbiamo innanzitutto fatto una ricerca storica in tutti i luoghi dove credevamo e sapevamo di trovare notizie utili. Ci siamo spinti fino a Perugia, per cercare, per avere la massima accuratezza. Quotidiani dell'epoca, tesi di laurea, numerosi archivi e testimoni del tempo ci hanno parlato. Ognuno di noi ha aggiunto le sue osservazioni personali e su questo ci siamo molto confrontati, spesso di fronte a degli interessanti prodotti di pasticceria. Generalmente ogni capitolo ha avuto una prima impostazione mia e poi Armando correggeva, aggiungeva, modificava, aprendo nuovi orizzonti e idee. Il titolo, che a me piace molto, è suo ed abbiamo condiviso l'impostazione del libro: una camminata, un percorso tra i vari luoghi del caso Girolimoni e, dunque, di Roma.

Che ruolo ha avuto nella vicenda il funzionario di polizia Giuseppe Dosi?

Dosi interviene quando Girolimoni è già stato prosciolto dalle accuse e cerca il vero colpevole con metodo, quello che era mancato agli altri investigatori. Sente enormemente il caso, forse perché vi erano coinvolte le bambine, sicuramente per senso di giustizia. Riesce a portare l'attenzione sul reverendo Brydges, ma quando i giudici non gli credono e lo liberano finisce con l'insistere così tanto con la sua tesi che finisce lui stesso per diventare vittima della macchina della giustizia. Un paradosso terribile!

Il libro ricostruisce il periodo storico e sociale in cui sono avvenuti gli atroci infanticidi e sulla ricerca e analisi scientifica e documentaristica. Svela una nuova verità?

FS: Dopo tanti anni non speravamo in tanta grazia! Però motiva come mai non poteva essere Brydges e propone il profilo del vero autore di reato, fatto grazie ai nostri consulenti, appunto. Su questo con Armando ci siamo confrontati a lungo in termini investigativi e sotto questo profilo, sì, c'è una nuova verità. Io credo che fosse l'unico senso possibile di questo libro, perché raccontare soltanto una storia già raccontata da altri non avrebbe avuto molto senso e c'era da raggiungere qualcosa di molto importante: la verità. Perlomeno il più possibile.

Hai scritto anche "Leonarda Cianciulli. La saponificatrice"(Armando editore). Dalla tua esperienza di giornalista investigativo c'è differenza tra serial killer uomini e donne?

Certo che c'è! Sono proprio diverse sia le motivazioni che le modalità delle serie omicidiarie. Spesso le donne sk uccidono per appropriazione di beni ed uccidono loro famigliari. Gli uomini vivono per uccidere, per piacere, per desiderio di dominio, di controllo. Le donne sembrano essere più pratiche, più dedite alla sopravvivenza, quasi un retaggio della necessità di gestire la casa, il nucleo familiare...

Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro? Continuerai a scrivere con Palmegiani?

Assolutamente sì! Ci siamo trovati benissimo, abbiamo lavorato in modo assolutamente non stressante, non è poco. E ci lega un'amicizia che viene da prima dei libri. Entrambi abbiamo una formazione scientifica (Armando Palmegiani è esperto della scena del crimine, io per formazione universitaria) quindi usiamo una chiave di valutazione molto legata alla prova legale: o c'è o non c'è, niente illazioni. Entrambi amiamo il sapore dei delitti storici e amiamo Roma. Ce n'è da scrivere! Ora stiamo lavorando sui delitti della Dolce Vita.

Fabio sei un giornalista investigativo, ti cimenterai anche in un romanzo?

Bella domanda! una volta avrei risposto di no, adesso ci sto ripensando. Credo che proverò. Certo sono molto legato alla realtà e quindi è da lì che prenderò spunto. Temo che dovrete sopportarmi anche in questa veste...

Tanti gli omicidi e casi ancora irrisolti che riempiono le pagine dei giornali. L'Italia è un paese di misteri?

Purtroppo sì, basta vedere le statistiche dell'Interpol sulle percentuali di delitti insoluti negli altri paesi ed in Italia. Da noi è assolutamente più alta, anche se abbiamo meno violenza e meno omicidi. Il discorso sarebbe lungo, ma purtroppo sì: siamo ancora un paese con troppi delitti irrisolti. Anche se non credo nella dietrologia: quasi sempre, alla fine, la spiegazione, quando la trovi, è assai semplice. Come all'Olgiata, no?

 

Cristina Marra

Corpifreddi.blogspot.com

22 gennaio 2012

 

sanvitale fabio

 girolimoni libro

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