
Domeniche ecologiche, chi piange e chi ride
Ma la lotta all’inquinamento è un’altra storia
Durante la prima domenica ecologica del 2008, gli automobilisti, rimasti a guardare la televisione infossati sul divano, almeno avranno riso sotto i baffi per l’intera giornata, visto che non è stata una di quelle giornate solari che invogliano le persone ad una bella passeggiata in città o a percorrere tranquillamente le strade in bicicletta.
Perché si possa ridere è logico: la domenica ecologica di gennaio è stata una giornata umida, piovosa, e ha influito poco alla lotta contro l’inquinamento; con o senza auto lo smog sarebbe stato abbattuto subito dalla pioggia. Chi ha pianto, oltre ai fautori dello stop alle auto, sono stati i ristoranti fuori città, in particolare quelli dei colli, perché molte persone e famiglie avrebbero volentieri passato la giornata a gustare le specialità venete al caldo, serviti e riveriti.
La lotta all’inquinamento non si fa con lo stop alle auto 5 volte all’anno, ma abbattendo in maniera strutturale tutte le fonti di inquinamento, partendo da quelle con un impatto pesante e continuo: autobus di linea, camion e furgoni, auto del Comune e Provincia.
Questi automezzi, di cui una buona percentuale non è prossima all'euro 4, sono presenti in modo massiccio e potrebbero essere sostituiti con automezzi elettrici oppure a gas. Molti si lamentano del tram: elettrico va bene, ma non serve alla maggioranza dei cittadini ed è disastroso per colpa delle rotaie, mentre ci vorrebbero autobus elettrici più piccoli ma ad alta frequenza.
Per quanto riguarda le fonti di energia, gas o petrolio, oli combustibili o carbone, fino ad arrivare al nucleare, tutti hanno, in percentuali diverse, una fonte di inquinamento. Non si capisce perché non si cerchi di aumentare considerevolmente in Italia le fonti di energia rinnovabile, come l’eolica o la solare, anche perchè le ultime direttive europee faranno pagare caro a chi inquina.
In Austria, percorrendo l’autostrada da Vienna fino al confine con l’Ungheria, si passa in mezzo a centinaia di pale per la produzione di energia eolica e, negli ultimi 2 anni, sono comparse anche nel territorio ungherese. In alcune città della Romania al tram a rotaie si associano gli autobus elettrici; in Moldavia, dove la presenza delle auto non è vistosa, non si può immatricolare un'auto che sia più vecchia di sette anni.
In Italia, con moltissimi posti dove c'è vento costante ed intenso, come in montagna, in Liguria , a Trieste o Taranto , la presenza delle pale devasta il panorama; in Sicilia, uno dei territori più a sud d’Europa, e dove piove di rado, si potrebbe creare una centrale solare di enorme portata. Percorrendo l’autostrada da Padova fino a Taranto, invece, non vedi una pala eolica e stessa cosa da Trieste a Savona, mentre in Russia, dove ci sono territori pieni di petrolio e gas, si sta sperimentando una diga del vento nei pressi del lago Ladoga, costruzione fatta a forma di vela e di 80 metri per 35, che incanalerà il flusso eolico verso una turbina.
A Padova, dove si combatte il PM10 con il blocco delle auto, non si puliscono le strade dalla polvere inquinata così, con il passaggio delle auto, il pulviscolo torna in circolazione. Le case private sono soggette a controlli dei gas di scarico delle caldaie; quelle del Comune, Provincia o dello Stato hanno ancora caldaie a cherosene o a diesel.
A Marghera, molto all’interno della zona industriale, c'è un posto non visibile ai più. A seconda di dove tira il vento, la polvere inquinante si abbatte in laguna dove si raccolgono le vongole oppure nei campi coltivati o, male che vada, sulle teste dei lavoratori. Dunque, le auto private e nuove non sono il problema fondamentale dell’inquinamento.
Nelle prossime domeniche ecologiche, in caso di bel tempo, forse saranno i promotori del blocco a ridere; mentre ristoratori e automobilisti piangeranno assieme alle famiglie. Un esame di coscienza vero e proprio le autorità dovrebbero farlo perché lavorare serenamente, mangiare sano e respirare aria pulita è un diritto di tutti.
Maurizio Rossi
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