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Pesca alla Palamita

 

Le palamiti sono tornate in Alto Adriatico. Un po' in ritardo forse, a causa della fredda e piovosa primavera, ma intanto la loro ricomparsa rappresenta, per gli sportivi appassionati della pesca in mare, una bella notizia.

Sono arrivate di colpo come il caldo a due o tre miglia dalla costa di Sottomarina e, se la stagione estiva non sarà burrascosa, ci resteranno fino ad ottobre inoltrato. Poi scenderanno partendo dalle coste di Ferrara, Ravenna e Rimini.

Per pescare la palamita occorre una canna da pesca in carbonio lunga almeno 5 metri di parte rigida ma con i due ultimi pezzi ( cima e portacima ) morbidi e sensibili, in quanto questo pesce è tanto forte quanto sensibile nel momento dell’abboccata.

Il mulinello deve essere più potente che grosso, con una bobina di diametro dai 7 centimetri in sù, con una buona manovella che consenta una  presa ottimale ed un numero di giri bobina rispetto al giro di manovella pari a 4:1 – 5:1 al massimo. E' preferibile un filo di nylon con uno spessore da 0.30 a 0.40. Più fino è lo spessore più il lancio e la sensibilità saranno migliori.

La spesa varia da 150 a 350 euro, anche se, per una attrezzatura ottimale, ce ne vogliono 150 per una canna possibilmente con due cime intercambiabili e 100  per un buon mulinello con 150 metri di filo.

La differenza tra un pescatore che prende ed uno che guarda sta tutta nella scelta dell’ amo, dell’ultimo pezzo di filo (detto finale), del sistema con cui innescare la sardina e della scelta dell'esca (deve essere molto fresca).

Il finale deve essere lungo almeno 2,5 metri e lo spessore del filo variare da 0.18 allo 0.25 anche a seconda dell'orario e della limpidezza dell'acqua. La misura dell’amo varia  da 3/0 a 5/0; è preferibile la punta Cutting  leggermente rientrante e legata all’occhiello con un 5 o 7 centimetri di dacron da 20/ 30 lbs.

L’ azione di pesca può essere effettuata con il galleggiante scorrevole (con una portata di piombo che varia dai 20 ai 40 grammi), oppure a fondo con il solo utilizzo del piombo (meglio se  intercambiabile) e  di grammatura dai 5 ai 40 grammi. Questa'ultima tecnica è  più redditizia ma molto difficile in quanto la canna deve essere sempre tenuta in mano per sentire la minima abboccata. Solo così si può ferrare nel giusto momento.

La pesca a fondo (« in caduta») è la più usata dai pescatori. Si lancia l’esca ad una distanza legata alle capacità del pescatore e si lascia calare dando metri di filo, in modo da rallentarne la velocità. La grammatura del piombo viene scelta in base alla corrente: più corrente più peso. Oppure, se si vuole pescare in caduta lenta o tenere l’esca sotto il pelo dell’acqua, un peso leggero 5/10 grammi.


Il peso della palamita in alto Adriatico va da uno a sei kg, e per issarla a bordo viene utilizzato un guadino o un piccolo raffio, usato da persona diversa dal pescatore, perché il pesce in questione ha grande potenza grazie al  movimento particolare della coda. Infatti questa non si muove solo in senso orizzontale ma anche in quello verticale ottenendo un effetto elica. Questa caratteristica dà la massima soddisfazione ai pescatori e, se la palamita è agganciata con canne morbide, il combattimento sarà molto divertente.

La palamita fa parte della famiglia delle Sgomberomoridae ed ha il tipico aspetto degli Sgombroidi, con corpo allungato, fusiforme, leggermente appiattito ai fianchi e sottilissimo in prossimità del peduncolo caudale. La bocca è ampia e munita di denti appuntiti e ricurvi all’indietro, l’occhio è tondo e piuttosto piccolo, il colore del dorso è blu scuro mentre i fianchi ed il ventre sono argentati con riflessi verdastri o azzurri. Si notano 7 o più linee nerastre che decorrono obliquamente in avanti. Può raggiungere il metro di lunghezza e i 10 kg di peso.

Non è un piatto prelibato. La carne comunque è abbastabza magra e presenta poche spine. Il gusto varia tra lo sgombro e la sardina ma, appunto, è meno grassa di questi. E' comunque buona in umido ed ottima in sugo sopra a dei buoni spaghetti.

Maurizio Rossi

 

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