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Giuseppe baiardo, al centro

 

Distretto calzaturiero della Riviera del Brenta, 2007 da boom

Baiardo: «Noi non abbiamo concorrenza»

 

PADOVA — Distretto calzaturiero della Riviera del Brenta, 2007 da incorniciare. Le 708 aziende aderenti hanno realizzato le migliori performance degli ultimi 25 anni, completando il riposizionamento sul mercato verso la fascia alta, tanto che oggi il distretto si presenta come sinonimo di made in Italy di lusso. A proposito, l’Acrib (Associazione calzaturifici Riviera del Brenta) chiede che le merci extra-Ue possano entrare nel vecchio continente solo se etichettate, in modo che sia indicata l’origine: «Vogliamo che l’Europa adotti misure adeguate», afferma Giuseppe Baiardo, presidente dell’associazione.


Nel 2007 l’occupazione del distretto è rimasta pressocché stabile (12.354 addetti contro i 12.347 del 2006), la produzione è aumentata (21,8 milioni di paia contro i 21,7 dell’anno precedente), così come il fatturato (1.928 milioni di euro contro i 1.750 del 2006). L’export assorbe una quota pari al 90% della produzione.


Come è possibile andare in controtendenza rispetto agli altri comparti legati alla moda? «Anzitutto l’istruzione - afferma Giuseppe Baiardo, presidente dell’Acrib - e cioè il Politecnico calzaturiero, che si occupa della formazione tecnica dei diplomati e laureati e di quella continua dei quadri e dei tecnici delle aziende. In secondo luogo il distretto, che ha reso la filiera flessibile e funzionante. Infine gli imprenditori, che hanno di fatto realizzato il matrimonio tra le scarpe e le griffe».


Il distretto non sembra risentire dell’aumento del costo del petrolio (e quindi dell’energia) e la crisi del dollaro. «Noi non abbiamo concorrenza - continua Baiardo -. Vendiamo i prodotti più cari, il vero lusso; e chi poteva permettersi di spendere 500 euro per un paio di scarpe, può anche spenderne 600». E non si sente minacciato dai cinesi. «Non siamo protezionisti - afferma Baiardo - e personalmente penso che dazi e anti-dumping siano misure da perdenti. Chiediamo solo l’etichettatura obbligatoria per le merci che entrano in Ue. Per il resto, noi dalla nostra abbiamo il made in Italy che fa la differenza; una cultura del fare che il mondo ci invidia». E che spinge alcune grandi firme a fondare stabilimenti nel distretto. «Ci sono già Louis Vuitton e Dior - spiega - e sembra che ci stiano pensando anche alla Yves Saint Laurent».


Solo un cruccio per il distretto. «Abbiamo bisogno di manodopera - afferma - ed è per questo che abbiamo scelto di investire al Sud nel distretto di Casarano (Lecce)». E il 2008? «Sono ottimista - termina -. Sarà un anno di sostanziale stabilità o di lieve crescita. Cercheremo peraltro di intercettare quei 15 milioni di nuovi ricchi residenti nei paesi emergenti, come la Cina, l’India e il Brasile. È un mercato ancora da scoprire».

 

Marco de' Francesco

(pubblicato sul Corriere del veneto)