«E’ una corsa molto serrata e credo che la vincerò» - continua a ripetere McCain, ma in campo repubblicano siamo già alla resa dei conti. «Ci sono molti modi di perdere - dichiara il falco David Frum - ma quello di McCain minaccia di far affondare l'intero partito». Il timore è che i democratici, trascinati da Obama, conquistino, dopo la Casa Bianca, la maggioranza dei senatori e una marea di deputati.
In America come altrove non è facile fare il candidato underdog, quello indietro nei sondaggi, soprattutto quando scatta, per dirla alla Flaiano, la gara in soccorso del vincitore. Ed in effetti più che il mezzo scaldaletto dei tailleur della Palin, è stato l’inatteso scarto di Colin Powell, ex segretario di Stato repubblicano, a dare il via alla valanga di endorsement a favore di Barack Obama. Tra le tante dichiarazioni di appoggio, quelle del New York Times, del capo della polizia di Los Angeles William Bratton e dell’ex portavoce di Bush Scott McClellan. John McCain fa spallucce, ma di certo guarda con preoccupazione allo sguarnito fortino dei sostenitori: anche Kissinger lo ha abbandonato.
McCain e Obama rappresentano due modi di vedere l’America nel mondo. Una superpotenza alla guida di una società delle democrazie che soppianti l’Onu per il repubblicano; una nazione «prima inter pares» che poggi la sua autorevolezza sul multilateralismo per il secondo. Ma anche due culture differenti. McCain non si è laureato, come il senatore dell’Illinois, magna cum laude ad Harvard; è riuscito per un pelo a graduarsi all’accademia navale di Annapolis 895° su 900 studenti.
La scelta dei vice sembra favorire Obama: Joe Biden, laurea in legge a Syracuse, ha presieduto importanti commissioni parlamentari ed è considerato un esperto di questioni internazionali; Sarah Palin, ex miss Wasilla e 11° governatore in Alaska, ha una famiglia singolare che ha cercato di spacciare per quella media ed è stata censurata dal parlamento di Juneau per abuso di potere. Gli sponsor riflettono la differenza di formazione: i pensionati sono schierati equamente, ma studi legali e grandi università stanno dalla parte di Obama.
«McCain Non è riuscito a spiegare al Paese dove vorrebbe condurlo» - suggerisce il New York Times. E forse è vero: il suo «piano di resurrezione», che prevede che il Tesoro acquisti le ipoteche di chi rischia di perdere la casa, è giudicato poco praticabile dagli economisti e da Powell, che ha deciso di appoggiare il «Piano Obama di salvataggio della middle class». Sgravi fiscali per chi crea posti di lavoro e per chi investe in piccole imprese, brevi moratorie sulle ipoteche, proroghe dei sussidi di disoccupazione e tasse in aumento per i ricchi hanno convinto l’ex segretario. E, dicono i sondaggi, la maggioranza degli americani.