home

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

padovani

illustri

 
 
 
 
 
 

 

 

 

I Pitocchi, di Giacomo Ceruti (Milano 1689-1767)

 

Il Times boccia l'Italia:

la gloria è finita, diventerà vecchia e povera

 

La Bella Italia della “dolce vita” ormai da qualche tempo sembra aver perso il buon umore; e questo, purtroppo, non dipende dal tempo atmosferico. Si respira nell’aria un greve senso di spossatezza, di amarezza, di rassegnazione davanti a un anno che sotto molti punti di vista ha provato profondamente la nostra realtà quotidiana.

 

È vero che gli italiani a livello internazionale, come Fabio Capello che è commissario tecnico della nazionale inglese e Carla Bruni “che ha conquistato il cuore del presedente francese”, stanno certamente ricoprendo ruoli importanti nel mondo; tuttavia, in patria, "siamo consumati da un senso di declino nazionale". In particolare, la sensazione è che "il passato é sì motivo di gloria per l'Italia, ma ne è pure la sua prigione, con la politica e l'economia dominate da una gerontocrazia, mentre gli imprenditori e i politici più giovani sono debitamente tenuti a freno".


A giudizio di alcuni pensatori del calibro di Umberto Eco, anche l'arte fatica a decollare: "Sebbene ci siano buoni registi, non c'é nessuno che possa essere paragonato a Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, con tutta la sua bellezza, non è Sofia Loren".

Ma le sfere messe sul banco degli imputati vanno a includere anche l’eccessiva burocratizzazione delle pratiche di vita quotidiana, il sistema giuridico lento e macchinoso, nonché la “self-perpetuating political elite”, ovvero quella frangia elitaria di politici che detengono il potere in modo esclusivo e perpetuato nel tempo.

Prendendo spunto dal libro 'La Casta', il Times si sofferma poi sugli sprechi della politica, con "il Quirinale che costa quattro volte quanto Buckingham Palace" e sottolinea le criticità del mondo del lavoro dove "prevale una mentalità di lavoro per tutta la vita": se da un lato i posti vengono prevalentemente assegnati "non sul merito ma attraverso una rete di favori reciproci e legami familiari noti come 'raccomandazione'", dall’altro i giovani laureati si accontentano di contratti a termine come incentivato dall’attuale governo a favore di una presunta politica di ammodernamento.

Per non parlare poi degli scioperi a ripetizione che hanno flagellato vari settori dell’economia, da quello ospedaliero a quello dei trasporti, come quello recente ed eclatante indetto dagli autotrasportatori, che ha paralizzato la nostra penisola per l’assenza di carburante, con code chilometriche sulle autostrade e alle poche pompe di benzina rimaste ancora con qualche scorta. In quell’occasione abbiamo veramente potuto constatare come siamo ostaggio dello Stato, che impassibile osserva dall’alto lo svolgersi di questi fatti ignobili, e non cerca un compromesso ragionevole con le forze lavoratrici, ormai costrette ad una rassegnata e giustificata disperazione.


"Perfino il nucleo familiare italiano - continua il Times - una volta baluardo (insieme alla Chiesa Cattolica) della società italiana, è in declino, con un aumento dei tassi di divorzio, una bassa natalità e l'incremento dei genitori single", anche se la famiglia "continua a rappresentare un rifugio per i giovani italiani, incapaci di aprirsi un varco e crearsi una propria nicchia".

Il quotidiano punta poi il dito sulla povertà delle famiglie (11%), sui crescenti costi dell'energia, la forza dell'euro che colpisce l'industria del lusso e la concorrenza dall'Asia sul settore tessile.


Il risultato, conclude il Times citando la ricerca dell'Università di Cambridge, "é che gli italiani sono i meno felici d'Europa", visto che solo il 36% di loro sostiene di essere contento del proprio governo, e che in linea di massima non si opera per il bene collettivo ma cercando di assicurarsi il proprio, già di per sé precario.

Tuttavia, ci sarebbero anche altri aspetti da considerare, ovvero il fatto che nonostante il generale stato di malcontento e sfiducia in Italia si sta ancora bene, e mentre nei primi anni del ‘900 ci si metteva alla ricerca di un paese dove insediarsi per poter condurre una vita migliore, oggi si contano almeno 4 milioni di immigrati nel nostro paese, che anziché essere considerati una vitale forza lavoro vengono visti come potenziali assassini e ladri, a differenza della Spagna che invece li valorizza.

Ma ci sarebbe una speranza secondo il Times: "In Sicilia - ricorda il quotidiano - il potere invalidante della mafia è finalmente contrastato dagli imprenditori, quasi tutti quarantenni con esperienza in campo europeo, che rischiano la vita rifiutandosi di pagare il pizzo".

Può delinearsi una svolta soltanto se cambiamo la nostra percezione delle cose, se abbandoniamo il nostro disfattismo e pessimismo epocale, abbracciando le nuove tendenze; l’Italia non è solo spaghetti, pizza e mandolino. Dobbiamo puntare sulla nostra energia positiva, sulla nostra creatività di popolo latino, e ricominciare a sorridere. Possiamo rovesciare questa tendenza al declino solo se apriamo il paese al mercato esterno, in modo collaborativo e non autocratico e chiuso in se stesso, ci dobbiamo contestualmente liberare della burocrazia, e dare ai giovani il giusto valore e il modo di esprimere i propri talenti e capacità.”

Anche la politica deve fare dei passi, non bastano più le parole, ma servono atti concreti volti a cambiare la situazione dilagante del nostro paese. A tal proposito ognuno di noi deve sentirsi chiamato nel proprio piccolo a voltare pagina, affinando il proprio modo di sentire, di reagire alle difficoltà, soprattutto operando scelte mirate e lungimiranti quando si tratta di impegno e schieramento politici.

 

Alcune statistiche in Italia…

— tasso di crescita demografica: 0%

— età media 42.5 anni, rispetto ai 38.5 anni della Gran Bretagna

— un italiano su cinque supera la soglia dei 65 anni

— 1.29 figli partoriti per donna, mentre ne servirebbero 2,1 per garantire la crescita demografica

— 120 giorni persi ogni anno in azioni di protesta quali scioperi, per un totale di 1.000 impiegati dal 2001 al 2005, rispetto ai 26 giorni della Gran Bretagna

— 20° posto nella scala dell’indice di sviluppo umano, in considerazione dei parametri delle Nazioni Unite relativi a fattori quali livello di istruzione, ricchezza e speranza di vita, ben 4 posti sotto la Gran Bretagna e 7 sotto la Spagna. L’Italia è scesa di 3 posti rispetto all’anno scorso

— tasso di disoccupazione pari al 7%, il più alto di 76 paesi, compresi Romania, Nigeria, Cambogia e Ucraina

— debito pubblico pari al 106% in proporzione al PIL, il sesto più alto al ondo, ben superiore a quello registrato in Zimbabwe.

(Fonti: UN, CIA, National Statistics)

 

Paride Zandegł

 

Come ci vedono all'estero: I romeni osservano l'Italia  

 

 

commenta