Cosa ci lascia Rita Levi Montalcini

montalcini ritaAmava ripetere: " Se morissi domani o tra un anno, sarebbe lo stesso: quel che conta è il messaggio che lasci dietro di te. È il solo modo affinché il nostro passaggio sulla Terra non si esaurisca in un grande nulla". Oggi, mentre il mondo piange la scomparsa del premio Nobel Rita Levi Montalcini, vogliamo ricordarla come lei avrebbe voluto, attraverso le scoperte scientifiche che la sua beautiful mind ha consegnato al mondo. 1) Ngf, la pietra miliare – Rita Levi Montalcini è stata insignita del Nobel per la medicina nel 1986, all'età di 77 anni, insieme all'americano Stanley Cohen, per la scoperta avvenuta nei primi anni Cinquanta del fattore di crescita nervoso o NGF (Nerve Growth Factor), una pietra miliare della biologia. NGF è una piccola proteina fondamentale per il mantenimento e la crescita dei neuroni del sistema simpatico e sensoriale, senza la quale le cellule cerebrali si suicidano.

 

"All'epoca gli studi sui neurotrasmettitori chimici erano praticamente inesistenti; il cervello era considerato alla stregua di un circuito elettrico e non si aveva idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione di organi e tessuti dell'organismo", ricorda Piergiorgio Strata, presidente dell' Istituto nazionale di neuroscienze di Torino. "Con la rivoluzionaria scoperta del NGF, si capì per la prima volta che i neuroni sopravvivono solo se possono succhiare sostanze nutritive da altre cellule attraverso le connessioni sinaptiche". Quelle ricerche pionieristiche, condotte da RLM su embrioni di pollo, dimostrarono che il cervello può "rigenerarsi", contrariamente a quanto a lungo creduto. È vero che dopo la nascita non si formano nuovi neuroni e quelli che muoiono sono irrimediabilmente perduti, ma è pur vero che si formano sempre nuove connessioni, circuiti alternativi. E il regista della straordinaria plasticità neuronale è proprio l'NGF. Fu la punta dell'iceberg. In seguito furono scoperte decine di molecole simili, dette "neurotrofine", grazie alle quali il cervello riesce a mantenersi giovane nonostante l'avanzare dell'età. La Montalcini non poteva essere l'incarnazione vivente migliore della sua stessa scoperta.

2) Sistema nervoso, immunitario, endocrino: 3 x 1 – Dopo aver individuato l'NGF e studiato i suoi effetti sulla crescita dei nervi, RLM proseguì i suoi studi arrivando a una seconda conclusione che si sarebbe rivelata un'altra svolta decisiva in biologia. Il sistema nervoso, immunitario ed endocrino non sono unità separate, ciascuna con le sue pedine (neuroni, globuli bianchi, ormoni) e le sue regole, ma un solo grande network strettamente interconnesso e interdipendente. Con sorpresa, NGF si rivelò un "faccendiere" dell'organismo, il cui raggio d'azione va ben oltre il sistema nervoso periferico e centrale. Era il 1977 quando RLM dimostrò per la prima volta che il fattore di crescita dei nervi agisce sulle cellule appartenenti al sistema immunitario (i mastociti), arrivando in seguito a scoprire che viene prodotto da una varietà di cellule di difesa (linfociti) e ghiandole endocrine (soprattutto quelle salivari). È riduttivo chiamarlo solo "fattore di crescita dei nervi". NGF è in realtà un modulatore che agisce in modo sinergico sui tre sistemi da cui dipende l'equilibrio dell'organismo. Se manca lui, è il disastro generalizzato.

3) Il termometro dell'ansia – Altro aspetto inedito dell'attività biologica del NGF è venuto alla ribalta nel 1986, quando si notò che il massiccio rilascio nel sangue della proteina corrisponde a comportamenti aggressivi e ansiosi. Una ricerca condotta su giovani reclute che sperimentavano il lancio dal paracadute ha mostrato che prima del lancio il livello di NGF nel sangue aumentano dell'84% e dopo venti minuti dall'atterraggio salgono ulteriormente al 107%.

4) Scudo anti-Alzheimer – Negli ultimi 15 anni nuovi studi, condotti dallo European Brain Research Institute di RLM, in collaborazione con l' Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, hanno scoperto che NGF svolge un ruolo chiave nel prevenire l'insorgenza dell'Alzheimer. Impedisce, infatti, la produzione della proteina beta-amiloide, la principale responsabile della malattia, bloccando sul nascere il processo degenerativo. Queste ricerche hanno aperto la strada a possibili applicazioni terapeutiche, attualmente in fase di studio.

5) Una terapia sperimentale per l'ulcera corneale. Il risvolto più imprevedibile del NGF riguarda le ulcere corneali, lesioni che possono causare la perdita della vista. Le prime sperimentazioni cliniche, guidate da Luigi Aloe dell'Istituto di Neurobiologia del CNR di Roma, allievo e collaboratore della professoressa Montalcini, suggeriscono che la somministrazione di collirio a base di NGF riesca efficacemente a riparare il tessuto danneggiato già dopo alcune settimane di trattamento. Il farmaco, ancora in via sperimentale, si è rivelato utile anche contro il glaucoma, patologia degenerativa e irreversibile del nervo ottico. " Questi risultati sono la punta di diamante di 50 anni di studi che hanno portato il NGF dalla ricerca di base alla clinica", afferma Aloe. " La stessa professoressa Montalcini ha utilizzato le gocce oculari per contrastare la perdita della vista legata all'età". Chissà che sia stato questo il segreto della sua ultracentenaria vitalità. E ora, qual sarà il futuro di queste ricerche? "N uove applicazioni cliniche sul NGF continuano a venire a galla, non solo per patologie dell'apparato oculare, ma anche per le neuropatie legate all'artrite reumatoide o al diabete", dice Aloe. "Andiamo avanti, con determinazione ed entusiasmo. Come lei ci ha meravigliosamente insegnato".

 

 

Daniela Cipollani

Galileo, Giornale di Scienza

31 dicembre 2012

credits immagine: wikipedia



 

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