
Ritardo mentale, diagnosi precoci e tempestive
Come diagnosticare il rItardo mentale? Ecco la lista delle operazioni necessarie: anzitutto si deve verificare un funzionamento intellettivo al di sotto della media: un QI (quoziente di intelligenza) di circa 70 o inferiore ottenuto con un test individuale; in secondo luogo si devono riscontrare concomitanti deficit o compromissioni nel funzionamento adattivo attuale in almeno due delle seguenti aree: comunicazione; cura della propria persona; vita in famiglia; capacità sociali e interpersonali; uso delle risorse della comunità; autodeterminazione; capacità di funzionamento scolastico; lavoro; tempo libero; salute e sicurezza.
Il funzionamento adattivo è: valutare il grado di autonomia e l'efficacia con cui si affrontano diverse problematiche in considerazione dell'età, del contesto sociale e dell'ambiente. Può essere, a differenza del QI cognitivo che è tendenzialmente stabile, migliorabile attraverso la "presa in carico".
La somministrazione dei test psicometrici e la valutazione del comportamento adattivo sono indispensabili per porre la diagnosi di ritardo mentale, con esordio prima dei 18 anni di età.
Le persone con lieve ritardo possono essere individuate ai 2 anni di vita; gli interventi precoci aumentano le possibilità dello sviluppo cognitivo e un inserimento sociale in età adulta.
Le persone con medio ritardo possono essere riconosciute a 12-18 mesi; l'entità del problema definita a 4-5 anni. Gli interventi consentono di ridurre lo stato assistenziale.
Le persone con grave ritardo possono essere individuate a 8-12 mesi, mentre la gravità va precisata a 3-4 anni; è possibile programmare per tempo i supporti assistenziali e sociali necessari.
L'esame neuropsicologico, quando si sospetta una diagnosi di R.M., dovrebbe valutare: funzioni cognitive; funzioni percettive visuo- motorie; funzioni mnesiche; funzioni motorie; personalità; area affettiva-relazionale.
Pertanto è indispensabile fare una diagnosi precoce e tempestiva e una efficace prevenzione secondaria. Infine è necessaria una consulenza genetica mirata e una diagnosi prenatale.
Una condizione neurologica rara non diagnosticata precocemente rende problematica la gestione assistenziale, educativa, riabilitativa e farmacologica della persona con disabilità intellettiva.
Pertanto la rarità delle malattie incide sulla tempestività della diagnosi e sull'appropriatezza del trattamento anche a causa dell'esiguo numero di operatori e di strutture in grado di fornire risposte soddisfacenti. L'intervallo medio che trascorre tra il primo segno clinico e la diagnosi è di 3-6 anni per patologie ad esordio infantile e 4-10 anni per patologie ad esordio più tardivo.
Se la diagnosi è stata effetuata con tempestività è possibile che si verifichi un successo abilitativo in quanto è stato possibile fare ricerche sulla plasticità cerebrale; accade che la presa in carico assistenziale e riabilitativa permette un condizionamento positivo del cervello dall'ambiente.
Benché le malattie mentali possano comportare gravi ritardi, per questi casi esistono terapie e farmaci diversi.
Alessandra Bottazzo
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