Ponterotto 1 - Comune 0

 

 

Davide è in vantaggio su Golia, anche se siamo ancora al primo round. Si tratta di una questione che divide il quartiere Ponterotto (Padova) dal Comune, e che deriva, a parere di chi scrive, da una cattiva amministrazione portata avanti sia dalla precedente che dalla odierna Giunta comunale padovana.

Ecco i fatti: una sessantina di residenti delle vie Pasinato e Pullè, difesi dal legale Silvia Benacchio, nel marzo del 2006 hanno iniziato a bloccare i cantieri per l'edificazione, in via Pasinato, di un edificio a tre piani di 36 appartamenti, pari a 15.558 metri cubi e 6.119 metri quadrati. Case costruite dalla ditta "Prearo" in collaborazione con "Sogedi" e "Topazio", che per 15 anni dovrebbero essere destinate al Comune a scopo di edilizia residenziale pubblica.

Il Piru (programma integrato di riqualificazione urbanistica) di Ponterotto è stato approvato dall'Amministrazione comunale con la delibera consiliare del 27 settembre 2004. Gli abitanti del quartiere hanno protestato e si sono rivolti al Tar perchè l'area presenta dei problemi idraulici (ex cava con suolo friabile e falda acquifera a poca profondità) e il quartiere rischia una eccessiva cementificazione.


Il Tar boccia il Piru di Ponterotto per palese speculazione edilizia.


Insomma, il Tribunale amministrativo regionale ha dato ragione a questi cittadini annullando le delibere comunali di adozione e di approvazione del Piru. Il Tar sostiene che questo strumento di riqualificazione urbanistica può essere attuato solo in aree degradate, situazione che non rispecchia la realtà di Ponterotto. In più, nella sentenza viene ripetuto, per due volte, che la costruzione dello stabile «non è altro che un'operazione speculativa, che stravolge le previsioni di piano previgenti e infittisce l'edificazione». In pratica il Tar punta il dito sull'ulteriore edificazione che si dovrebbe innalzare nella zona. Sarebbero 9 mila metri cubi a vantaggio esclusivo dei privati, che concederebbero solo 3.243 metri cubi (a fronte degli 8.618 previsti in precedenza) alla pubblica amministrazione per la realizzazione di un centro civico e degli spogliatoi del campo sportivo comunale.

I fatti parlano da soli. Si spera che alla prossima puntata (ricorso al Consiglio di Stato) il Comune perda nuovamente, altrimenti il fenomeno di abbandono della città per la più vivibile campagna andrà incrementandosi sempre più.

Carlo Maretto

 

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