«Protestiamo, difficile passare in Trentino»

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urneBELLUNO — Mezzo Agordino, con le consultazioni popolari di domenica 10 e lunedì 11 febbraio, tenta il colpaccio: lasciare il Veneto, visto dalla montagna pianura ingenerosa, per il Trentino Alto Adige, terra promessa dei referendari locali. Obiettivo condiviso dagli altri tre Comuni bellunesi che votano negli stessi giorni: Feltre, Arsiè e Cesiomaggiore. Sono chiamati a dire un sì o no al trasferimento amministrativo 1.365 (675 maschi e 690 femmine) di Rocca Pietore, 942 (461 e 481) di Gosaldo, 2.128 (1.033 e 1.095) di Falcade e 1.219 (590 e 629) di Canale d'Agordo, il paese di Papa Luciani, Giovanni Paolo I. In tutto 5.654 persone. Doppio quorum perché il sì si affermi: il 50% più uno degli aventi diritto deve andare alle urne e il 50% più uno dei votanti deve esprimersi in senso favorevole. Ai seggi dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì.

 

Ma cosa c'è dietro il referendum? Anzitutto, un forte risentimento verso la pianura. «La Regione - afferma il sindaco di Canale d'Agordo Rinaldo De Rocco - ci ha abbandonato e ha sempre poco rispettato la nostra gente. Contiamo politicamente poco perché siamo pochi. Più che un voto per andare da qualche parte, è un voto di protesta contro l'inerzia di Palazzo Balbi». Perché, si sa, che il Trentino ha le porte serrate. «Certo - continua De Rocco - i confini non sono in discussione».

La pensa così anche il sindaco di Rocca Pietore Severino Andrea De Bernardin. «Andare a Bolzano? - dice - Improbabile. Ma è un modo per dire che ne abbiamo le scatole piene». D'altra parte, il governatore di Bolzano Luis Durnwalder, qualche mese fa era stato chiaro: «Mezzo Bellunese in Alto Adige? Mai: siamo d'accordo solo per quei Comuni, come Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia che condividono con noi secoli di storia. Gli altri non c'entrano niente».

Insomma, per l'Agordino non c'è spazio. «E allora - sbotta il primo cittadino di Falcade Michele Costa - si tratta di gridare al mondo che ci siamo. Per questo è importante andare a votare». Gli fa eco il sindaco di Gosaldo, Giocondo Dalle Feste: «La montagna sta soffrendo, questo è il nostro grande grido di dolore».

La pensa così anche la gente comune. «Siamo una zona disagiata - afferma il farmacista di Falcade Paolo Garzotto - e così tutti vorrebbero vivere in una Regione autonoma». Insomma, sono tutti per il sì, anche se tutti sanno che si tratta di una protesta e basta.

Con qualche rischio: a Rocca Pietore ci sono 251 iscritti all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero); 431 a Falcade; 239 a Canale d'Agordo; a Gosaldo sono 342, un terzo dell'elettorato. Torneranno a votare? Senza di loro il quorum è a rischio.

Ma poi, è solo protesta? No, dietro c'è una strategia precisa. «La crisi economica - afferma Carlo Bernardi, del movimento referendario di Rocca Pietore - ha evidenziato le lacune delle politiche sulla montagna. Sappiamo bene che i referendum bulgari del passato, quelli Lamon, Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Sovramonte sono stati affossati in un modo o nell'altro. Ma erano singoli movimenti». Invece, le nuove consultazioni sono frutto di un'azione corale. Dietro c'è il Bard (movimento «Belluno autonoma regione Dolomiti») che punta molto in alto (la Regione Dolomiti, con Trento e Bolzano) per ottenere nell'immediato, da Venezia e Roma, un po' meno: l'autonomia bellunese.

Infine, il gruppo della Lega Nord a Palazzo Ferro-Fini ha chiesto la convocazione straordinaria del consiglio regionale per affrontare il tema dei Comuni secessionisti. «Abbiamo rimandato troppe volte la discussione» commenta il vicepresidente leghista del Consiglio Matteo Toscani. Alla buon'ora.



Marco de' Francesco

Corriere del Veneto

7 febbraio 2013

credits immagine: la sestina



 

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