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Sala dei Giganti, Archivio de' Francesco

 

Padova. Università, pubblico e privato fanno sistema

e salvano gli affreschi del Campagnola


I Giganti, lo splendore ritrovato
Restaurata la Sala dei Carraresi

 

di Marco de' Francesco

 

PADOVA — Un lungo percorso, difficile e oneroso. Ma poi sono stati “adottati”, i Giganti, e l’effetto è da brivido, da sindrome di Stendhal. I Giganti ora stanno bene, imponenti nella loro statura, giganteggiano per le virtù morali che rappresentano.


Un manipolo di eroi, condottieri, poeti e uomini di governo che paiono trasmettere a chi li osserva la tranquillità di chi è destinato a restare, a superare le contingenze dei mortali, dopo aver rischiato di scomparire aggrediti dell’umidità, dai fumi, dalle crepe e dall’incuria.


La Sala dei Giganti di Palazzo Liviano ha riaperto al pubblico il 19 maggio scorso. «Il legame con l’Università - ha spiegato il rettore Vincenzo Milanesi in una affollata conferenza stampa - è molto noto. E’ stata sede della biblioteca universitaria, e i suoi arredi si possono ancora reperire nell’Archivio Antico; è stata, per un breve periodo, anche aula magna e qui sono stati inaugurati diversi anni accademici».


I lavori sono costati circa 600 mila euro, di 250 mila stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e 150 mila da Arpai (Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano). Il rimanente è stato raccolto con l’iniziativa“Adotta un Gigante”, lanciata dalla professoressa Irene Favaretto, che ha visto l’adesione di numerosi soggetti pubblici e privati. I donatori saranno tutti ricordati con una apposita targa esposta all’Università.


«C’è stato - ha continuato il rettore - un colpevole ritardo delle istituzioni; pioveva dentro la Sala, e il cassettonato era in pericolo. Eppure, se c’è un luogo fisico che rappresenta un punto di contatto storico tra la città e l’ateneo è appunto la Sala. In origine, nel Trecento, era uno dei principali ambienti di rappresentanza del Palazzo dei Carraresi, i Signori di Padova. Il ciclo originario dei affreschi, commissionato da Francesco I, è oggi scomparso, ad eccezione di un’unica testimonianza, l’immagine del Petrarca. Al suo posto, una serie cinquecentesca di affreschi commissionati da Girolamo Corner a Domenico Campagnola e collaboratori. La Sala contribuisce a fare di Padova la città degli affreschi. E l’acustica è perfetta; per questo è sempre stata uno dei luoghi aperti a manifestazioni musicali».


Molti sono gli avvenimenti collegati alla riapertura; letture, concerti, un incontro con il premio Nobel Dario Fo, presentazioni di libri e visite guidate. «Un risultato del genere - ha affermato il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Antonio Finotti - è stato possibile soltanto facendo rete, con il concorso di istituzioni, associazioni e privati che insieme hanno dimostrato sensibilità nei confronti di un patrimonio culturale di inestimabile valore».


L’intervento di restauro delle superfici affrescate non è stato semplice. Precedenti lavori manutentivi avevano lasciato in più punti una pellicola non uniforme di cera e olii invecchiati oltre a mani di colla; inoltre l’intonaco presentava fibre vegetali e componenti organiche che hanno comportato numerosi test di pulitura. Data l’eterogeneità della materia da trattare, era chiaro che solo un intervento molto selettivo avrebbe potuto salvare i Giganti. I lampadari, infine, realizzati nel 1939, sono stati restaurati
dalla stessa ditta alla quale erano stati commissionati 70 anni prima.

«Questo restauro - ha affermato Anna Maria Spiazzi, della Sopraintendenza
ai Beni artistici e storici per il Veneto - è stato un atto di coraggio e di virtù, e anche un cantiere importante. Il risultato è che i Giganti stanno recuperando la loro bellezza e i loro colori originari».

 

(L'Inkre@dibile di maggio)

 

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