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Giorgio Luxardo, esponente della sesta generazione della storica famiglia al comando dell'impresa da più di un secolo e mezzo

 

Luxardo regina delle certificazioni

Sicurezza alimentare, standard super

 

 

 

Luxardo Spa, tagliato il traguardo della settima certificazione. Dopo quella di qualità Iso 9001/2000 e quella ambientale Iso 14001 rilasciate nel 2002 dalla Dnv (Det Norske Veritas), fondazione internazionale indipendente con sede a Oslo e uno dei principali organismi di certificazione a livello mondiale, e dopo quella doganale di quarto livello ottenuta dall’Agenzia delle dogane nel 2003 e infine quella sulla sicurezza del lavoro accordata l’anno scorso dall’Inail, l’azienda di Torreglia ha puntato sempre più in alto.

Dal 26 marzo era in corso l’audit concesso dalla Dnv per ottenere la certificazione Brc sulla sicurezza alimentare secondo gli standard anglosassoni, la Ifs e la Iso 22000 sulla stessa materia ma secondo, rispettivamente, il modello tedesco e la normativa dell’Unione Europea. Venerdì 28 marzo la Dnv ha comunicato all’azienda che Brc e Ifs erano state accordate; ieri 2 aprile, infine, l’ente ha espresso parere favorevole sull’ultima.

La Luxardo è una delle poche aziende europee a vantare un palmarès così ricco in fatto di omologazioni.

«La nostra – spiega Giorgio Luxardo, responsabile dei sistemi informativi con delega all’ammodernamento – è un’azienda alimentare, e questi attestati certificano la salubrità della produzione. Ci servono perun monitoraggio delle nostre attività secondo degli indicatori oggettivi. Fino a pochi anni fa tutto il sapere dell’azienda era concentrato nella mente di poche persone; si tratta, invece, di condividere le conoscenze per favorire il passaggio generazionale».

Ci sono anche delle ragioni commerciali. Spesso, infatti, le catene della grande distribuzione considerano le aziende certificate come imprese privilegiate, con le quali avere rapporti senza inviare ispettori.

La procedura può rivelarsi costosa. «Quest’anno – afferma Luxardo – siamo partiti avvantaggiati, perché parte del percorso era già stato effettuato. I costi non sono legati solo alle consulenze; è la documentazione che è davvero impressionante».

Ma la Luxardo è un caso particolare, e la standardizzazione deve convivere con la flessibilità della produzione. «La duttilità – termina – è per noi un valore aggiunto. Abbiamo sempre commercializzato prodotti diversi, anche personalizzatiper questo o quel barista di New York. Abbiamo venduto anche articoli sotto-margine, quando si trattava di prodotti-bandiera che, per ragioni storiche, andavano tutelati. Insomma, la standardizzazione da noi può riguardare solo aspetti gestionali».

 

 

(pubblicato sul Mattino di Padova il 3 aprile 2008)

 

 

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