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Aula Magna Bo Archivio de' Francesco

Aula Magna del Bo

La ricetta per ripartire

In un incontro all’università economisti e manager
di aziende di successo discutono le strategie
necessarie per affrontare le sfide del domani

 

di Marco de' Francesco

 


PADOVA — La governance? Meglio affidarla a chi non rischia il capitale proprio. Lo ha affermato Paolo Gubitta, professore associato di Organizzazione Aziendale e di Management in organization (in lingua inglese) alla Facoltà di Economia dell’Università di Padova nel corso di un confronto tra imprenditori e manager tenuto nell’Aula Magna Galileo Galilei nell’ambito del convegno Dialogo sul management.


Al confronto, coordinato da Giovanni Costa, professore ordinario della stessa facoltà, sono intervenuti Gabriele Del Torchio, amministratore delegato di Ducati motor holding, Giancarlo Ruscitti, segretario alla Sanità e al Sociale della Regione Veneto, Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech Group, Andrea Tomat, che guida la Lotto Sport Italia e infine Gianmario Tondato Da Ruos e Corrado Passera, rispettivamente amministratori delegati di Autogrill e di Intesa Sanpaolo.


Secondo Gubitta i numeri parlano chiaro: «L’idea tradizionale di governance - dichiara - spesso legata nel Triveneto ad una dimensione familiare, è da cestinare, perchè è il mercato stesso a non accettarla più. Meglio destinarla ad esperti non coinvolti nella proprietà». E Gubitta si riferisce all’ultima relazione di Mediobanca sulle medie imprese. «Il 23% delle aziende con un numero di dipendenti tra i 50 e i 499 - spiega - è nel Nord-Est, contro il 31% del Nord-Ovest, ma il volume degli acquisti di beni delle medie imprese del Nord-Est porta a stimare un indotto pari a poco meno del 14% del prodotto locale, con un peso complessivo che e' dunque pari al 31% (9 punti percentuali in piu' della media nazionale) e con un impatto considerevole sulla filiera della ricchezza generata. Nonostante il cambio sfavorevole, per Mediobanca i processi di ristrutturazione nel Nord-Est hanno dato buoni frutti, tanto che qui il 65,3% delle medie imprese si concentra nei settori del cosiddetto made in Italy, contro il 54,2% del Nord-Ovest; in comparti, dunque, che hanno una considerevole possibilità di creare ricchezza».


Ma per Gubitta è necessario un passo in avanti. «Serve - chiarisce - un’iniezione di management. I nuovi imprenditori devono ripensare i prodotti tradizionali alla luce delle ultime tecnologie e formarsi nella complessità, con problemi continui e difficili da risolvere. Una complessità gestionale che deriva dai salti tecnologici e dalla dimensione delle imprese; ed è tutto questo che nel Nord-Est sta comportando una revisione nella governance delle aziende familiari».


Andrea Tomat punta invece sulla sinergia tra manager e imprenditori, ma pensando a schemi dove i primi risultano sempre più importanti. «Chi ha esperienza in attività complesse - dichiara - non può non ammettere che le risposte significative scaturiscano dall’associare competenze diverse. Il tema è sempre quello della capacità di scegliere le persone giuste, e della difficoltà di gestire idoneità differenti; ma con la globalizzazione è sorta la necessità di diffondere contenuti di autonomia decisionale molto spinti, che si concreta in una forte domanda di competenza manageriale».


Roberto Siagri è amministratore e proprietario della Eurotech Group, aperta 15 anni fa come laboratorio di tecnologie digitali e ora quotata in Borsa. «Quando la nostra avventura commerciale è iniziata - afferma - l’obiettivo era la mera sopravvivenza. Avevamo tante idee e pochi soldi, come tutti agli inizi. Comunque le cose sono andate in modo tale che, nati come azienda in un paesino di montagna, Amaro in provincia di Udine, ora
abbiamo un fatturato che si realizza quasi tutto all’estero e uffici a Kansas City , Columbia e Salt Lake City (Stati Uniti), Cambridge (Regno Unito), Lyon (Francia), Helsinki (Finlandia), Varese e Trento, Monaco (Germania), Chengdu e Pechino (Cina) e infine Okayama (Giappone). Siamo riusciti a far questo perchè siamo stati capaci di cogliere le opportunità che il mercato sempre riserva».


Diverso è l’approccio al problema della complessità gestionale per Giancarlo Ruscitti, a causa del settore molto particolare: la Sanità veneta. «Anche noi - afferma - cerchiamo di identificare i migliori e di far crescere le seconde file; ma dobbiamo tenere conto del gradimento dei nostri azionisti: i contribuenti. Il Veneto dispone di servizi di livello europeo; ma stiamo affrontando una sfida importante: l’ospedale deve andare sul territorio. Si tratta di limitare le strutture ospedaliere all’urgenza e di affrontare la cronicità in loco. E’ un’operazione socio-sanitaria epocale, ma bisogna anche considerare che il sociale e la sanità rappresentano occasioni di lavoro e di sviluppo economico, e che il politico deve integrare le esigenze del territorio, mentre il manager deve spiegare al politico quello che si può fare».


Il percorso professionale di Gianmario Tondato da Ruos è piuttosto singolare: da gestore delle risorse umane a amministratore delegato, lavorando per lo stesso gruppo da circa 20 anni. Secondo Tondato è importante, per il manager, avere un forte azionista di riferimento. «L’azionista - afferma - è quello che stimola; la sua azione comporta una costante riflessione. Oggi il presidente e l’azionista hanno un ruolo nella gestione, tanto più significativo quanto più si tratta di posizioni di lungo periodo; anche perchè senza crescita non c’è profitto e le acquisizioni rilevanti vanno fatte gradualmente».

Posizione, quella di Tondato, sostanzialmente condivisa da Gabriele Del Torchio, che paragona il successo aziendale alla vittoria nella Formula Uno: la corsa si vince per l’eccellenza del pilota, del team e della macchina. «Fondamentale - sostiene Del Torchio - è individuare le competenze distintive. I ruoli sono importanti, come d’altra parte un azionariato di riferimento in grado di stimolare le capacità imprenditoriali».


La palla passa infine nelle mani di Corrado Passera, che affronta due argomenti. Per quanto riguarda la capacità del mondo bancario di alimentare la filiera finanziaria, dichiara che «le banche devono essere capaci di emettere del capitale di rischio, a favore delle imprese, anche se ciò non è nel loro Dna, perchè questo ruolo è fondamentale per lo sviluppo del Paese». E poi l’altro tema caldo, quello della meritocrazia. «E’ un problema - termina Passera - La verità è che siamo tutti d’accordo finché la vicenda riguarda gli altri; molto meno quando tocca parenti e amici. Ed è una questione che colpisce anche il mondo bancario. Si pensi, ad esempio, a tutte quelle donne che non riescono ad arrivare ai vertici del sistema, pur avendone le capacità. Ci sono ancora, è evidente, dei pregiudizi da superare; come, d’altra parte, si deve debellare la pratica della raccomandazione, che umilia il merito e l’impegno».

 

(articolo pubblicato sull'Inkre@ibile di maggio)

 

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