La rete ospedaliera padovana: necessità non opzione!

 

         Di razionalizzazione e riqualificazione della rete ospedaliera pubblica e privata convenzionata se ne parla ormai da 14 anni.  La Regione infatti, già con la Legge n. 39/1993, si poneva l’obiettivo di realizzare un moderno, razionale e qualificato policentrismo ospedaliero, prevalentemente organizzato sulle funzioni di media ed elevata assistenza, attraverso la distribuzione nel territorio dei presidi fissi esistenti, o da istituire, nel quadro del riequilibrio delle dotazioni sanitarie e la riorganizzazione delle attività interne dei presidi stessi, ivi comprese quelle interessate dalle convenzioni con l’Università, superando, gradualmente, la frammentazione degli stabilimenti e dei presidi ospedalieri esistenti. Si precisava inoltre che la modifica dell’attuale assetto territoriale e dimensionale degli stabilimenti ospedalieri doveva essere affrontata nell’ottica del superamento delle situazioni dualistiche eliminando i doppioni. Il processo di razionalizzazione/riorganizzazione del sistema ospedaliero doveva coinvolgere tutti i presidi presenti sul territorio del Veneto, compresi quelli a valenza regionale e sede di Università per i quali si doveva agire nel senso di una riduzione della presenza delle specialità di base a favore delle altre specialità, dello sviluppo delle attività di ricerca, didattica e di riferimento scientifico e terapeutico nel territorio regionale e della razionalizzazione delle strutture iperspecializzate.


Con la Delibera n. 3223/2002 la Giunta Regionale del Veneto si occupa nuovamente nella rete ospedaliera, dovendo applicare lo standard imposto dalla normativa nazionale di 5 posti letto per 1000 abitanti, di cui l’1 per 1000 dedicato alla riabilitazione. Alla riduzione dei posti letto si legge nel provvedimento deve, peraltro, accompagnarsi una riduzione anche delle unità operative autonome resa possibile attraverso l’attuazione dei dipartimenti, i quali, dovranno costituire la forma organizzativa fondamentale dell’assistenza ospedaliera. In tale delibera si evidenzia come la rete ospedaliera veneta risulti da un lato eccessivamente parcellizzata perché ancora dispersa su numerosi presidi di piccole dimensioni, dall’altro ancora paradossalmente accentrata perché oggi le tecnologie consentirebbero a molti dei servizi offerti da questi presidi di essere offerti molto più vicino alle comunità, a livello distrettuale e perfino domiciliare. Uno degli elementi di maggiore innovazione del provvedimento riguarda il superamento di rigide classificazioni dei presidi ospedalieri e l’individuazione di profili funzionali in cui includere ciascun presidio ospedaliero all’interno di una logica di rete. Tali profili specificano, infatti, il ruolo di ciascun presidio considerato come elemento di una rete interconnessa. Si individuano, quali profili di riferimento, gli ospedali costitutivi della rete suddivisi in Aziende Ospedaliere, ospedali dei capoluogo di provincia ed ospedali di rete, ai quali si affiancano gli ospedali integrativi della rete, che di norma sono interamente o in modo importante dedicati all’assistenza dei post-acuti e dell’assistenza riabilitativa estensiva. Si precisa inoltre che un ulteriore passo nel perseguimento della riqualificazione delle rete ospedaliera consiste nella disattivazione completa di intere strutture o edifici ospedalieri risultando più efficace allo scopo del contenimento rispetto alla semplice riduzione diffusa dei posti letto.


Il Programma di Governo della Giunta Regionale per l’VIII Legislatura 2005-2010, approvato con D.G.R. n. 1548 del 21.06.2005, al capitolo - Politica socio sanitaria - illustra le strategie per il completamento della ridefinizione della rete ospedaliera: “Partendo dalla considerazione che la rete ospedaliera è eccessivamente costosa, in relazione non tanto al numero di posti letto, ma alla loro distribuzione nel territorio (troppi piccoli ospedali e troppi “doppioni” di funzioni), si ritiene indispensabile agire sull’aggiornamento dei parametri per l’individuazione del numero e ubicazione delle funzioni (unità complesse o primariati). Senza una chiara predeterminazione su base provinciale/regionale di questi parametri è difficilissimo contrastare le inevitabili spinte localistiche che portano alla difesa di inutili e costosi doppioni, che nulla hanno a che vedere con le esigenze assistenziali. La prima linea di intervento è finalizzata a un duplice obiettivo: da un lato consolidare il sistema di risposta alle situazioni di Urgenza ed Emergenza e, dall’altro, definire rapporti di interoperabilità delle Unità Operative che costituiscono gli Ospedali in modo tale da rendere la rete di assistenza ospedaliera indipendente dalla suddivisione in Aziende ULSS del territorio. Il completamento del riordino della rete ospedaliera necessita di una diminuzione del numero dei presidi (naturalmente con la garanzia di una efficiente rete di urgenza ed emergenza) e di una diminuzione del numero delle unità operative perseguibile mediante una differenziazione del regime assistenziale (ricovero ordinario e/o diurno) e la definizione di specifici protocolli operativi di Area Vasta. La seconda linea di intervento attiene all’organizzazione dell’ospedale con l’estensione dei Dipartimenti tra più presidi e la conseguente fruibilità del personale da più Unità Operative. Le eventuali riconversioni e razionalizzazioni della rete ospedaliera dovranno nascere dal confronto con le Conferenze dei Sindaci e le comunità locali al fine di garantire a tutti quei servizi socio sanitari di cui il territorio necessita”.


