«Del maiale non si butta via nulla». Lo dice il proverbio popolare, che allude alla capacità dei nostri avi di utilizzare ogni singola parte del panciuto suino. Nell'economia della sussistenza infatti, questo pacato mammifero ha rappresentato una sorta di manna dal cielo: facile da allevare e da nutrire, ha garantito a gran parte del genere umano un contributo calorico essenziale.
Nella nostra, quella post-industriale, i valori sono altri, il metro non è più lo stesso, e per tutto ciò che si vede vale il detto nietzschiano «la verità è che la verità cambia». Ed ecco che anche il maiale diviene oggetto di trasfigurazione: grazie al genio della Lega il suino si fa scaccia-diavoli, arma letale nella nuova crociata che, secondo il partito del Carroccio, dovremmo combattere contro l'Islam, colpevole di attentare alle nostre tradizioni e ai nostri valori.
Gli islamici vogliono piazzare una moschea nella periferia di Padova? Ecco Mariella Mazzetto e altri tizi armarsi di maiale e battere le campagne circostanti il sito incriminato. L'azione è proditoria, e, riferendosi alla tradizione araba, per la quale la carne di maiale è tabù, tende alla contaminazione perenne, un po' come se si trattasse di un ordigno nucleare. Solo che, per credere alla sua efficacia, bisogna soprattutto prestare fede nella verità della tradizione degli altri, gli arabi; un paradosso evidente, insomma, dove il crociato utilizza armi che funzionano solo confidando nella autenticità della cultura che si intende combattere. Ed è questa, dunque, la nuova frontiera della semplificazione, quella politically correct: io sono disposto a crederti, piuttosto che tu te ne vada. E' una formula morbida, ma avvilente: mortifica il crociato, che bara fin dal principio sui valori, e il nemico, che in effetti non sa più cosa rispondere.