La nuova Europa tra sussidiarietà ed identità

 

 

PADOVA - «Più Europa!» E’ l’espressione forte più volte ripetuta da Franco Frattini, Vice-presidente della Commissione europea,  al seminario “Europa al bivio – la nuova Costituzione europea abbraccia o ripudia le origini dell’occidente?”, organizzato l’otto giugno all’hotel Galileo  dai giovani de “Il Circolo”, l’associazione culturale fondata da Marcello Dell’Utri di Forza Italia.

 

            «L’Europa delineata 50 anni fa dai “padri fondatori” – ha dichiarato Frattini – ha conseguito gli obiettivi previsti: pace tra i paesi aderenti e prosperità». «E’ stata un grande valore aggiunto – ha continuato - senza il quale la circolazione delle idee tra studenti e popoli del Continente non si sarebbe realizzata». Oggi, tuttavia, occorre un modello diverso, più " politico". «Infatti – ha spiegato – le nuove sfide che il Continente deve fronteggiare, e cioè il terrorismo internazionale e la globalizzazione, non possono essere affrontate dai singoli stati». In particolare la seconda, che consiste “nella possibilità di trasmettere informazioni e conoscenze in ogni dove e velocemente”, ha determinato migrazioni epocali, fenomeno che può essere governato solo da enti sopranazionali.

 

            Due le parole d’ordine: sussidiarietà e identità.  La prima - che significa che nei settori che non sono di sua esclusiva competenza l'Unione interviene soltanto quando la sua azione è considerata più efficace di quella intrapresa a livello nazionale, regionale o locale - deve concretizzarsi «non solo in relazione ai popoli e alle minoranze, ma soprattutto nella promozione dei diritti individuali». Frattini auspica l’avverarsi di un “nuovo umanesimo europeo”, tramite l’affermazione dei diritti e delle libertà dei singoli. La seconda, «costantemente oggetto di polemiche», deve considerarsi in relazione alle tre dimensioni che la compongono: regionale,  nazionale e continentale. Aspetti che possono coesistere, «perché non c'è contraddizione».  Tale identità, peraltro, non può essere costituita solo da diritti, ma dev'esserlo anche da doveri. Il rispetto della legge, il valore sacro della vita umana e il dovere di integrarsi, in capo a chi viene da paesi lontani, ne fanno parte integrante.

 

Perciò l’Europa non può consentire comportamenti difformi da quelli che si riflettono nei diritti individuali “garantiti”. «Non si deve accettare la logica del clan, né sacrificare i singoli alla mentalità del gruppo». Anzi, l’Unione deve promuovere il rispetto dei diritti fondamentali «anche al di fuori del proprio territorio».

 

La Costituzione del 2004 è stata bocciata dal referendum francese prima e da quello olandese poi, e perciò non è operativa; ma «è probabile che tra poche settimane si trovi un accordo per un nuovo percorso costituzionale». Il documento, «che si chiamerà trattato istitutivo», deve, secondo Frattini, abolire il diritto di veto nazionale, «che paralizza l’azione dell’Unione», demandare all’Europa la politica estera e la Difesa e rafforzare i poteri della Corte di giustizia.

 

Non un super-stato, insomma, «ma un'Europa che svolga nel mondo un ruolo rilevante e che si riconosca nel principio della maggioranza».

 

 

Marco de' Francesco

 

(8 giugno 2007)

 

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