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Io sono Leggenda, mostri a Times square

 

 

Un uomo e un cane percorrono la città desolata; in macchina a tutta velocità e a piedi, quando occorre. Vanno a caccia tra strade e piazze riconquistate dalla vegetazione e ripopolate da cervi, gazzelle e altri animali selvaggi. L’uomo inquadra una preda nel mirino, ma non ha il tempo di premere il grilletto: un leone, con un balzo prodigioso, si impadronisce della preda azzannandola al collo e abbattendola, e la caccia sfuma nella polvere. Siamo nei pressi di Times square, l’angolo più noto della Grande Mela.

Un segnale acustico avverte l’uomo che è tempo di tornare; non può attardarsi per le strade la sera, perché il pericolo è troppo grande. Deve sopravvivere a tutti i costi, John Neville, perché non può consentire che loro abbiano il sopravvento. Lui è l’ultimo umano sopravvissuto ad una pandemia; loro, invece, sono vivi ma non più umani. Il virus ha lasciato poche persone sulla terra, tra cui loro, gli zombie che hanno divorato gli ultimi non contagiati. L’unica è rinchiudersi in un appartamento fortificato, e sperare di non essere inseguito.

Neville è solo in mezzo ad un genere disumano, ma è anche l’ultima speranza. Nella cantina-laboratorio conduce esperimenti genetici per trovare il vaccino. Un giorno, si accorge che una cavia infetta sta perdendo i caratteri più evidenti del virus, e cioè i sintomi, tutti enfatizzati, della rabbia. Loro, uomini e animali contagiati, sono violenti e assetati di sangue; vivono nei cunicoli in piccoli gruppi, al riparo dalla luce solare che è per loro fatale. Neville cattura una donna zombie e le inietta il vaccino, ma pare non funzionare.

Dopo la morte del suo cane, Neville è sopraffatto dalla solitudine e decide di farla finita. Così, a bordo di un possente Suv, si piazza nello spiano antistante il porto militare; calano le tenebre e compaiono i mostri, a decine. Neville preme sull’acceleratore e ne travolge molti, come birilli, ma non abbastanza; il Suv si rovescia e Neville comprende di essere spacciato. Ma proprio nell’attimo in cui gli zombie si accingono a divorarlo, la luce intensa di un proiettore lo salva. E’ una giovane donna, accorsacon il figlio piccolo in suo aiuto. Dunque ci sono altri umani sulla terra, e c’è speranza per la specie.

Ma gli zombie inseguono i tre e danno l’assalto alla casa fortificata. E’ una fatale falange quella che pone l’assedio. Insensibili al dolore e indifferenti alla morte, loro non arretrano mai e conquistano, stanza dopo stanza, l’intero edificio. Non resta che rifugiarsi in laboratorio, confidando nella resistenza di una spessa vetrata. Lì i nostri fanno una scoperta eclatante; la donna zombie sta guarendo: subito Neville estrae un campione di sangue e lo consegna alla salvatrice, che lascia col figlio l’edificio infilandosi in un cunicolo. Neville, per consentirle la fuga, si fa saltare con una bomba a mano.

Il film, Io sono Leggenda di Francis Lawrence, è l’ultima versione su pellicola dell’omonimo romanzo di Richard Matheson del 1956. Il testo, ambientato a Londra, ha avuto una fortuna quasi universale e ha rovesciato il classico schema narrativo del romanzo nero ottocentesco, dove il vampiro o il mostro sono soli e riconoscibili. Nel film, invece, come nel romanzo, si chiama in causa la società intera, ridotta ad una condizione sub-umana e confinata nei limiti degli istinti primari. Il film, dove primeggia l’interpretazione di Will Smith, tradisce il romanzo nel finale ma, con un ritmo avvincente ed immagini mozzafiato, è forse la più spettacolare traduzione del libro.

 

Marco de’ Francesco

 

 

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