Politiche per la felicità, ricerca senza fine


 
«Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro». Erano queste le parole di Epicuro rivolte a Meneceo sul tema che da sempre impegna il pensiero universale. Che cos'è veramente la felicità? Che cosa rende davvero felici? Da allora molti pensatori si sono soffermati su questo tema, ma ancora si cercano risposte, dentro è fuori di sé.
 
Queste e altre domande hanno trovato spazio alla conferenza a cui hanno partecipato economisti, sociologi e psicologi di alto profilo e di importanza mondiale. Tra questi sono intervenuti al convegno Samuel Bowles, University of Siena and Santa Fe Institute; Andrew Clark, École Normale Supérieure, Paris and Delta; Bruno Frey, University of Zurich and Crema; Carol Graham, University of Maryland and Brookings Institution; John Helliwell, University of British Columbia and Ciar; Tim Kasser, Knox College; Robert Sugden, University of East - Anglia.

Stefano Bartolini, insieme ad altri studiosi, si è soffermato sul significato della felicità nella società odierna, come in pratica ciascuno di noi si impegna a cercare di raggiungere questo benessere psicologico, che per secoli ha mosso menti di luminari.


Già Schopenhauer si era adoperato per dare risposte concrete alla gente, risolvendo che la strada verso la felicità era triplice, segnata dall’arte, dall’umana compassione (ripresa dal pessimismo eroico del Leopardi), e dall’ascesi. Un percorso fatto a scale che però soddisfaceva solo in parte un pubblico esigente e insoddisfatto, che preferiva abbandonarsi ai piaceri del cibo e degli altri vizi terreni, considerati un gradevole passatempo e un palliativo alle tristezze e ansie della vita quotidiana.


Oggi la situazione non è poi così cambiata, anzi, sembra che ciclicamente le epoche storiche propongano sempre gli stessi dilemmi, che sistematicamente trovano risposte e soluzioni tra le più disparate, dalla ragionevole astinenza alla massima indulgenza e abbandono di sé, quasi come dire che il modo migliore per sfuggire alle tentazioni è di abbandonarsi ad esse (come del resto era l’avviso di Oscar Wilde).


Questo incontro tenutosi a Siena nel mese di giugno puntualizza e mette in luce degli aspetti ben noti agli studiosi del passato, rivisitandoli e approfondendoli in chiave moderna, ovvero: la nostra società, con tutto il suo progresso, è in grado di sostenere le esigenze più intime dell’uomo, o si tratta solo di un benessere superficiale, di “pancia”, che lascia comunque il tempo che trova?


Credo che il cuore di quest’incontro possa risolversi in questo, ovvero capire un po’ dove stiamo andando, e soprattutto, se ci stiamo andando consapevolmente.


Il “welfare state” (stato sociale) a mio avviso è un esempio di realizzazione concreta della vera idea di benessere sociale, misurabile. Non riguarda solo alcune classi sociali. Il benessere in sostanza consiste nell’amore per gli altri, nella realizzazione di sé, quindi non soltanto nella quantità di ricchezza accumulata, bensì nella qualità della vita a 360°. Tutto ciò, penserete, non è quantificabile, e questo in una società dove tutto è espresso in denaro, in unità di misura che denotano pesi, lunghezze, percentuali chiare e inconfutabili. Ma per una volta i parametri di misura non rientrano in una scala numerica, perché seguono la bilancia dell’animo, del cuore, e perché il benessere psico-fisico si misura dal livello di  serenità e soddisfazione che ognuno prova dentro di sé.


Spesso si ignora quanto questa qualità non sia riflessa dal conto in banca, né dalla libertà di cui si gode. Spesso, anzi, è proprio chi dispone delle maggiori libertà garantite dalle sue rendite e ricchezze soffre di solitudine, di depressione, e risulta perennemente insoddisfatto da ciò che detiene.


Un altro indice importante di salute di una società è il grado con cui si è disposti ad aiutare, e in particolare a perdonare i colpevoli, come diceva Beccaria; e proprio a questo proposito vorrei soffermarmi su un aspetto per me importante: quanto conta che sia stato introdotto l’indulto, che svuota le carceri, riempie le strade e ripropone spesso le stesse violenze e reati per cui i detenuti erano stati condannati?


Quanto più utile sarebbe far sì che queste carceri diventino dei luoghi di recupero, di rieducazione, come si fa nei centri di salute mentale o di disintossicazione da droghe o sostanze che creano dipendenza? Questo è secondo me un modo di ragionare; il carcere fine a se stesso o la grazia non svolgono nessun tipo di attività educativa, né deterrente. Le cose vanno studiate a fondo prima di essere proposte, ma spesso i politici prima agiscono, poi pensano.


