Il Sindaco di Padova annuncia che la città diventerà la nuova capitale della bicicletta; i propositi sono buoni, ma i risultati finora lasciano a desiderare.
Effettivamente i chilometri di piste ciclabili nel padovano sono aumenetati, ma non sempre il troppo è meglio. Molti percorsi infatti sono un ostacolo continuo per le biciclette, che sono costrette a fare le acrobazie più strane per evitare pericoli e automobili.
Ma per essere più concreti è necessario portare degli esempi.
Lungo via Santa Maria in Vanzo si snoda un percorso ciclabile che però risulta incompleto. Infatti circa a metà della via, andando verso via Cavallotti, la pista comincia a mancare di segnaletica, e il manto stradale, dilaniato da una serie successiva di asfaltature, è tutt’altro che omogeneo e dunque pericoloso. Non ancora giunti all’incrocio con via Cavallotti, il percorso si interrompe e i ciclisti si trovano ad essere contromano e costretti a raggiungere decine di metri più avanti il marciapiede, commettendo un’ infrazione (la seconda).
Questa stessa pista continua in maniera dignitosa dalla parte opposta fino alla farmacia di Piazzale Santa Croce, dove un semaforo consente il passaggio sicuro ai ciclisti. Questi tuttavia si vedono terminare la pista una decina di metri più avanti, senza nemmeno una piccola discesa, e terminando addosso agli attrezzi edili che servono alla ricostruzione di una vecchia casa.
I disagi del traffico ciclabile non sono però a carico dei soli ciclisti, ma anche degli automobilisti che si vedono restingere progressivamente la carreggiata per far spazio a piste ciclabili impossibili, anche dove anche le bici si sentono sacrificate e troppo vicine alle auto. Esemplare è il caso della nuovissima pista ciclabile di via Facciolati troppo stretta per le bici e troppo ingombrante per le auto; sicuramente urgeva un aiuto ai ciclisti che correvano seri pericoli nel percorrere la via; ma allora perchè non allargare leggermente il marciapiede eliminando le siepi (non certo il polmone verde della città) e crendo una pista ciclo-pedonale che cercasse di rispondere alle esigenze di tutti?
Pedalare è pericoloso anche in Corso Vittorio Emanuele, dove le biciclette rischiano di essere sfiorate dal tram, che non può schivarle; ma non possono nemmeno tenere la destra più stretta a causa delle auto in sosta.
I problemi non sono solo nei quartieri limitrofi al centro ma anche nelle piste ciclabili più esterne, come quella per giungere a Torre, che si interrompe a metà del cavalcavia di Mortise, portando le bici all’involontaria infrazione di procedere in contromano.
Sono numerosi i problemi legati all’uso delle piste non solo perchè costruite male ma anche perchè molti ciclisti non rispettano le norme stradali (percorrono marciapiedi e zone pedonali, vanno spesso in contromano e non rispettano la segnaletica dai semafori agli stop).
Inoltre molti ciclisti per pigrizia o per non fare qualche metro in più corrono paralleli alle piste. Tuttavia, perchè un cittadino rispetti sempre le regole, è necessario metterlo in condizioni di farlo, costruendo nuove piste ad ampliando il numero di parcheggi per le bici. La bicicletta è il mezzo più sano ed ecologico per chi gira in città, ma molti non lo usano perchè risulta troppo pericoloso.
È necessaria dunque non solo un’ opera pratica di costruzione ma anche una di sensibilizzazione all’uso di mezzi non inquinanti, perchè come spesso accade la regola dev’essere avvertita prima dalle persone che dalla legge perchè si possa concretamente applicare.