home

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

padova

economia

 
 
 
 
 
 

 

 

Corrado Passera Archivio de' Francesco

Corrado Passera a Padova

«Niente solisti, conta la squadra»

Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, svela gli ingredienti del successo: mestiere, innovazione e cambiamento

 

di Marco de' Francesco

 

PADOVA — Il manager di successo? Per Corrado Passera è uno che sa mettere assieme la squadra, come il direttore d'orchestra che fa suonare musicisti e strumenti diversi. Non è un superuomo, ma uno che, consapevole di non essere completo, comprende che solo se tutte le componenti aziendali lavorano in modo coordinato la società avanza.


E l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo detta i tre ingredienti per la ricetta della buona governance. «Anzitutto - afferma - bisogna fare bene il proprio mestiere». Non bisogna accontentarsi, cioè, di essere nella media, ma essere piuttosto in grado di confrontarsi con i più preparati, capire chi fa le cose meglio e chi le ha fatte prima. Si deve investire in competenza e talento.

«In secondo luogo - chiarisce - bisogna saper innovare, andare oltre, investire nel lungo periodo, altrimenti si rischia di non vedere cosa ci riserva il futuro, e di essere miopi per l'indomani».

Secondo Passera le aziende che fanno innovazione creano i presupposti per una contaminazione di esperienze e conoscenze diverse, e le nuove idee vengono dal considerare le diversità.


«Infine - afferma - bisogna saper gestire il cambiamento. E' fisiologico nello sviluppo aziendale, e può implicare diversi anni; ma si deve coinvolgere il personale dell'azienda, rendere visibili e spiegare le tappe dell'innovazione, condividerne gli obiettivi. Talvolta il cambiamento è devastante, ed è allora che si vede il gruppo di qualità che fa la differenza, perché grazie a progetti seri si concordano le strategie».


Secondo Passera il mondo è aperto e globale, e sempre meno prevedibile; fare impresa è difficile, ma ci sono anche grandi opportunità. C'è bisogno degli specialisti della complessità. In quanto al sistema Italia, è anche vero che ultimamente si è fatta valere. «L'anno scorso - chiarisce - è stato quello dell'euro da record, ma anche quello in cui le nostre esportazioni sono andate meglio. La verità è che siamo troppo esterofili, e ben al di sotto delle nostre possibilità. Certe volte si percepisce un sentimento generalizzato di sfiducia, ma altre abbiamo dimostrato di saperci fare. Si pensi al nostro sistema bancario: chi avrebbe scommesso sulla sua capacità di competere con i colossi di mezzo mondo? Eppure ha portato l'Italia, da paese fuori classifica, ad avere dei grandi protagonisti che si muovono e si
fanno rispettare nel contesto europeo».

Importante, per Passera, il rapporto con i sindacati. «L’Italia in quanto Paese - afferma - non cresce abbastanza; a rischio sono il welfare e il “contratto sociale”. E la classe dirigente deve realizzare la crescita sapendo che, accanto alla competitività, c’è la coesione sociale. Perciò ci vuole la mentalità giusta, aperta al cambiamento continuo ma anche in grado di difendere la democrazia e le libertà; l’Europa non può e non deve accettare paesi retti da sistemi diversi dalla democrazia».

Un ultimo accenno (doveroso) ai giovani. «Parlare con loro di fiducia - termina - è indubbiamente difficile, ma bisogna essere chiari, e mostrare loro che, anche in momenti difficili, ciò che si vuole si può ottenere. La classe dirigente si plasma all’università, ma non ci sono predestinati al successo. Carattere anzitutto, fiducia, elasticità, ragionare per obiettivi e ricordarsi del motto di un filosofo greco: occupatevi comunque del tutto».

 

(articolo pubblicato sull'Inkre@ibile di maggio)

 

commenta