home

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

padova

economia

 
 
 
 
 
 

 

 

 

Odontoiatria pubblica: i nuovi LEA

 

 

Da tempo in Italia si parla delle scarse risorse destinate all’odontoiatria pubblica e al ridotto utilizzo dei servizi odontoiatrici pubblici da parte dei cittadini.


Un recente sondaggio (Censis. La qualità dell’assistenza odontoiatrica privata in Italia. Rapporto finale. Settembre 2003) ha rivelato che il 70,5% degli italiani non si è mai rivolto a un servizio di odontoiatria pubblica e che solo l’1,5% si è servito delle strutture del Ssn (Servizio sanitario nazionale).

Nel Nord-est è il Triveneto a registrare il maggior numero di "clienti" per l'odontoiatria pubblica (oltre il 10%), discreto anche il dato relativo all'Emilia Romagna (8%), mentre nel Sud spicca solo un 9% della Campania. Secondo quanto affermato dallo stesso Ministero della Salute, il Ssn effettua 0,6 visite per abitante per anno: d’altra parte nello stesso Ssn sono impiegati meno del 10% degli odontoiatri italiani e a tale settore viene destinato solo l’1,5% della spesa sanitaria nazionale; da anni, inoltre,le associazioni professionali di settore, lamentano che non vengono messi a concorso posti di odontoiatra nel pubblico.

Il dato allarmante è però l’indicazione che dal 1999 al 2002 circa 1 milione e 600 mila persone hanno smesso di andare dal dentista: una parte di popolazione, dunque, non preferisce il professionista privato a quello pubblico, ma rinuncia alle cure dentarie come risposta alla contrazione della propria disponibilità economica.

La percentuale della popolazione del nostro paese che si reca dall’odontoiatra con cadenza almeno annuale è scesa dal 34 al 31%, segnando uno dei tassi più bassi dell'Europa occidentale.


Proprio in questi giorni (23aprile), il Presidente del Consiglio Romano Prodi e i ministri della Salute Livia Turco e dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa hanno firmato il Dpcm contenente i nuovi Livelli essenziali di assistenza erogati dal Ssn.


L’introduzione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), risale al 2001 (dcpm del 29.11.2001;dgrv - regione veneto - 2227 del 09.08.02), in un’ottica di razionalizzazione dell’offerta del servizio sanitario ed uno sviluppo di iniziative in ambito preventivo: si tratta di disposizioni a livello nazionale, su cui però ogni singola regione ha una relativa libertà attuativa, che definiscono il complesso delle prestazioni e dei servizi da erogare nei confronti dei cittadini, coerentemente con le risorse definite in sede di programmazione.

Va precisato che questa programmazione è stata realizzata dal Ministero competente senza completare una indagine conoscitiva delle forze disponibili.


In altre parole nessuno è in grado di dire con certezza quanti siano gli Odontoiatri in forze (con vari tipi di contratto) al Ssn, quanti riuniti (la “poltrona del dentista”) siano presenti.


Tale indagine è infatti tuttora in corso.

 

Riassumendo, il Ssn non si fa carico dell’assistenza odontoiatrica di tutte le fasce di popolazione, ma ha identificato dei criteri di massima (lasciandone la definizione precisa alle Regioni) di chi ha diritto per reddito o patologia (le cosiddette fasce deboli) con un deficit di precisione però per quello che riguarda il tipo di prestazioni da fornire.

Quindi in un’ottica di risorse limitate, il Ssn ha deciso giustamente di puntare sulla prevenzione.


Come questo venga messo in essere è tuttora a discrezione delle regioni, con episodi lodevoli di promozione della salute del cavo orale, con educazione igienica e dietetica, sul territorio e addirittura nelle Scuole.

L’assistenza odontoiatrica, anche alla luce della più recente normativa, si presenta ancora come settore implementato nei programmi preventivi e terapeutici del Ssn.

Le implicazioni di carattere sanitario, nonché l’impatto sulla qualità di vita del singolo cittadino legate allo stato di salute orale dovranno essere considerati maggiormente dal legislatore, sia adeguando le risorse disponibili, sia favorendo la prevenzione – mezzo efficace e poco costoso -, sia accogliendo le richieste delle associazioni di settore e dei consumatori  sullo sviluppo di reti di collaborazione tra Ssn e studi privati convenzionati e sulla nascita di Fondi sanitari integrativi con copertura delle prestazioni odontoiatriche.

 

Silvia Sambin

 

Christian Bacci

 

 

commenta