I costi della politica e l’eliminazione dei consigli di quartiere
E bravi i parlamentari italiani; i cittadini hanno alzato un po' la voce contro i costi della politica, e loro prontamente cosa hanno fatto? Hanno deciso di ridurre questi costi, hanno addirittura proposto di dimezzare il numero dei senatori e quello dei deputati; però ciò non bastava, allora hanno pensato di ridurre il numero degli assessori e dei consiglieri di tutti i Comuni italiani; ma ancora non bastava, così hanno pensato di ridurre o eliminare alcuni consigli di quartiere delle città medio-grandi.
Se la proposta di legge sopra riassunta dovesse andare in porto, sapete cosa potrebbe accadere a Padova? Tutti i consigli di quartiere verrebbero eliminati; quindi la già piccola partecipazione riservata alla cittadinanza per discutere dei problemi dei quartieri verrebbe spazzata via con un colpo di spugna. La definisco piccola perché se da una parte grazie ai consigli di quartiere si possono discutere i problemi particolari e specifici di piccole zone di Padova, dall’altra il potere istituzionale riservato a questi consigli è stato sempre molto limitato.
Tengo a far notare che la coalizione che al momento governa il nostro Paese si riempie la bocca di frasi quali: maggiore partecipazione ai cittadini; primarie per eleggere i candidati; maggior peso alla base elettorale; contestualmente però pensano con una manovra ad hoc di eliminare una parte di partecipazione, soprattutto quella difficile da controllare.
Perché l’importante (secondo loro) è controllare la partecipazione, attraverso le tessere elettorali, attraverso le clientele, attraverso le promesse.
Ora, sono pienamente d’accordo sul fatto che ci siano molti sprechi dovuti alla politica, e non solo; ma ritengo altrettanto errato che per contenerli vengano limitate le forme di partecipazione popolare. Non penso altresì che pagare il gettone ai consiglieri di quartiere sia un enorme spreco, visto soprattutto il valore del gettone; penso piuttosto che dovrebbero essere pagati a gettoni (quindi con un semplice rimborso spese) anche i presidenti dei consigli di quartiere (e questo sarebbe già un buon modo di ridurre i costi).
Eliminare i consigli di quartiere limiterebbe ancor più il già minuscolo interesse dei giovani nei confronti della politica. La soluzione prospettata dai parlamentari quindi è volta a continuare a godere dei privilegi loro riservati dalle leggi che si cuciono addosso, e a fare delle riforme palliative volte solo a diminuire il potere dei cittadini e a radicalizzare la prassi del divide et impera di romana memoria.
A mio giudizio, il vero modo di contenere le spese è questo: ridurre l’indennità dei parlamentari a 4.000 euro al mese netti, abolire le auto blu e le gratuità, affittare a prezzi di mercato le abitazioni riservate a deputati e senatori residenti lontano da Roma. Questi sono solo dei piccoli esempi, e a chi pensasse che 4.000 euro netti al mese non siano sufficienti ricordo che qui in Veneto una famiglia tipo composta da marito, moglie e due figli vive bene con 2.400 euro e un mutuo sulle spalle, e che altri nuclei familiari, meno fortunati, sopravvivono con con 1.500 euro.