Da Cortina, ad Asiago fino ad Arabba alberghi semivouti. Gli operatori turistici: «La gente non ha soldi, siamo di fronte a un calo a due cifre»
VENEZIA - Se il mare piange - al punto da offrire weekend in saldo in agosto, mese d'alta stagione per antonomasia - la montagna non ride. Anzi. Tira aria di recessione. La stagione estiva quest'anno non è decollata, i turisti sono pochi e spendono solo per l'indispensabile. Colpa - dicono gli albergatori - della congiuntura sfavorevole che ha allontanato tedeschi, olandesi, americani e italiani. Ma c'è chi chiama in causa altri fattori, come l'inclemenza del clima e gli esami di riparazione degli studenti.
«Macché - sbotta Antonio Valente, presidente dell'associazione albergatori dell'altopiano di Asiago - il clima c'entra fino ad un certo punto. Siamo di fronte ad un calo a due cifre. Non ci sono ancora dati certi, ma l'impressione è che il turismo dell'Altopiano sia precipitato per un venti o trenta per cento, quest'estate, rispetto alla scorsa. Ho sentito colleghi albergatori che raccontano di hotel quasi vuoti, con quattro o conque clienti a luglio. Anche gli alberghi del centro, ad Asiago, se la passano male. E bisogna pensare che quando un albergo è vuoto per metà, si è già in perdita». Per Valente non è il caso di trovare scuse. «E' una questione economica - continua - ho sentito di famiglie di quattro o cinque persone che prenotano una stanza sola, e per due o tre giorni. Non ci sono più soldi; il turismo di massa è finito lo scorso secolo, ora ci stiamo attrezzando per le nicchie. C'è il turismo sportivo e quello della disabilità. Insomma, i clienti te li devi andare a cercare». Previsioni per agosto? «Qui - termina - se qualcosa non si sblocca sarà una stagione da dimenticare».
E anche ad Arabba, nel Bellunese, si piange. «Poche prenotazioni - taglia corto l'albergatore Franco Prà -. Se non ci fossero gli inglesi, che sono clienti tradizionali, qui saremmo nei guai. Stimo un 20, 30% in meno di presenze rispetto alla scorsa estate. E' una crisi generale, che riguarda italiani e stranieri: tedeschi e olandesi sono spariti. Per quello che ne so, anche ad Alleghe (Belluno) è così».
Più cauto Roberto Cardazzi, presidente dell'associazione albergatori di Cortina. «Agosto non si presenta sotto i migliori auspici - afferma - perchè anche da noi si è verificata una flessione nel numero dei turisti. Almeno del 3%, secondo me». Cortina è nota, sin dal tempo dei vitelloni, per il turismo vip. Ma che importa al notaio, all'industriale o alla baronessa impellicciata dell'aumento del costo della vita? «Qui non vengono solo i ricchi - chiarisce - e anche quelli sono più attenti nelle spese. E poi oggi c'è una concorrenza molto forte, che riguarda tutti i livelli, dal low cost al lusso. D'estate il turismo cortinese è italiano e socialmente diversificato: c'è una base di clienti storici, forse il 60 % delle presenze, e i giovani, anche attratti dalla vita notturna e da sport come il free climbing e la mountain bike. I primi restano anche venti giorni, i secondi quattro o cinque». Comunque la crisi c'è, non risparmia neppure Cortina. «Gli albergatori - termina - dicono che ci sono disponibilità (stanze libere, ndr) anche nei primi giorni di agosto. Sappiamo bene che le cose andranno peggio rispetto allo scorso anno, ma speriamo che non sia una piccola catastrofe».
Non si scompone per niente Pio Grollo, amministratore delegato di Dolomiti Turismo, l'azienda di promozione della provincia di Belluno. «E' vero - afferma - non c'è il pienone e giugno e luglio sono stati un po' fiacchi, ma i conti si fanno alla fine. Non si tratta di essere pessimisti, ma di essere consapevoli. Per adesso nessuno può stimare la contrazione, che secondo me è di lieve entità». E le cause del calo? «Di certo il clima non ci ha favoriti - termina - ma non bisogna sottovalutare il ruolo di fattori esogeni come i problemi economici delle famiglie, le vacanze corte e altre cose che possono sembrare irrilevanti ma non lo sono, come per esempio i corsi di recupero dei debiti scolastici: bloccando a casa i ragazzi si costringono le famiglie a cambiare i propri programmi per l'estate».