
Operatori sociali, una nuova categoria
E' indispensabile regolare i rapporti giuridico-economici anche per la categoria dei lavoratori, dipendenti dei servizi del sociale, socio assistenziale, socio educativi.
Il contratto può essere nazionale o aziendale; va comunque rispettato l'art.36 della cost. che stabilisce che a tutti i lavoratori debba essere corrisposta una retribuzione proporzionata al lavoro svolto e sufficiente alle esigenze delle famiglie.
L'art. 2099 c.c. prevede che in mancanza di accordo tra le parti, la retribuzione è determinata dal giudice, il quale tiene presente delle associazioni professionali. Pertanto il lavoratore può rivolgersi al giudice, il quale può richiamare all'attenzione del lavoratore una retribuzione maggiore. Ovviamente il giudice dà un suo valore e giudizio in base ai valori del mercato.
Se si parla di categoria è pertanto possibile creare un modello nuovo per il terzo settore nei servizi sociale, socio assistenziale, socio educativi e in base all'art.4 della legge 18-4-1962 n°230, che parla dei quadri aziendali. Per i quadri che svolgono mansioni a caratere manuale, invece, si considera l'art. 2 della legge 13-5-1985 n°190.
Attualmente i dipendenti che operano nel sociale sono inquadrati con livelli e mansioni. Di fatto le figure professionali hanno trattamenti economici diversi e non equiparati a quelli del personale dipendente dei servizi di Centri Diurni dell'ULS e sono attualmente inquadrati per la figura professionale con livelli es. c4 con qualifica di istruttore tecnico, educatore; questa figura professionale per motivi ancora sconosciuti sta tra l'operaio specializzato e l'educatore animatore con titolo.
E' auspicabile creare una terza categoria avente gli stessi parametri e gli stessi indicatori. Solo così, tutti uniti, possiamo raggiungere gli stessi diritti in quanto tali riconosciuti come lavoratori utili per la società.
Ora più che mai la nostra società vive quotidianamente disagi psicologici: persone anziane che necessitano di assistenza, famiglie che vivono disagi economici sociali. La terza categoria oramai fa parte del mondo non esclusivamente manuale ma pure di concetto o di ordine, come dettato dall'art. 4 della legge 18-4-1962 n°230 e necessita più che mai di figure professionali come operatori per il sociale con la qualifica di educatori professionali, di educatori tecnici e professionali per svolgere attività pratiche utili per l'inserimento lavorativo e per mantenere e sviluppare abilità nelle persone disabili in modo che anche gli addetti alla assistenza possano avere un inquadramento adeguato.
Tali figure sono in continua formazione. La legge Regionale n°22/2002 ha promosso il miglioramento dell'assistenza sanitaria e sociale attraverso gli istituti dell'autorizzazione e dell'accreditamento.
Si è potuto così tramite questa legge potersi confrontare con altri operatori del settore e condividere le diverse esperienze di gestione dei servizi. La Regione ha previsto un momento di formazione di tutti gli operatori che hanno partecipato in qualità di referenti delle strutture coinvolte. Proprio la formazione ha favorito lo scambio tra gli operatori su modalità e stili di lavoro adottati nei servizi (cosa che avviene assai di rado e che invece sarebbe di estrema utilità) e ha stimolato la riflessione della stessa operatività quotidiana. C'è una riflessione in merito alla legge in base ai diversi ambiti (amministrattivo, educativo, etc.) che sono parte costitutiva dei servizi.
La legge Regionale si pone obiettivi di grande civiltà e progresso. Con la creazione di un gruppo di lavoro, composto da rappresentanti dei settori pubblico e privato, che svolga la puntuale rilevazione dello stato di adeguatezza della legge e che ne studi l'ampliamento e il miglioramento per poter raggiungere gli obiettivi di salute e benessere che si prefigge.
Dopo tanto svolgimento burocratico, che porta peridicamente a rivedere i modelli gestionali e organizzativi, l'offerta formativa, le metodologie e gli strumenti adottati per dare risposte adeguate, differenziate e personalizzate, in quest'ottica ritengo sia importante avviare un percorso rettributivo adeguato in base al lavoro svolto quotidianamente.
Il personale qualificato non ha solo da produrre materiale cartaceo utile per la burocrazia ma pure deve in contemporranea svolgere il lavoro educativo, tecnico pratico e assistenziale utile alle persone diversamente abili.
La figura professionale con qualifica di educatore tecnico e istruttore tecnico è in fase di eliminazione, perchè l'Asl sta valutando altri parametri di rapporto utente-operatore, per tagliare i fondi sul sociale.
Perciò basta sprechi nel servizio pubblico, e più forza al settore sociale.
Alessandra Bottazzo
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