Il reinserimento gratuito di un detenuto che ha ottenuto l’amnistia non lascerà alcun tipo di lezione, nessun insegnamento; e a maggior ragione l'amnistiato si sentirà libero di ripetere l’errore, il reato precedentemente commesso.


Anche la creazione di aree verdi e di zone adibite al relax è indice di benessere della società. Un tempo la campagna cresceva in piena armonia con il resto dell’inurbamento, oggi è una zona residuale che deve adattarsi per sopravvivere all’esplosione urbanistica.


Quello che intendo esprimere è il mio rammarico per coloro che credono che basti un buono stipendio per essere gratificati, quando invece sono bene molti altri gli aspetti da considerare affinché un individuo riesca a costruire il pezzo di mondo per cui è stato concepito. L’obiettivo è condividere con gli altri, tessere delle relazioni, fare in modo che il tempo che ci è concesso porti frutto, lasci un segno, e che le cose meno importanti fungano solo da cornice al nostro dipinto.


Tutti sono chiamati a rispondere alle domande esistenziali, affinché le cose migliorino; lo stato per esempio dovrà curarsi degli aspetti quali lo stato sociale, che deve garantire eguaglianza a tutti coloro che vivono in un quartiere, nel piccolo raggio, ma anche nella grande città, nella dimensione più ampia.


Un altro aspetto importante da considerare sarà quello di consentire ai giovani e agli adulti di potersi inserire nel mondo del lavoro senza più dover rincorrere le opportunità, ed evitando ove possibile le infinite proposte di lavoro precario, che influisce negativamente sul benessere dell’individuo, portandolo all’esasperazione, al senso di inutilità e di sospensione dalla realtà. Quanti credono di essere incapaci, sfortunati di fronte all’ennesima proposta di lavoro interinale, a tempo determinato, con contratto a progetto, quando invece l’uomo deve sapere di poter crescere e mostrare quanto vale in un lavoro duraturo.


Altre categorie che non devono essere trascurate in questo processo di ricerca del benessere sono quelle dei bambini, che hanno il diritto di essere ricevuti in strutture adeguate alla loro crescita personale. Spesso si dimentica come siano proprio i bambini e i ragazzi il nostro futuro, un investimento che deve essere fatto fin da ora per garantire la continuità dei nostri valori.


Lo stesso vale per le altre categorie di minoranza, quali immigrati, omosessuali, nonché le minoranze politiche e religiose, affinché questi gruppi minori vedano rispettati i loro diritti di cittadini e trovino un posto dove manifestare appieno la loro interezza sociale e umana. Mi riferisco alla creazione di aree che li accolgano, dove si sentano pienamente integrati e non semplici ospiti, dove possono professare il loro credo religioso o politico, o esprimere liberamente la loro personalità.


L’impegno che viene quindi richiesto è di mettersi in gioco seriamente, perché sono tantissime le persone lì fuori che non aspettano altro che un’occasione per riscattarsi dalle tante delusioni avute. Basta soltanto dare loro gli strumenti necessari per realizzare queste opere. Questo è quanto le autorità locali dovrebbero essere in grado di sviluppare alla luce dei bisogni concreti della società.


Quanto invece viene demandato all’individuo è la capacità di selezionare nella propria vita quegli aspetti che creano insoddisfazione, isolarli e concentrarsi su quelli in cui invece ci si può sentire rassicurati, nonché potenziare quelli già forti. Eccone alcuni esempi.


Per cominciare, la salute psico-fisica legato ad una sana attività fisica: quante volte per pigrizia si rimanda un po’ di ginnastica perché si è troppo stanchi; l’equilibrio e il benessere sono invece molto legati alla soddisfazione del corpo, ottenibile anche sotto sforzo.


Le amicizie sono un anello indispensabile nella vita di ognuno, proprio perché ci consentono di crescere e di confrontarci nei momenti più disparati della vita; tante volte esitiamo a farci vivi con vecchi amici, ma come molti dicono la miglior difesa è l’attacco, precedendo quindi le mosse dell’altro, e rompendo così quel muro di silenzio che spesso viene eretto per le consuetudini, gli schemi e i blocchi mentali. Bisogna sorprendere per sorprendersi.


