Padova, passeggiata sulle rovine

 

 

Sì, il Comune di Padova spende 250 mila euro per costruire una passerella lungo l’argine delle riviere. Già da tempo è stata puntellata una parte delle mura che costeggiano via Fra' Paolo Sarpi, risalenti ai primi del 1500 e in attesa, da una decina d’anni, di un intervento adeguato.


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E' interessante riscoprire il sito dove attualmente si erge la cinta muraria di via Paolo Sarpi: infatti l’area tra viale Codalunga e l’Arcella apparve, all’epoca dei goti o meglio dei longobardi, la più idonea per un ospitale - xenodochio (un ospizio gratuito per i pellegrini, nel Medioevo), in quanto si trovava in prossimità delle strade del Pedemonte e dell’Asolano, le più frequentate nell’età Longobardo - Carolingia ed in quella Medioevale in genere.


Si pensa che l’ospitale sia stato costruito prima della chiesa del S. Salvatore, che godeva della dignità di Prepositura. Il titolo di S. Salvatore fa ritenere che sia stata fondata prima del mille, e probabilmente prima dei Goti o dei Longobardi. Era infatti costume degli ariani dedicare i loro principali templi al S. Salvatore.


L’affiancarsi, prima dell’anno 1172, di una canonica della S.S. Trinità all’antico ospitale si spiega in quanto l’eresia catara - patarina faceva proseliti soprattutto tra artigiani, merciai e sarti ambulanti. Nel Pedemonte del XII secolo, c'erano infiltrazioni "eretiche": la situazione di emergenza induceva, dunque, a combattere l’eresia proprio sulle strade di accesso a Padova dalle regioni “ultrabrentane”, e in particolare presso il borgo artigianale di Codalunga, per impedire che divenisse asilo di apostoli – straccioni.


La chiesa della S.S. Trinità s’ergeva fuori Porta Codalunga, in località “Bersaglio”, ed aveva parecchi beni; si ricordano numerosi campi, in parte senza viti e alberi, sia nella Contrada dell’Arcella Vecchia, fuori Porta Codalunga, sia nella Contrada dell’Arcella.


Il tempio del S. Salvatore era all'interno della cerchia muraria carrarese, mentre la chiesa della S.S. Trinità restava esterna all’area che, coltivabile, era chiamata Contrada Viridaria. Nella prima metà del XIV secolo, la contrada di “Codalunga  Esterna” era strettamente legata alla S.S. Trinità giacché da essa appaiono denominati il ponte, la strada e la Porta della cinta Carrarese; mentre “Caudalunga” si chiama la parte interna delle Mura.


Nel 1420, alcune case del Borgo rimasero bruciate da un fulmine. L’incendio, espandendosi, rovinò preziosi reperti d’arte sacra.


La divisione dei due templi, dovuta alle mura carraresi, causava delle difficoltà a quella parte dei parrocchiani che, soggetta al S.Salvatore, era chiusa fuori di notte e, talora, anche di giorno, per esigenze militari. I capi famiglia se ne lamentarono presso le autorità ecclesiastiche, che decisero di chiudere la chiesa del S. Salvatore e di incardinarla in quella della S.S. Trinità.


Nel 1509 il territorio tra via dell’Argine e Codalunga era di pertinenza della S.S. Trinità. Durante la guerra della lega di Cambrais contro Venezia, l’imperatore Massimiliano assediò Padova. Al termine del conflitto, per un miglio intorno alla città, si fece il “guasto”. Nessuna delle tremila abitazioni dei sobborghi fu risparmiata, e ebbero la stessa sorte chiese e monasteri. Fu atterrata la chiesa della S.S. Trinità; sola superstite, in tanta rovina, rimase la povera “cella”, dove era spirato S. Antonio.


Dal 1509, in età Veneziana, verrà costruita la “muraglia nuova”, mentre il castello (edificato da Ezzelino nel 1242 e ristrutturato dai Carraresi, nel XIV secolo) gradualmente andrà modificando, con le trasformazioni dei sistemi di difesa tipiche del Rinascimento, ogni rilievo, per divenire una fortezza imprendibile.


Nel corso dell’età moderna verranno realizzati interventi di carattere sovrastrutturale, sia rispetto al Castello, sia rispetto alla “muraglia vecchia” della città.


La splendida pianta di Giovanni Valle del 1784 documenta, con dovizia di particolari, lo sviluppo della nuova cinta muraria e dei bastioni fortificati ad estrema difesa della città.


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Questo tratto di mura, completato il cavalcaferrovia, sarà il biglietto da visita per la più importante entrata in città. Sarebbe stato utile destinare alle antiche mura il denaro che si spende per costruire un baldacchino lungo la riviera.


Se proprio si volesse intervenire lungo le riviere, non sarebbe male operare sul sistema fognario che segue il tratto del Tronco Maestro, oggetto della passerella, in quanto, ancora oggi, molte abitazioni scaricano acque nere e bianche direttamente nel fiume.


Le notizie storiche provengono dai principali Archivi della città.
Si ringrazia per la stesura del tratto centrale dell’articolo la professoressa M. Sandano.

 

Maurizio Rossi

 

(31 maggio 2007)

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