
Graziano Debellini (a sinistra) e Paolo Possamai (a destra)
Presentato il libro su Don Giussani:
polemiche sul Papa alla Sapienza
C’erano proprio tutti. A memoria d’uomo, il centro congressi Papa Luciani di Padova non è mai stato così affollato. Ieri sera trovare parcheggio è stata un’impresa titanica, e molti hanno dovuto accontentarsi dello schermo fuori dell’aula. C’erano proprio tutti, quelli di una certa parte: ciellini, esponenti politici trasversali, studenti cattolici con block notes e vangelo, membri della Compagnia delle Opere, professori di istituti scolastici privati e simpatizzanti vari. L’occasione, la presentazione del libro “Si può vivere così? Uno strano approccio all’esistenza cristiana” di Don Giussani, fondatore del movimento Comunione e Liberazione, è stata arricchita dalle recenti polemiche sulla visita, poi annullata, del Papa alla Sapienza di Roma. E poi, è stata un’occasione per contarsi, per vedere chi c’era e chi non c’era.
Sono intervenuti Don Stefano Alberto, docente universitario di teologia e Paolo Possamai, giornalista del gruppo L'Espresso. Gli onori di casa, invece, li ha fatti Graziano Debellini, leader storico di Cl nonché patron veneto della Compagnia delle Opere.
Si è parlato del libro anche per parlare della vicenda del Papa. «C’è ormai – ha affermato Possamai – un corpo sociale schizofrenico, impazzito. Ciò che emerge è l’incapacità di ascoltare l’altro, anzi: non c’è più la minima disponibilità all’ascolto». Don Alberto ha rincarato la dose. «Volevo andare a Roma con i miei ragazzi – ha affermato il teologo – per salutare il Papa. Ragazzi che, per il loro credo, rischiano di essere presi a botte. La verità è che si sta avvicinando il punto del non ritorno». Il docente è andato dritto al sodo. «Ho sentito una ragazzina – ha ricordato – che ha detto, dopo la rinuncia del Papa a presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza: “Si è affermata la ragione ed è stata buttata fuori la fede”. Ma cos’è la ragione? E cos’è la fede? La verità è che quello che è successo alla Sapienza era già accaduto secoli fa: la ragione allo Stato, la fede alla Chiesa».
«Questo è un libro laico – ha continuato il teologo – perché vuole mettere a fuoco l’esperienza umana. E poi, mi ha molto affascinato la cordialità totale di Giussani verso gli altri. In quanto alla ragione, le cose più vere della vita sono quelle che non si vedono. Il destino, chi lo ha visto? Anche Cristo non si vede; ma ognuno di noi ha bisogno di un testimone, per vivere, credere e capire. Tutti viviamo così». Ma la ragione è una cosa viva, perché si plasma alla realtà. «La ragionevolezza – ha insistito – è la corrispondenza all’umano della fede».
«Quando il Papa ha incontrato i ragazzi – ha terminato il teologo – ha detto: “Andiamo avanti insieme”. Noi non possiamo rinunciare all’avventura della verità, a dare un nome alle cose. Anzi, dobbiamo annunciare la verità in questa e quella università. C’è chi ha scritto: “Ti ho amato di un amore eterno, avendo pietà del tuo niente” – e cioè: ti amo proprio perché tu mi rinneghi. Il Papa è così. Non è uno sconfitto, è uno che abbraccia anche chi sta dicendo no».
(L'inkre@dibile online, 17 gennaio 2008)
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