Questa premessa di carattere normativo-programmatorio serve per rendersi conto che gli amministratori regionali conoscono perfettamente la situazione della rete ospedaliera veneta ed hanno anche individuato degli strumenti adeguati per giungere ad una riorganizzazione/riqualificazione della stessa.


Una domanda a questo punto sorge spontanea, ma quando verranno applicati gli strumenti identificati per razionalizzare la rete ospedaliera?


Per restare nell’ambito provinciale padovano, in questi ultimi mesi, abbiamo assistito a dibattiti e discussioni tra le varie parti politiche riportate dai mass-media: sul nuovo Ospedale unico della Bassa Padovana, su quali Primariati dovevano rimanere all’Ospedale di Cittadella piuttosto che a quello di Camposampiero, sull’autonomia dell’Ospedale Sant'Antonio, sul nuovo Ospedale di Padova, sulla richiesta del Comune di Legnaro di passare dall’Azienda ULSS 14 di Chioggia all’Azienda ULSS 16 di Padova con conseguente dibattito sul passaggio di tutto il territorio della Saccisica e quindi dell’Ospedale di Piove di Sacco nell’ambito dell’Azienda ULSS 16 di Padova.


In tutte queste discussioni, prese di posizione, proposte, distinguo, quasi nessun politico si è preoccupato della rete ospedaliera provinciale, ma la maggioranza di essi si è preoccupata di difendere lo “status quo” o addirittura di rilanciare soluzioni per aumentare il prestigio della struttura che a seconda del dibattito in corso faceva comodo (elettoralmente) difendere.


A mio parere, invece, i politici sia regionali che locali, debbono avere il coraggio di fare scelte non più procrastinabili. Le scelte da fare non bisogna inventarle come precedentemente riferito, perché sono già scritte e delineate negli atti succitati e nel programma di legislatura della Giunta Regionale del Veneto per il quinquennio 2005-2010.


Non si può pensare, a mio parere, al nuovo Ospedale di Padova senza avere fatto una pianificazione sulla tipologia quali-quantitativa degli ospedali di rete della Provincia di Padova. Infatti una rete ospedaliera provinciale ben organizzata potrebbe consentire una riduzione delle molte specialità di base che ancor oggi sono presenti nell’Azienda Ospedaliera di Padova, così come ad una razionalizzazione delle medie specialità, recuperando risorse per l’ alta e l’altissima specialità, la ricerca e la didattica.


Altro tasto dolente il funzionamento dei Dipartimenti intraospedalieri ed interospedalieri che nella maggior parte delle realtà sono stati istituiti ma senza risultati tangibili, in termini di recupero di risorse umane, di condivisione di tecnologie e di linee guida cliniche/organizzative (fanno eccezione in alcune Aziende i Dipartimenti dei Servizi di diagnosi e cura quali: il Laboratorio e la Radiologia).


Nei prossimi anni oltre alla cronica carenza di personale infermieristico il servizio sanitario regionale dovrà affrontare anche la carenza di medici in diverse branche specialistiche, attualmente vi sono difficoltà a reperire sul mercato medici anestesisti-rianimatori e radiologi, in futuro potrebbero scarseggiare anche medici specialisti in Ortopedia e Traumatologia, in Ostetricia e Ginecologia, in Pediatria, ecc..


Il “modello veneto” di assistenza diffusa e di alta qualità  potrebbe non essere più sostenibile rispetto alle risorse disponibili nel prossimo futuro se la rete ospedaliera non venisse organizzata e governata, solo per asservire le spinte localistiche e/o le mancate scelte politiche locali e regionali, mettendo così a rischio un bene prezioso per i cittadini: la tutela della salute.

 

Massimo Girotto

 

commenta

home