Poca e cattiva politica tra i giovani
Si dice, spesso a ragione, che i giovani non si occupino a sufficienza di politica; ma la politica si occupa abbastanza dei giovani?
Negli anni '50 e '60 era sicuramente così. Nel periodo della ricostruzione e del boom economico, lo strumento per partecipare al mutamento del Paese, appena emerso dalla dittatura e dalla guerra, erano i partiti, cui ci si avvicinava grazie alle sezioni .
La difficoltà di ottenere risultati tangibili fece perdere le speranze alla maggior parte dei giovani del tempo; l’interesse pubblico passò in secondo piano lasciando il posto a quello privato.
Oggi nessuno ha più la forza di cambiare le cose, essendo troppo occupato a studiare, lavorare e far carriera. Le cause sono molteplici: mancanza di tempo, delusione nei confronti di partiti troppo lenti a recepire le esigenze della nuova generazione o semplice disinteresse.
Ci sono giovani che si mantengono informati tramite i media; ma pochi partecipano attivamente alla politica. Credono che sia impossibile cambiare le cose, e quando i problemi vanno loro incontro si scansano come se risolverli non fosse affar loro, ma di qualche signore che parla con eloquenza in sontuosi palazzi romani. Altri invece si ritengono informati, anche se in realtà si limitano a seguire una bandiera (rossa o nera o arcobaleno), e senza chiedersi il perchè. Spesso ignorano le vicende storiche del loro partito, e si ostinano a farsi etichettare (di destra o di sinistra) senza cercare il dialogo.
Mancano delle strutture che coinvolgano i giovani nel mondo delle istituzioni; e sono rari i momenti d’ incontro per chi vuole confrontare le proprie idee con gli altri ed elaborarne di nuove. Occorrono "luoghi" dove i giovani non si limitino a partecipare alla politica, ma si sentano legittimati a farla.
Mancano inoltre gli spazi per la formazione della nuova classe politica, che permetterbbe il giusto ricambio generazionale; non bisogna infatti temere l’ arrivo dei giovani, perchè potrebbe anzi risultare un’ ottima occasione di confronto e di reciproco miglioramento.
Giulia Carraro
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