
La Federal Reserve
Bce e Federal Reserve, la politica dei tassi
La crisi economica americana, iniziata solo pochi mesi fa con le insolvenze sui mutui subprime, sta per portare gli Usa alla recessione economica. Quando per due trimestri successivi il prodotto interno lordo ha segno negativo, in termini tecnici si dice che il paese è in recessione economica. Da anni la politica monetaria è basata in gran parte sullo strumento tassi. Se si vuole stimolare l'economia si diminuiscono i tassi, se si vuole frenare l'inflazione si aumentano i tassi.
La Fed, che in sei mesi ha ridotto il tasso dal 5,25% al 3% e ha prestato al sistema bancario americano una importante liquidità, non è ancora riuscita a rilanciare l'economia.
Pertanto il mercato Usa si attende un'ulteriore riduzione dei tassi tra lo 0,75% e l'1%. La Bce invece non li ha ritoccati: sono rimasti al 4%. E' un segnale molto chiaro che l'Europa si preoccupa molto di più dell'inflazione, mentre l'America di rilanciare l'economia.
Questo comportamento della Bce non trova tutti d'accordo; il suo presidente Trichet è osteggiato da chi vorrebbe invece rilanciare l'economia pur usando la massima attenzione a non far ripartire l'inflazione. In Europa si teme un tasso di inflazione superiore al 3% ma anche un elevato differenziale tra i tassi europei e americani con conseguente maggiore afflusso di capitali dall'area dollaro a quella dell'euro.
Quindi un ulteriore rafforzamento dell'euro con conseguenze negative sulle nostre esportazioni e sulla bilancia commerciale.
Gli economisti prevedono una ridotta crescita del Pil nell'area euro, ma anche un crescente pericolo di inflazione a causa dei maggiori costi delle importazioni di petrolio e materie prime.
In parte quindi si giustifica l'attuale politica sui tassi della Bce che potrebbe mantenere inalterato il tasso nonostante l'euro continui a rafforzarsi rispetto al dollaro.
Nel 2002 il cambio euro dollaro era di O,85 e oggi è invece circa 1,55 con un deprezzamento del dollaro del 82%.
E' un differenziale destinato acrescere fino e oltre 1,60 nei prossimi mesi.
Nonostante ciò la Bce si ostina a non ribassare il tasso ed è quindi evidente che teme molto di più l'inflazione, gli aumenti delle materie prime e dei salari; teme in definitiva che i prezzi possano esplodere.
Ma il supereuro fa crescere la pressione sulla Bce per un taglio.
E allora assistiamo ad una riduzione dei tassi in Usa perchè la Fed è costretta, a causa della crisi economica e della pesante crisi di liquidità, a calare i tassi. In Europa invece, fermi i tassi, l'euro si apprezza sempre più sul dollaro. Alla fine riteniamo che anche la Bce potrebbe essere costretta a ridurli entro il 2008, per riportare il cambio euro dollaro ad un valore meno penalizzante per l'economia europea.
Federico Rostellato
commenta