Il celibato oggi: voto o promessa revocabile?

 

Fortunatamente di preti convinti del loro ministero, che con coerenza ed entusiasmo trasmettono messaggi di vita per la comunità che cresce assieme a loro, ne rimangono ancora abbastanza da non lasciar presagire l’estinzione della specie.

Ciononostante, restano altrettanti preti deviati, distratti e annoiati della vita che conducono, spesso solitaria; e un po’ per carattere, un po’ per costrizione si chiudono in se stessi. Magari restano fedeli alla loro promessa o ideale per qualche tempo, ma presto emerge con forza la loro incertezza, i loro dubbi, le loro paure, nonché la parte repressa che alla lunga viene ad esplodere. Cercano così trasgressione, e trovano chi cerca emozioni forti coi preti (spesso donne sposate). Ma a differenza dei laici, nel momento in cui questa loro natura emerge con prepotenza, si ritrovano a dover sopportare un fardello ben più greve, che li porta inesorabilmente ad una scelta di campo e di vita: continuare nella mortificazione, vivere una doppia vita che prima o poi porta al baratro della dicotomia esistenziale, o decidere di lasciare l’abito?


Può accadere che si tratti di preti che dopo un certo tempo scoprono di essere omosessuali, o che proprio sapendo di esserlo cercano rifugio nella chiesa, nel seminario, che vedono come possibile scampo alla loro anormalità, mal accettata in famiglia e vista come malattia guaribile attraverso l’ascesi, l’intensa preghiera e la frustrazione dei desideri.

Talvolta entrano in seminario nel tentativo di sfuggire alla loro omosessualità vissuta con travaglio, vergogna, e trovano momentanea e apparente consolazione nella Chiesa, comprensiva e guaritrice di tutte le piaghe del mondo; ma quello che era un baluardo di salvezza si rivelerà solo una trappola nel momento in cui si dovrà decidere se negare se stessi per sempre per rispettare un dogma o fare il grande salto…per un po’ di tempo magari sublimano i loro desideri sessuali, le loro pulsioni fisiche nella preghiera, nella fede, ma se a volte questo per indole è loro sufficiente ce ne sono altrettante in cui si avventurano in strade più affini alla loro inclinazione, ai loro desideri, nella ricerca di trovare se stessi e di qualcuno che condivida con loro, che colmi i loro sensi di vuoto di affetto. In tutte queste esperienze trasgressive questa ricerca spesso non è fatta gratuitamente, tutto ha un prezzo al mondo, e spesso può costare la credibilità, la propria coscienza o il ministero…

In questi casi c’è necessariamente bisogno di un sostegno, di un aiuto, soprattutto qualora questi preti abbiano dei dubbi esistenziali che vanno a destabilizzare i motivi che li hanno spinti ad abbracciare la loro missione: è insieme, non nell’abbandono, che si trovano le risposte, anche se può accadere che gli aiuti disponibili non siano all’altezza dell’entità delle problematiche. Ad ogni modo, la presenza del solo padre spirituale o della comunità in cui sono inseriti non sono sufficienti a rispondere alle loro necessità, ci vogliono infatti figure forti e preparate a fornire loro uno spiraglio nella confusione e nelle tenebre della paura.

Credo che perché un prete sia veramente pronto non basti la sola erudizione dal punto di vista concettuale e teologico, ma anche dal punto di vista psicologico. Prima di avventurarsi nel cammino vocazionale, ritengo sia indispensabile aver sperimentato almeno una volta l’innamoramento, vissuto nella sua pienezza, a 360 gradi; solo allora si sarà in grado di discernere quando si tratta di sola ebbrezza dell’illusione della chiamata, di infatuazione, di fuga dalla realtà o di vera e autentica vocazione. Solo allora si saprà vagliare e scegliere a cuore pieno la via del sacerdozio, e quindi del celibato. Non è un’esperienza per tutti, ed è giusto che tale scelta venga fatta con oculatezza.

Quale strada allora? Assisteremo a dei cambiamenti epocali nella nostra società dei sacerdoti? Molto interessante è ciò che Heinz-Jürgen Vogels in Celibato. Dono, non obbligo ha da dire.
L'apostolo Paolo scrive nella prima lettera ai Corinzi (9, 1-5):
"Non sono forse libero, io? Non sono un apostolo?… Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?".


Commenta Vogels: "il Signore concesse agli apostoli e ai loro collaboratori il diritto di condurre con sé le mogli e di richiedere anche per loro il mantenimento delle chiese. La volontaria astensione da questo diritto è possibile e buona, ma è una questione personale: il diritto, la libertà di sposarsi, rimane accordata dal Signore. Il problema si ripropone al presente in modo più esplicito che in passato: ci si chiede se contro il diritto di tutti gli uomini, apostoli compresi, garantito da Dio il Creatore e da Cristo Signore, ad avere una moglie, la proibizione al riguardo da parte della Chiesa come legislatore umano possa proprio reclamare una qualsiasi validità. Non si tratta piuttosto di una legge nulla fin dall'inizio?".
L’obiezione della gerarchia ecclesiastica è che il candidato al sacerdozio rinuncia volontariamente al matrimonio, sa cioè benissimo ciò a cui va incontro. Replica Vogels: "Come il Signore dichiara, e il Vaticano II riconosce, l'astensione dal matrimonio può essere conseguita solo in virtù del carisma. Se l’osservanza del celibato fosse volta a sostenere una volontaria astensione dal diritto divino di sposarsi, allora verrebbe richiesto qualcosa di impossibile a coloro che non hanno ricevuto il carisma del celibato, e di conseguenza questa selezione escluderebbe automaticamente coloro che hanno la vocazione ma non sono capaci di rimanere soltanto non sposati. Questo significa in soldoni che la Chiesa latina chiama meno sacerdoti in servizio nella Chiesa occidentale di quanti Dio vuole e la Chiesa orientale accetta.
Il fatto che Dio non ha abbinato il carisma del celibato alla chiamata sacerdotale impedisce alla gerarchia di riservare il sacerdozio soltanto ai celibi carismatici".

Del resto, conclude Vogels, se nelle Chiese cattoliche orientali vi è il clero uxorato (sposato) - anch'esso lodato dal Vaticano II - e se la Santa Sede accetta come candidati al sacerdozio pastori protestanti e anglicani convertiti, è evidente che la ufficialmente ribadita connessione sacerdozio-celibato come legge generale della Chiesa latina è davvero fragile e piena di contraddizioni.

Visto che al momento la Chiesa non sembra propensa ad accettare il sodalizio del ministero diaconale/sacerdotale con quello del matrimonio, credo che l’unica via di salvezza sia la preghiera, unita alla profonda conoscenza di se stessi, e alla piena comprensione di quello che Dio vuole da noi. Solo quando avremo chiaro quale veramente sia la nostra chiamata e il nostro cammino, allora sapremo in quale realtà calarci. Importanti sono le scelte di campo, che possono essere fatte solo dopo un attento studio di sé e della realtà che ci circonda.

Paride Zandegł

commenta

 

home