
Luxardo, la dinastia del liquore
La storia. L'azienda di Torreglia gira pagina e punta sulla ricerca
di Marco de' Francesco
Alla Luxardo Spa si pensa alla ricerca. L’azienda di Torreglia, 16 milioni di euro di fatturato con un incremento del 60% in quattro anni, 42 dipendenti con una media di una e due assunzioni all’anno dal 2003 al 2007, e con utili che, dopo il boom del 2006 (+10%), si sono stabilizzati secondo il normale andamento del mercato di riferimento, ha allestito un nuovo laboratorio analisi che è ora pronto per entrare in funzione.
Leader nel settore dei liquori dolci, con una produzione di 3 milioni e mezzo di litri all’anno, è una delle pochissime marche presenti nei mercati di quasi tutto il mondo. L'azienda peraltro è proprietaria di una intera piantagione di 20.000 marasche, che rappresenta l'unica installazione agricola del genere nell'intera Unione Europea.
Due le linee di produzione: da una parte i liquori e dall’altra aromi e bagne alcoliche per pasticceria. Si tratta di linee distinte, con particolarità così significative da farne un caso: metà azienda lavora su commessa, senza magazzino, l’altra, quella che si occupa di aromi, opera tramite stoccaggio. Ma in entrambi i casi c’è la necessità di fare ricerca e sviluppo. «Dovevamo riorganizzarci – spiega Giorgio Luxardo, esponente della sesta generazione nonché responsabile dei sistemi informativi con il compito di ammodernare i processi aziendali - metterci a posto per tornare a fare i “mastri distillatori”, e cioè inventare nuovi sapori, nuovi aromi. E’ la nostra missione».
La forte divisione in termini di produzione non è il solo elemento distintivo dell’impresa. La Luxardo, infatti, con i suoi 187 anni di vita, è una delle imprese più vecchie d’Europa. Infatti nel 1821 il viceconsole del Regno di Sardegna a Zara, il genovese Girolamo Luxardo, aprì una distilleria, ottenendo otto anni dopo il privilegio imperiale (da cui il nome della “Privilegiata Fabbrica MaraschinoExcelsior”).
Nel giro di breve tempo il maraschino di Zara si guadagnò una fama cospicua e, grazie all'intraprendenza dei produttori, divenne il primo prodotto dalmata ad essere esportato in America. Nel 1913 i Luxardo costruirono uno stabilimento industriale modernissimo, uno dei più grandi dell’impero Austro-Ungarico; ancora oggi, chi si reca a Zara, ne scorgerà le imponenti rovine troneggiare sul lungomare nei pressi del porto.
I guai per la famiglia Luxardo cominciarono al termine della seconda guerra mondiale. A seguito della ritirata degli eserciti italiano e tedesco, la zona veniva occupata dai partigiani di Tito che perseguitarono la popolazione italiana per indurla a lasciare la Dalmazia.
Tre esponenti su quattro della quarta generazione furono uccisi, ma il sopravvissuto riuscì a lasciare il paese portando in Italia, a Torreglia, la ricetta del maraschino. E proprio qui, alle porte di Padova, che nel 1947 i Luxardo ricominciarono da zero, rilanciando la loro attività con l’istallazione di un nuovo stabilimento.
L’azienda è tuttora controllata al 100% dalla famiglia Luxardo, ma la suddivisione del pacchetto azionario, così come i ruoli ricoperti dai singoli membri, sembrano seguire la complessità di un clan dalle molte diramazioni. Piero e Guido, della sesta generazione, sono rispettivamente presidente e direttore generale; ma dietro di loro scalpitano i più giovani Giorgio, Filippo e Matteo, sempre della sesta.
La società è orientata alle esportazioni per più del 60% del fatturato. I prodotti Luxardo finiscono in una sessantina di paesi che rappresentano tutti i continenti abitati Oceania compresa. Fra le nuove sfide che l’impresa deve affrontare si annoverano quella del cambio decisamente sfavorevole alle esportazioni e quella del costo delle materia prime: il prezzo del vetro è aumentato di quasi il 10% nel corso dell’ultimo anno.
I prodotti più importanti sono, tra i liquori, la sambuca, l’amaretto, il limoncello e il maraschino; tra gli aromi, quelli a base di maraschino, di rum, di frutta, di spezie e di caffè.
A parte la ricerca, gli obiettivi dell’azienda sono stati esposti nella bacheca della società due mesi fa, per renderli conoscibili a tutti i portatori di interesse. Sviluppare la tradizionale politica di marchio, consolidare ed ampliare la clientela in Italia ed all’estero, innovare la gamma dei prodotti, aggiornare la struttura industriale e gli impianti alle nuove tecnologie, garantire la sicurezza e salubrità degli alimenti, mantenere attivi canali comunicativi interni ed esterni lungo la filiera alimentare, e infine valorizzare e formare le risorse umane garantendo la sicurezza sul lavoro sono fra i principali. Non sono previste acquisizioni societarie.
Negli ultimi tre anni la Luxardo ha raddoppiato la superficie coperta dall’azienda con due nuovi capannoni: uno dedicato ad una nuova linea di imbottigliamento e l’altro a magazzino di materia prime e allo stoccaggio dei prodotti finiti.
Per questi lavori di ammodernamento l’impresa ha ricevuto il premio promosso dal Rotary club di Padova “Qualità nello sviluppo” 2007, dimostrando, secondo la giuria, come lo sviluppo competitivo possa realizzarsi in armonia con la società e l’ambiente.
Rispetto e integrazione con il territorio sono altri cavalli di battaglia dell’azienda: dal recupero delle calorie del processo di distillazione per riscaldare i locali, fino alla recente ristrutturazione aziendale a minore impatto per i materiali impiegati e la scelta architettonica. Tre mesi fa, peraltro, la società ha ricevuto il premio “Marco Polo” di Unioncamere Veneto e del Centro Estero Veneto in quanto una delle 14 migliori imprese venete “ambasciatrici”.
Ci sono infine solidi legami con la città del Santo: Niccolò III, esponente della quinta generazione, ha fondato 50 anni fa il gruppo Giovani imprenditori di Padova, il più antico d’Italia, attualmente guidato da Jacopo Silva.
(pubblicato sul Mattino di Padova il 13 aprile 2008)
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