Se questo è sport
Padova – Calcio, ciclismo, scherma, atletica e chi più ne ha più ne metta. Ormai non esiste sport che possa definirsi immune dal problema doping. Le vicende che hanno caraterizzato queste ultime settimane sono la sintesi di un fenomeno purtroppo sempre più diffuso e, a quanto pare, di difficile soluzione.
Scherma. Il caso più recente è quello dello schermidore Andrea Baldini. Sembra che alla base di tutto ci sia un semplice diuretico preso probabilmente in maniera inconsapevole. Lo stesso Baldini, appena appresa la notizia si è subito proclamato innocente. Del resto, la sostanza incriminata non produce alcun miglioramento nelle prestazioni agonistiche, perciò risulterebbe ancora più incomprensibile il comportamento dell’atleta azzurro. Addirittura c’è chi (compreso lo stesso Baldini) non ha esitato a tirare in ballo ipotesi di complotto, che se confermate sarebbero ancora più clamorose di una eventuale conferma di positività dopo le controanalisi. Intanto, per Baldini, numero uno del ranking mondiale e principale favorito per la vittoria dell’oro, le Olimpiadi sono finite ancor prima di cominciare. Anche lui, se vorrà, dovrà seguire i Giochi di Pechino come noi comuni mortali: alla televisione.
Ciclismo. Un’altra possibile medaglia d’oro sarebbe potuta arrivare dal ciclismo femminile, ma anche qui la numero uno delle classifiche mondiali, Marta Bastianelli è stata coinvolta in una brutta storia di doping. Anche per lei, chiarmente, niente Pechino. E che dire di Riccardo Riccò? Ogni volta che il pubblico si innamora di un ciclista…zac ecco la sorpresa. O la conferma, se volete. Per il modenese erano stati sprecati complimenti ed ammirazione. Le vittorie al Giro d’Italia e al Tour de France sembravano la consacrazione definitiva per il ragazzo che, a soli 23 anni, sembrava pronto a prendere l’eredità di altri campionissimi del passato. Invece è bastato un attimo per cancellare tutto. A niente sono servite le confessioni, peraltro abbastanza tardive. Dell’affaire Riccò c’è un altro elemento che va sottolineato. Il prodotto assunto per migliorare le capacità non era semplicemente Epo. Si è trattato, infatti, di una nuova tipologia, il Cera, di cui si conoscono le capacità e l’esistenza, ma di cui in molti laboratori antidoping non si riesce a riscontrare la presenza nel sangue degli atleti. Questo è un fatto allarmante perché dimostra l’inadeguatezza dei “controllori” rispetto a chi cerca di fare il furbo.
Soluzioni. E allora come fare per smascherare chi prova ad imbrogliare? Le soluzioni sono due: innanzitutto migliorare le capacità dei laboratori antidoping. Come? Più soldi sarebbero sicuramente un buon inizio. In secondo luogo sarebbe il caso di inasprire le pene nei confronti di chi viene smascherato. Niente più bicicletta o fioretto o pallone o qualsivoglia “attrezzo”. Nessuna possibilità di rientrare nel giro che conta. Se la tutela della propria salute non è un motivo abbastanza valido per “giocare pulito”, forse potrebbe esserlo la prospettiva di perdere ingaggi e contratti pubblicitari milionari.
Enzo Dimasi
2 agosto 2008