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«Vendere ora, grave errore»

Panzarini (Cariparo): «Necessario tenere i nervi calmi»

 

Più che un consiglio, una parola d'ordine: mantenere la calma. Ed è diretta, dai vertici del sistema bancario, proprio a quelli che hanno visto il proprio patrimonio assottigliato dalla recente flessione del mercato finanziario.

«In realtà - spiega Rinaldo Panzarini, direttore generale della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo - il mercato europeo ha, rispetto al passato, una maggiore capacità di crescita. Il mondo produttivo sta investendo molto nello sviluppo, la circolazione dei capitali ha assicurato una certa robustezza strutturale al sistema e, nella maggior parte dei settori, i bilanci sono in crescita. I «fondamentali» ci sono, e sono molto solidi. Ciò che accade in Borsa oggi ha dell'irrazionale».

Le perdite, secondo Panzarini, sono limitate nel caso in cui il cliente abbia ripartito il patrimonio mobiliare secondo la propria inclinazione al rischio e le proprie possibilità. «Se il risparmio - afferma - è stato "spalmato" correttamente tra fondi pensione, titoli di stato, obbligazioni ed azioni, è certo che la flessione del comparto azionario inciderà marginalmente».

Ma cosa deve fare il cliente che abbia investito molto o tutto in azioni? «Il consiglio - termina - è quello di presentarsi in banca e di farsi aiutare. Con una seria analisi tecnica si può cercare di capire se il titolo sia in perdita a causa della congiuntura internazionale o di un cambiamento repentino dei fondamentali».

Della stessa opinione Enrico Quarantiello direttore generale di Unicredit per l'area Veneto centrale. «Uscire adesso - afferma - svendere le proprie azioni può essere molto rischioso. Il consiglio è quello di resistere. E' vero che la crisi dei subprime ha colpito anche in Italia. Ma, mentre ad agosto un riposizionamento su fondi e titoli a minor rischio era possibile, perchè eravamo al principio della parabola discendente, adesso è fortemente sconsigliabile».

Non sono molti, secondo Quarantiello, i clienti dai profili dinamici quelli, cioè, sbilanciati sull'azionario. «Circa il 70% della nostra clientela - spiega - ha investito in forme di risparmio gestito dove, in genere, la componente azionaria non è predominante. I cliento esposti al rischio sono circa il 30%. Peraltro, noi cerchiamo di anticiparne le esigenze. E di gestire l'emotività, perchè alcuni sono portati ad entrare nel mercato azionario quando il segno è positivo, e ad uscirne quando è negativo, realizzando perdite consistenti».

Ma le attuali condizioni non consentono di modificare il profilo di rischio. «Tutto ciò che si può fare - termina - è di trasferire l'invesitmento in mercati per i quali sia prevista una maggiore tenuta».

 

Marco de' Francesco

(pubblicato sul Mattino di Padova il 23 gennaio 2008)

 

 

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