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Alemagna, la Provincia se ne va

Casarin: «E' una società inutile e senza futuro»

 

BELLUNO — A27, la Provincia di Padova esce da Alemagna spa. L'annuncio l'ha fatto la scorsa settimana direttamente dal presidente dell'ente padovano, Vittorio Casarin (Forza Italia), che è anche presidente dell'autostrada Padova-Venezia e vicepresidente della Brescia-Padova: l'ente vende il 2,65% delle quote della società la cui mission è la realizzazione della Venezia-Monaco. Una decisione che rimette in discussione, all'indomani della scelta della Regione di sbloccare il prolungamento dell'A27 con un primo lotto pagato da capitali privati, la reale utilità di mantenere in vita l'Alemagna. Per parte sua Casarin mostra di avere le idee chiare: «Per me la società non ha più senso. Sembrava che dovesse andare in liquidazione lo scorso anno, invece poi l'hanno voluta tenere in vita. Per me non ha futuro, a meno che non vogliano usarla per proporre qualche piano in project financing. E oltretutto non c'è esperienza in campo di gestione autostradale. Abbiamo partecipato un paio di volte al cda; poi ne siamo usciti e abbiamo messo in vendita la nostra quota».


Una decisione con cui Padova si allinea alla Provincia di Venezia, di centrosinistra, che aveva già liquidato le sue quote lo scorso anno. «La formula di Alemagna è superata - taglia corto il presidente di Davide Zoggia, presidente dell'ente lagunare - se mai ci sarà un'autostrada, sarà qualcun'altro a farla. La verità è che Alemagna non ha realizzato la propria mission».


Dopo quasi cinquant'anni Alemagna spa ha un capitale sociale di 312mila euro; 110 soci, tra cui Regione, Province, Comuni e Camere di commercio di Treviso e Belluno, Fondazione Cassamarca. Eppure nessun cantiere. Basterà per andare avanti? Quinto Piol, assessore alla viabilità della Provincia di Belluno e membro del consiglio di amministrazione di Alemagna dice: «Siamo rimasti per sostenere la causa dell'autostrada e per non creare tensioni con altri enti territoriali». Gli fanno eco altri due membri del consiglio di amministrazione, Rizieri Ongaro e Paolo Doglioni, rispettivamente presidente della Comunità montana Agordina e della Camera di commercio di Belluno. «Non ci sono fondi - ammette Ongaro - si voleva solo affermare la volontà politica di sostenere l'asse Sud-Nord». Ma non è il caso di liquidare Alemagna? «Anzitutto - dichiara Doglioni - arriviamo a scadenza (31 dicembre 2010). Le infrastrutture sono un problema per industria e turismo; qualcosa dev'essere fatto».


Prova una difesa più appassionata il presidente di Alemagna (e assessore alle partecipazioni societarie della Provincia di Treviso), Marzio Favero: «Ci siamo resi conto che il valore di Alemagna non sta nel capitale quanto nell'estensione della compagine societaria. Per realizzare opere importanti è necessario un ampio consenso politico. Ci siamo dati due scadenze primarie: un accordo con la Provincia di Belluno per rivalutarne il ruolo di ente di coordinamento; poi, a settembre, l'assemblea dei soci per definire le linee di lavoro in armonia con la Regione. Alemagna era una cellula dormiente: l'abbiamo risvegliata».

Marco de' Francesco

(pubblicato sul Corriere del Veneto)