Cesare Beccaria

 

L'incertezza della pena

 

«Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile». Così scriveva Cesare Beccarla nella celebre opera Dei delitti e delle pene.


La certezza della pena è una questione che da sempre e sempre affolla i salotti politici, affatica le menti di studiosi e pratici del diritto, esaspera chi è vittima di un reato e spesso lamenta una giustizia negata.


Da modesto e giovane addetto ai lavori posso solo svolgere alcune brevi riflessioni che potranno, forse, prestare il fianco a critiche o obiezioni, ma anche innescare, spero, un interessante e costruttivo dibattito.

            Incerta non è la previsione della pena per un determinato reato: ogni fattispecie criminosa trova, infatti, la sua relativa e specifica sanzione. In ciò si sostanzia il principio di legalità, insostituibile baluardo e presidio di uno Stato di Diritto e argine contro l’arbitrio del magistrato.


Incerta, invece, può essere la concreta esecuzione della pena: i tre gradi di giudizio su cui si incardina il processo penale italiano e la sua inevitabile lunghezza rende probabile che una condanna in primo grado venga frustrata dal maturare dei termini di prescrizione del reato.


Ma davvero non esistono rimedi contro una strategia processuale che punta all’estinzione del reato per prescrizione? Non penso che la prescrizione del reato sia un male incurabile!


Tra i principi fondamentali del giusto processo la Carta Costituzionale annovera, tra gli altri, la ragionevole durata del processo stesso; in nessuna sua norma si menziona, invece, la prescrizione del reato. Essa non può, dunque, essere considerata un intoccabile corollario del diritto di difesa.


La realtà dei tribunali italiani rivela che non esiste la vicinanza del delitto e della pena, ambito da cui il Beccaria muove per ragionare di giustizia e utilità della pena stessa.

            Incerta è, inoltre, l’applicazione da parte del magistrato di quella specifica pena prevista per un determinato reato: non è infrequente, infatti, che misure sostitutive o alternative alla detenzione possano trovare applicazione al momento della irrogazione oppure della esecuzione della pena. E ciò con grande sdegno dell’opinione pubblica e con inevitabile disperazione di chi è vittima di un reato e vorrebbe il reo dietro le sbarre.


Ben possono comprendersi, allora, le voci di coloro che gridano allo scandalo denunciando che il torto subito così non viene riparato; ma non sempre giustizia è sinonimo di legalità.

            L’incertezza della pena è da ascriversi alla crisi della pena detentiva.


Il sistema sanzionatorio perde di mira la funzione retributiva della pena privilegiando la sua finalità rieducativa e potenziando le misure clemenziali.


L’attenzione si sposta dal delitto al delinquente. L’indagine si concentra sulle cause del delinquere e trascura il disvalore del fatto commesso.


Il paradosso è in agguato: il delinquente non ha commesso il delitto ma è stato determinato al delitto dalle circostanze; va compreso e aiutato a reinserirsi nella società. La pena non deve punire ma rieducare e risocializzare!

 

Raffaele Incardona

 

 

La giustizia è morta

 

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