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Meritocrazia, a scuola non c'è

 

E’ per qualità agli ultimi posti in Europa,  ed è la reginetta dei blog dove i bulli mostrano le loro bravate. E’ guidata da una schiera di demotivati mal pagati. E’ la scuola italiana.  La situazione sembra senza soluzione, ma in questi mesi una voce si è alzata: un gruppi di professori e intellettuali insigni crea il «partito del merito».

La formazione non si è presentata alle scorse elezioni perchè le sue provocazioni andrebbero accolte da tutti gli schieramenti, e sono rivolte soprattutto ai nuovi governanti. Idee nuove per una scuola nuova che si discosti dal «falso egualitarismo». Dire che  «Tutti gli studenti hanno pari diritti» è giusto, ma diventa scomodo  quando si impedisce ai migliori di avere più possibilità dei fannulloni. E’ un retaggio del ’68: parlare di meritocrazia equivaleva ad imprecare,  essere classisti.

Il merito è l’unico modo di dare a tutti l’opportunità di emergere di eccellere nello studio, di far progredire il nostro Paese con la ricerca e di impedire la fuga di cervelli all’ estero.

 Per anni si è continuato a regalare il sei politico a studenti incapaci, a promuovere centinaia di ragazzi con debiti formativi (anche nelle materie di indirizzo) in nome del «diritto al successo formativo». Ma quale diritto? Sarà semmai un dovere, quello di impegnarsi. Lo Stato ha l’obbligo di garantire pari condizioni generali, ma non l’obbligo di regalare i voti. In tal modo chi lavora sodo viene equiparato a chi non fa nulla,  e che vantaggio porta fare qualcosa?

I risultati sono allarmanti: il 44%  dei 7 milioni e 700 mila alunni della scuola pubblica si portano dietro il debito dell’ anno precedente. Le materie più disastrate? Italiano e matematica.

A questo punto si devono cercare le cause di questo disastro. Studenti fannulloni? Sicuramente. Molto però dipende dai docenti che si oppongono all’uso di meccanismi per il riconoscimento del merito: nella scuola italiana la carriera dipende solo dagli anni di servizio, poco contano la competenza e la professionalità, così i casi di «mala istruzione» si moltiplicano, e gli insegnanti meritevoli hanno lo stesso trattamento degli insegnanti assenteisti e fannulloni. Si devono alzare gli stipendi ai docenti a livello europeo, ma anche lo standard di qualità, servizio, ore di lavoro, deve seguire la media europea.

La famiglia ha un peso sempre più grande nell’educazione scolastica, difficilmente mantiene il suo ruolo e ama interferire nelle vicende scolastiche oltre la sua competenza. Si scontra con i docenti per qualsiasi provvedimento disciplinare, anche se motivati.

La scuola non è un servizio di baby-sitter, che intrattiene i ragazzi cercando di non tediarli troppo con lezioni noiose o troppi compiti per casa.

I metodi permissivi  non hanno condotto a risultati utili, ma hanno dato solo la certezza ai fannulloni che comunque in un modo o nell’altro avrebbero anche loro raggiunto il 6 politico, a discapito di passava le ore sui libri per ottenere qualche decimo di voto in più. Non solo, i «secchioni» sono anche sbeffeggiati, presi in giro, filmati mentre subiscono ingiustizie di ogni genere.

Insomma, la scuola deve ritrovare il suo ruolo di educazione e di disciplina; quello che questi quindici intellettuali si propongono di fare è spronare la classe politica ad assumere impegni precisi, per una «rivoluzione culturale», con riforme di ampio respiro che permettano di applicare finalmente la meritocrazia.

Giulia Carraro

 

 

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