La famiglia è un ulteriore elemento che gioca un ruolo essenziale per ognuno, è una colonna che ci sostiene, e a cui sappiamo di poterci affidare quando sentiamo che da soli non ce la facciamo, ed è anche il nucleo primario, il banco di prova che ci proietta poi nella società in senso più ampio.


La crescita personale nelle sue più ampie forme crea lo stimolo per superare i propri limiti e paure, e si esprime nei viaggi, nelle attività quali corsi, adesione a dei circoli, gruppi, realtà parallele alla quotidiana routine per tendere la mano all’altro e vedere quanto si è capaci di sfidare se stessi. Anche coltivare un hobby rientra in questa categoria.


La spiritualità è un bisogno innato, che interessa la maggior parte della gente. È un po’ un viaggio verso ciò che ci supera, che ci completa e ci fa stare bene. Perché, diciamoci la verità, credere che non ci sia qualcosa dopo o che ci aiuti durante questo cammino terreno è solo controproducente; coltivare lo spirito fa stare bene. Ecco un altro segreto dello stare bene: non pre-occuparsi, ovvero occupare la mente prima che gli eventi si verifichino realmente.


Spesso si crede che bisogna essere felici, essere contenti all’ennesima potenza per stare bene, e invece la vita è costellata anche di piccole meteore, stelle cadenti che incrociano il nostro orizzonte e che si chiamano “emozioni”. Questo termine, bello in tutta la sua interezza di significato, evoca in ognuno di noi sensazioni contrastanti, dipendenti comunque dallo stato d’animo di quel preciso momento, ma fa pulsare comunque il battito, a significare che siamo “vivi”. Parola scontata, si potrà pensare, ma sono proprio le emozioni che ci fanno sentire vivi, ci fanno andare avanti; spesso invece le soffochiamo, perché le riteniamo effimere e futili. Bisognerebbe invece imparare a dar loro il giusto peso, perchè è apprezzando la vita, mettendo il sale in quello che facciamo, per così dire, che stiamo bene. Le condizioni per una felicità eterna non esistono, ma queste perle, se vissute appieno, valgono molto di più.


L’aspetto che più sta a cuore è sicuramente l’amore. Spesso non si può scegliere la propria fortuna in amore. Il successo non è direttamente legato al sentimento investito, pertanto è importante che vi sia equilibrio nelle altre sfere di vita per poter reggere anche qualora si resti single.


Credo che l’amore si manifesti in tutti gli ambiti in cui ci troviamo: nello sport che pratichiamo, nel lavoro che ci piace, in un hobby, nell’aiutare e fare volontariato, - ed è quella luce che profondiamo in queste cose che deve abbagliare chi è fatto per stare con noi. Insomma, è tramite gesti di amore, che rappresentano un po’ il nostro biglietto da visita, che ci facciamo conoscere.


L’importante è non abbattersi quando una di queste “nicchie” di vita, spesso intercomunicanti, è mal gestita, o trascurata, o sfugge al nostro controllo per motivi indipendenti dalla nostra volontà. Ci si deve allora armare di buona volontà, pazienza, e si deve cambiare la propria strategia di attacco, nonché la prospettiva quando si guarda in quella direzione. Molte cose, infatti, le percepiamo in base al nostro stato d’animo, alle nostre aspettative, che non riusciamo tanto facilmente a mettere in sordina. Tuttavia, esercitandosi in questo senso, si vedrà come uscendo dal quadro si riescano a mettere a fuoco particolari prima ignorati o mai visti, e che magari ci suggeriscono delle alternative.


Il caffè col vicino, la persona che fino a ieri ignoravamo, e che invece scopriamo essere di compagnia, non è forse una sorpresa, un’emozione che ci rende contenti e ci fa sentire vivi?


Il sorriso regalato a uno sconosciuto sul bus, o per strada, trasmettono belle sensazioni, che solo vivendo si possono capire.


Il convegno è stato davvero illuminante in questo senso, ha aperto molte strade finora tralasciate e ritenute pura perdita di tempo.


Il concetto che si può così evincere è che l’individualismo non porta da nessuna parte, e siccome il nostro obiettivo costante è il benessere, ci dobbiamo impegnare, passo dopo passo, nelle azioni volte all’altro, al prossimo, e all’apprendimento del mestiere di vivere, che dura tutta la vita. Beati coloro che hanno sempre sete di imparare e sono curiosi!!! Avere un senso nella vita che non sia il semplice arricchirsi, ma l’arricchirsi dentro!!!

 

Paride Zandegł

 

dal convegno Policies for Happiness

 

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